Monti e il Bilderberg Group

Ci siamo ormai abituati a definire quello di Monti un governo tecnico. E tutti da nove mesi ripetiamo la stessa cosa. Poco ci interessa la sottigliezza di distinguere i concetti e il senso delle parole. Si dice che un governo tecnico fa cose che un governo politico non potrebbe fare. Ed è vero perché nessun partito si assumerebbe la responsabilità di certe scelte impopolari. Ma nel caso italiano Monti è il frutto della grave insufficienza delle forze politiche. Fino al punto che il Pdl promette di prepararsi ad essere un altro soggetto, mentre galoppa e viene fatto montare l’imprevisto consenso dei grillini. Inesorabile pastrocchio populistico perché, quando si fanno scelte che hanno a che fare con la stragrande maggioranza degli italiani, i pensionati, i disoccupati, i non più occupati che non sono pensionati, le università e il mondo della ricerca, le imprese che collassano, il costo delle vita, la stagnazione dei mercati, l’assenza di segnali di sviluppo economico, le scelte fatte, a qualsiasi titolo e livello, non possono essere una atavica colpa dei ragionieri, ma dei politici che li usano.

La politica trova rimedio alle sue malefatte scaricandole dove le pare, e attribuisce ai tecnici le sue responsabilità, presumendo, come sempre, di farla franca. Gli uomini bisogna guardarli in faccia, e quelli che abbiamo davanti a noi, ai massimi livelli della partitocrazia, sono sempre gli stessi: Bersani, Letta e D’Alema, Casini e Rutelli, Fini e Bossi, Vendola e Di Pietro. Chi più e chi meno ce li abbiamo davanti da almeno vent’anni. Neanche De Gasperi o Einaudi, Moro o Berlinguer si fecero osservare tanto. I politici di oggi si differenziano da quelli di ieri per le facce di bronzo e per la presunzione che hanno di non essere visti essendosi infilata la testa nella sabbia, come gli struzzi.

Diverso è il caso di Monti, sotto il profilo della tolleranza visiva degli italiani. L’altro giorno mi trovavo per caso a gironzolare tra le immagini di Google. Cercavo qualcosa che mi desse l’idea di ciò che si intende esprimere attraverso un’espressione, un atteggiamento. Tra le tante che vedevo scorrere davanti ai miei occhi, una delle più ricorrenti, direi anche delle più scontate, è quella del presidente del consiglio dei ministri. La guardo bene. Noto la sorprendente gamma delle espressioni che ne derivano. Tanto ricca di sfumature che solo poche altre facce sarebbero in grado di resistere alla sfida dei diversi linguaggi e dei molteplici messaggi che vi si possono leggere. Potete fare la verifica anche voi, da casa vostra. E’ semplice, anche se è giusto dire che ciascuno vede dal suo punto di vista e dalla posizione del suo stato d’animo.

La prima è quella di un uomo bonario e sorridente che guarda con tenerezza qualcosa o qualcuno. La seconda, di un uomo preoccupato e sorpreso che sembra osservare qualcosa verso il basso. Nella terza immagine lo sguardo è lungimirante, acuto, come quello di un’aquila. Seguono altri messaggi impliciti, tutti contenenti i più svariati significati di uno sguardo: guardingo, con una punta di scontrosità, irritato ma controllato, ironico, indifferente, benevolo, attento all’ascolto, preparato, professorale, esplicativo, puntiglioso, deciso, imperativo, autoritario, autorevole, turbato, perplesso, soddisfatto. E potremmo proseguire a lungo. Ma non lo facciamo perché c’è un’altra espressione che non possiamo cogliere in questa prospettazione di artificiosità politica e istituzionale. Quella dell’informalità casalinga. E questo fa già una differenza con altre immagini di autorevoli rappresentanti della vita pubblica di altri Paesi, come Obama e gli stessi Cameron e Holland.

Monti rappresenta la tipologia nostrana che affida all’istituzionale la supremazia sugli aspetti familistici e solidali della comunicazione. Con tutta la storia che ci sta dietro. Dal perbenismo al galantomismo. Con il grigiore che ne consegue. Ma questo è il prototipo politico dominante. Eccezion fatta per quel caso anomalo che fu il Berlusconi-pensiero, al quale interessavano di più altre cose che non quelle dello Stato e del pubblico interesse.

Questa supremazia ha anche i suoi risvolti più o meno desiderati, o indotti. Nel caso di Monti, ad esempio, la sua adesione al Bilderberg group, una sorta di meeting al quale partecipano 130 personalità circa del mondo politico-bancario ed economico. Prende il nome dall’hotel de Bilderberg, a Oosterbeek, in Olanda, dove si tenne la prima conferenza, nel 1954. Vi parteciparono allora molti delegati europei e americani, tra i quali il capo della Cia, Walter Bedell Smith.

Le riunioni avvengono con cadenza annuale in Europa, Stati Uniti o Canada. Hanno una caratteristica: sono chiuse al pubblico o ai mezzi di informazione. Tra le varie riunioni organizzate nel tempo in Italia una fu tenuta a Fiuggi nel 1957, altre due a Villa d’Este (Cernobbio), nel 1965 e nel 1987. L’ultima a Stresa, sul lago Maggiore, nel 2004.

Un club esclusivo per gente di razza, a quanto pare, dove nessuno ha mai saputo di che cosa esattamente si discute. Un circolo di galantuomini dove certamente non si gioca a carte, ma si ragiona, stando a indiscrezioni, del nuovo ordine mondiale. Vuoi vedere che è rinata la Carboneria e non ne abbiamo saputo niente?

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Monti e il Bilderberg Group

  1. sofrolia ha detto:

    Bene. Sarebbe il caso di ricordare ai comuni cittadini cos’ è e con quali propositi nacque la Carboneria. Perchè è poco ma certo, che la stragrande maggioranza della gente, non lo sa. Formare una coscienza critica vuol dire impegnarsi soprattutto a riconoscere le lacune di conoscenza di chi, secondo il modesto parere di chi si occupa di informazione, è stato privato della più importante delle componenti alla base della dignità civile: la chiarezza.
    Quando ci si limita a nominare degli eventi storici si fa il gioco di chi vuole che si continui a vivere nell’ oblio dell’ ignoranza. Non si può dare per scontato che tutti conoscano a fondo i fatti storici salienti della costituzione. Il ragionamento che ne consegue è che allora la storia della repubblica è materia che può competere solo a chi la conosce a fondo. Ma, nell’ ipotesi plausibilissima che un comune cittadino, impegnato nelle miserie e nei compiti quotidiani, volesse tentare di capire realmente dov’ è che poggia i piedi, bisogna prendere atto dell’ infinita possibilità di elementi di distrazione a cui esso viene sottoposto. La conseguenza, sempre logica, è che alla fine il comune cittadino continua a rinunciare nel suo tentativo di comprensione, oppure che svolge questo compito facendo un’ enorme fatica, e rischiando di continuo di essere travolto dal terrorismo psicologico di chi si impegna a far vedere solo un lato, peraltro estremamente limitante della realtà. Ciò vale per i mezzi di comunicazione di massa, che impongono una visione apocalittica della realtà, sia per coloro che si occupano di controinformazione cercando di far emergere un lato poco conosciuto della stessa. Si tende sempre a parlare di qualcosa cui la gente, bisogna essere franchi ad ammetterlo, fa troppa fatica a star dietro. Questo compito, è vero, dovrebbe spettare alla scuola ma tant’ è, i fatti dimostrano questo: l’ ignoranza dilaga ma la gente ha bisogno di comprendere. Cosa c’ è dietro? di cosa stiamo parlando? E’ questo il compito che dovrebbe assumersi chi informa. Perchè, solo attraverso la collaborazione fra esseri umani, se c’ è davvero la volonta’ di capovolgere lo stato attuale delle cose, si possono far emergere quello che è il lato sconosciuto, e forse costruttivo, di quei concetti, Carboneria compresa, che ci sono stati imposti frettolosamente e male,o malissimo, come nel caso della questione Palestinese, della Siria e della Libia, e di molti altri fatti storici attuali.
    Forse di proposito, forse inconsapevolmente.
    Gabriella Modica

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