La guerra del petrolio (1963-’82)

Le Falklands/Malvinas I documenti secret e confidential

OGGI “la Repubblica”, nel suo domenicale, pubblica due articoli di Attilio Bolzoni e di John LLoyd basati sui documenti del nostro Archivio riguardanti la guerra delle Falklands/Malvinas, di cui riportiamo le traduzioni e stralci degli originali inediti.

Le isole Falklands o Malvinas sono un arcipelago a Sud-est dell’Argentina, nell’Oceano Atlantico. Geograficamente fanno parte dell’America latina, ma da un punto di vista politico ed economico-militare sono un territorio d’Oltremare del Regno Unito di Gran Bretagna, che già nei primi decenni dell’Ottocento, vi  impianta un’amministrazione coloniale e un’importante base navale, per il controllo di quel punto strategico del mondo. All’incrocio tra due oceani, il continente Antartico, l’America meridionale.

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Nel 1982 l’arcipelago fu conteso tra l’Argentina e il Regno Unito che confermò il suo dominio su quelle terre lontane e apparentemente dimenticate, con una guerra che durò tre mesi e si concluse con la vittoria britannica allora sotto il governo del primo ministro Margaret Thatcher.

Nelle isole Falklands/Malvinas sono attualmente presenti 1300 uomini delle forze armate di Sua Maestà britannica, cacciabombardieri di ultima generazione e un sottomarino nucleare, mentre da fine aprile la fregata “Dauntless”, una nave da guerra costata un miliardo di sterline, pattuglia le acque attorno all’arcipelago.

A trent’anni dalla sanguinosa guerra del 1982 (aprile-giugno) tra i generali golpisti di Buenos Aires e la “Dama di ferro” di Londra, nell’arcipelago dell’Atlantico Sud è in atto una crescente militarizzazione aero-navale per volontà  del Governo di Londra, presieduto dal 2010 dal premier conservatore David Cameron.

Pagina di un incontro sulle Falkland nel 1970

Pagina di un incontro sulle Falklands nel 1970

Il motivo è il petrolio che giace in abbondanza nei fondali sottomarini attorno alle isole, in un raggio di 250 chilometri e oltre.

La notizia bomba è arrivata nel settembre del 2011. Dopo un anno e mezzo di sondaggi, la multinazionale petrolifera “Rockhopper Exploration” ha scoperto del greggio in quantità a Nord delle isole, a 2700 metri di profondità. L’estrazione inizierà nel 2016 mentre si stima che i giacimenti possano produrre 120.000 barili al giorno già nel 2018. Costo dell’operazione: 2 miliardi di dollari. L’intero giacimento sottomarino è valutato in 350 milioni di barili.

Oltre alla “Rockhopper”, sono cinque le imprese petrolifere che stanno scandagliando da qualche anno i fondali (anche a Est e a Sud delle isole), tutte autorizzate dal Governo locale delle Falklands e da quello di Londra: Desire Petroleum (Londra), Bhp Billiton (Melbourne),  Falkland Oil & Gas Ltd., Borders & Southern Petroleum, Argos Resources Limited.

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Sono state tutte denunciate dal ministero degli Esteri argentino, nel marzo di quest’anno, “per operare in maniera illegittima nella piattaforma continentale argentina, nell’ambito della ricerca di idrocarburi”. Le notifiche sono state presentate dinanzi alle Borse valori di Londra e di New York.

Fin dal 1833 (anno dell’occupazione britannica) le Falklands e le acque circostanti sono rivendicate da Buenos Aires, che le considera una legittima eredità dell’Impero Spagnolo (dal quale Buenos Aires si dichiara indipendente nel 1810).

***

L’ipotesi della presenza di alcuni giacimenti petroliferi attorno alle Falklands è formulata da alcune compagnie inglesi. Per Londra, le implicazioni energetiche e geopolitiche di lungo periodo risultano evidenti fin dal 1963 in un’area che per 130 anni ha fornito solo lana ovina e prodotti ittici.

E’ una storia rimasta sempre dietro le quinte e che ora è possibile raccontare in tutti i suoi dettagli grazie a decine di fascicoli rinvenuti negli scaffali degli Archivi nazionali britannici di Kew Gardens, nei pressi di Londra.

Grafico delle Falklands al tempo della guerra dell''82

Grafico delle Falklands al tempo della guerra dell”82

Le imprese petrolifere – a cominciare dalla “Jack Grynberg & Soci” americana – intuiscono l’affare già nel triennio 1966/1968 e spingono per ottenere subito le licenze esplorative. Il governatore delle isole è d’accordo, Londra no: teme che la scoperta del petrolio possa acuire la disputa con Buenos Aires sulla sovranità nell’area. I vari governi laburisti e conservatori, negli anni Settanta, si comportano con moderazione (anche la Tatcher) e si limitano a commissionare la realizzazione di rapporti geofisici compilati dal professor Griffiths (1973-1975) e da Lord Shackleton (1975-1976). Al contempo, inglesi e argentini danno il via ad una serie infinita di negoziati politici ed economici (all’Onu e in altre capitali del mondo) che si trascinerà senza risultati per molto tempo, prima dell’invasione argentina delle isole, nell’aprile del 1982.

La riconquista delle Falklands da parte dei Royal Marines, nel giugno del 1982, fa nuovamente pendere la bilancia a favore della Gran Bretagna, questa volta in maniera definitiva. Negli anni Novanta è la Shell, su mandato del Governo britannico, a cercare il greggio nell’area della “Piattaforma sottomarina delle Malvinas del Sur”, a metà strada fra le isole e la Terra del Fuoco. Ma nel 1998 getta la spugna.

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Nel febbraio del 2010 ci prova la “Rockhopper Exploration” con le sue piattaforme galleggianti “offshore” dotate di poderose attrezzature di ultima generazione.

La situazione in Medio Oriente è sempre più critica, in specie a causa degli attriti fra Stati Uniti e Iran, che potrebbero sfociare in un conflitto armato dagli esiti imprevedibili. Nei prossimi cinquant’anni, stando agli osservatori più attenti, è nell’Atlantico meridionale che si giocherà la partita decisiva per le risorse energetiche del pianeta, a cominciare dall’oro nero e dai gas naturali, presenti in quantità massicce anche nel Cono sud latinoamericano.

Controllare le Falklands e la vasta piattaforma sottomarina sulla quale poggia l’arcipelago, ricchissima di greggio di ottima qualità, significa anche – se non soprattutto – controllare il probabile, futuro sfruttamento delle risorse minerarie (greggio e gas) presenti nel sottosuolo dell’Antartide e negli abissi dell’oceano circostante. Senza dimenticare che, in caso di chiusura dei canali di Panama e di Suez, le rotte commerciali mondiali dovranno giocoforza passare da Capo Horn (estrema punta meridionale del continente americano) e dal Capo di Buona Speranza in Africa, che divide l’Oceano Indiano dall’Atlantico.

Nel corso del XXI secolo la posizione geostrategica delle Falklands assumerà un’importanza vitale per gli interessi globali del Regno Unito, una potenza in costante declino economico da vari decenni.

Archivio Casarrubea – Partinico (PA)

Per leggere la traduzione dei documenti originali, effettuata da Mario J. Cereghino, clicca qui: LA GUERRA DEL PETROLIO NELL’ATLANTICO SUD

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a La guerra del petrolio (1963-’82)

  1. diana di francesca ha detto:

    certo la presenza del petrolio conferisce un’importanza strategica che ormai va al di là dele questioni di principio tra nazioni. Il problema sarà di difficile soluzione, intanto sono cambiate anche le alleanze,allora il Cile appoggiava la Gran Bretagna(e non era estranea anche la posizione del dittatore che ricoverato in clinica a Londra aveva rischiato di restarvi “imprigionato” ,problema risolto dalla Thatcher); il coinvolgimento di questa nazione nella guerra dell’82 con informazioni date tra l’altro per l’affondamento della “Belgrano” fu ammesso anche dal generale Matthei.Ora invece i Paesi di quell’area sono tutti schierati con l’Argentina.Oltre alla denuncia di marzo, il 4 giugno 2012 cinque risoluzioni del segretariato dell’energia hanno dichiarato tutte queste imprese petrolifere “illegittime e clandestine” perchè le loro attività coinvolgono la Piattaforma Continentale Argentina, senza avere alcuna autorizzazione del governo argentino.

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