Meles Zenawi, morte di un gendarme

Meles Zenawi

Meles Zenawi

Dopo essere morto diverse volte su internet,  Meles Zenawi ha smesso di vivere per davvero. Nella notte tra lunedì e martedì scorso, in un ospedale di Bruxelles, lontano dall’ Etiopia.

Il giorno dopo il nostro Ministro degli Esteri Terzi ha scritto di Meles Zenawi  come di un leader africano che ha dedicato la vita a combattere la povertà, garantendo il progresso del suo popolo. Chissà se Terzi realmente credeva a questa balla, mentre scriveva le condoglianze.

Meles Zenawi è stato per 19 anni il padre padrone dell’Etiopia, ma a sua volta ha avuto un proprietario con casa a Washington. Clinton,  Bush ed Obama  gli hanno dato il compito di essere  il gendarme numero uno degli Stati Uniti nel Corno d’ Africa. Meles ha cercato di fare meglio che poteva il cane da guardia dell’Occidente e di azzannare il terrorismo in Somalia o l’indocile Eritrea. Senza però grandi successi .

Per esempio, gli Stati Uniti  utilizzano l’aeroporto di Arba Minch, nel sud del paese, per inviare in Somalia gli arei senza pilota, i terribili droni reaper, che colpiscono villaggi somali uccidendo gli abitanti, ma non riescono a venire ancora a capo della guerriglia islamica.

 Il 5 Aprile 2010 Meles ha dichiarato ufficialmente in un intervento al parlamento di voler aiutare gli eritrei a far fuori il regime di Isaias Afewerki, accusato di sostenere movimenti di liberazione in Etiopia e movimenti islamici in Somalia. Sue testuali parole sono state le seguenti: “ Non abbiamo intenzioni di invadere l’ Eritrea, ma dobbiamo estendervi la nostra influenza”. Se tentativi ci sono stati, come l’incursione del 22 marzo scorso, sono falliti. In realtà il cuore del problema è il rifiuto di Meles di restituire terre che appartengono all’Eritrea, come  riconosce  l’Onu.

Quale progresso ha poi assicurato nei suoi 19 anni di potere nella lotta contro la povertà?

In Etiopia solo circa metà degli 83 milioni di persone che ci vivono può bere acqua potabile ed avere cessi che funzionano. Senz’ombra di dubbio è il più alto numero di esseri umani sprovvisti del minimo per sopravvivere, in Africa e forse del mondo intero. Questa carenza provoca morte. Nel 2010 sono morti circa 271 mila bambini sotto i cinque anni per fame, diarrea ed altro. Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio dell’Onu ed ampiamente sorpassarli, Meles Zenawi ha fatto scrivere l’Universal Acces Plan II che prevede che per il 2015  il 98,5% della popolazione possa bere acqua potabile ed il 100% abbia accesso alla sanità. Ma è un puro e semplice esercizio di fantasia per la stampa e per il padrone occidentale. Un esempio tra tanti. Oltre 65 milioni di etiopi vivono nelle zone rurali dove è endemico il tracoma. Sono urgenti misure di sicurezza sanitarie che ancora oggi sono  ben lontane dall’essere messe in opera.

Il mattino dopo la morte del primo ministro etiope, un coro  di dichiarazioni di dolore dal papa Benedetto a Obama, da Hilary Clinton a capi di Stato europei ed africani  hanno ricordato un personaggio  che non corrisponde alle lodi.  Meles Zanawi uomo di pace, uomo del rinascimento africano, uomo che ha sconfitto la fame etc.,etc. sono una favola che conviene, ma la realtà è un racconto dell’orrore. Senz’altro qualcuno scriverà la vera biografia di Meles.

Il dolore per la morte del cane fedele si accompagna alla preoccupazione che si apra nel paese una fase di instabilità o che chi lo sostituisca non abbia le doti necessarie per tenere in piedi un paese dalle molte contraddizioni politiche, sociali ed etniche e per fare bene  il gendarme del Corno d’ Africa. Chi piange è anche  l’oligarchia tigrina,  che da circa vent’anni domina politicamente  ed economicamente il paese e non sa se potrà continuare  a farlo senza la guida del fratello Meles. Un futuro incerto per l’arricchimento di questa élite nel paese forse il più corrotto al mondo.

Al coro mancano alcune voci, quelle di milioni di etiopi che vivono poveri, affamati ed assetati, quelle dell’etnie in lotta che chiedono al governo centrale autonomia o indipendenza, il Fronte di Liberazione Oromo (OLF) e il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Ogaden.

Assenti nel coro sono anche il popolo eritreo ed il suo governo. Meles Zenawi è un nemico che ha tradito antiche alleanze, che non  ha rispettato patti internazionali, che ha minacciato ed aggredito. Un nemico quindi che non merita onore.

Il silenzio di Asmara in queste ore  può essere interpretato come la  speranza che una nuova leadership etiope normalizzi le relazioni e restituisca le terre eritree al popolo eritreo. Inizi un processo di pace insomma. I due popoli africani sono d’altra parte fratelli. Vi è anche la preoccupazione che qualcuno  pensi ad una nuova aggressione, giocando  la carta del nazionalismo per nascondere e superare difficoltà interne.

 È anche realistico pensare che il Presidente Isaias Afewerki non invii condoglianze per la morte del nemico, ma un messaggio al popolo etiope affinché la morte di Meles Zanawi possa essere l’inizio di un tempo nuovo, di pace e cooperazione, tra i due popoli.

 Francesco Cecchini 23.08.2012

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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