Anonymus

Budapest, Anonymus

Budapest, Anonymus (Archivio Casarrubea)

Nel bel Parco del Castello di Vajdahunyad, a Budapest, realizzato tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, in epoca liberty, il visitatore può ammirare una statua di bronzo, piuttosto curiosa e un po’ da incubo. Raffigura una sagoma umana, forse un frate o un eremita che se ne sta tutto solitario, intento alle sue meditazioni.  Sembra un individuo che dorme, racchiuso nel suo saio, con il cappuccio calato sulla testa, seduto o un pò scivolato su un sedile. E’, in realtà, intento a riflettere, con una grossa penna sulla mano destra, stretta tra il pollice, l’indice e il medio, penzolante nel vuoto, mentre il braccio disteso se ne sta, privo di energia, a meglio denotare l’abbandono e quasi il torpore dell’uomo. E’ il simbolo di un mistero antico, fatto di storie inimmaginabili, di fantasie notturne e di minacciosi fantasmi. Di una cultura non aulica ed ufficiale, autore – questo si sa – di un’opera scritta molti secoli or sono, di cui gli occidentali forse nulla avrebbero saputo, se egli, appunto,  non ce l’avesse raccontata.

E’ il misterioso Anonymus, vissuto tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, notaio del re ungherese Bela III, nonché scrittore di cronache. Di lui non si sa quasi niente. Non sappiamo né quando è nato, né quando è morto, ma che scrisse la storia delle origini della Nazione ungherese, quando diverse tribù  si insediarono nel bacino dei Carpazi e fondarono il nucleo di quello che poi sarebbe stato quel popolo chiuso e autoctono, nella sua lingua e nei suoi costumi, qual è il popolo magiaro.

Qualcuno dice che fu un vescovo, qualche altro che compì i suoi studi nell’Europa occidentale e che scrisse le Gesta Hungarorum, la storia del popolo ungherese dei primordi, sulla falsariga di quella dei res gesta di Carlo Magno. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a una felice combinazione o contaminazione di culture che anticiperebbero l’idea di quella vasta concezione dell’Europa che oggi molti vorrebbero, ma che troviamo ancora lontana nella coscienza e nella sensibilità degli europei. Alle prese, come siamo, con le speculazioni delle borse finanziarie, gli affaristi delle banche che nulla hanno più da condividere con il vecchio capitalismo, o con l’intraprendenza dell’antica, e tutto sommato, rivoluzionaria borghesia di un tempo.

Non so perché, ma l’Anonymus, con il suo abbandono, mi ricorda i nostri tempi di decadenza, la perdita della memoria, e forse anche di quella voglia di critica e di ragione che specialmente oggi dovrebbero guidare le nostre scelte e la nostra volontà di cambiamento.

G.C.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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