Ascari e massacri fascisti in Eritrea

Eritrea

Eritrea

Eritrea, l’altopiano e Asmara la capitale, la Dankalia , vulcani e un lago di sale, una costa  di centinaia  di chilometri lungo il Mar Rosso,  Massaua, porto tropicale di fronte alle isole Dahalak. Un’Africa che merita di essere visitata e vista.

Un’Africa, l’Eritrea,  che ancora oggi, nel 2012, lotta per una propria presenza autonoma nel mondo contro le sanzioni dell’ Onu, contro i tentativi d’invasione, contro l’isolamento e le ingerenze  e per un Corno d’Africa libero da intromissioni imperialiste.

La causa, lontana nel tempo, di questa situazione, è, anche,  il colonialismo fascista,  i suoi  crimini, che elencheremo,  ed i suoi errori , quali, per esempio, i confini con l’ Etiopia lasciati indefiniti, che ancor’oggi sono causa di  tensioni e guerre.

Nell’ immaginario di molti italiani, non solo di quei pochi, ancora in vita, che hanno perduto un’esistenza di privilegi, questa terra era una volta l’ Eritrea Felix.  Se nelle vicine Libia ed Etiopia i colonialisti ed i fascisti avevano stuprato, torturato ed ucciso,  qui si erano comportati bene, portando civiltà e benessere anche per gli eritrei.  Ma  è  una falsità storica che la nostalgia per il paradiso perduto alimenta. I bianchi hanno costruito  per loro stessi. Le infrastrutture, strade, ponti, ferrovie, fabbriche ed aziende agricole sono state costruite e formate per  il proprio sviluppo economico e  benessere. Hanno edificato  ville ed alberghi dove vivere con privilegi, chiese dove pregare il proprio dio, bar, ristoranti e bordelli  dove divertirsi.  Non sono stati regali di civiltà al popolo eritreo. La missione dei coloni  non è stata  quella  di migliorare le condizioni di vita degli indigeni.  Eritrea felix per il bianco, Eritrea infelice per il popolo eritreo, una razza integrata al progetto coloniale come razza inferiore con funzioni subordinate e servili. La ferrovia Asmara-Massaua, i ponti,  le architetture di Asmara ed altro, esistono ancora e sono utilizzati,  ma non sono un regalo, bensì  un bottino di guerra del popolo eritreo, che ha conquistato con l’indipendenza le opere degli italiani.

Oltre a migliaia di morti, il colonialismo ed il fascismo furono responsabili  in Eritrea di razzismo e sfruttamento, di crimini sessuali e di uno spietato sistema carcerario.

Un genocidio africano

Il numero di morti eritrei  dal 1890 al 1941  fu  alto, anche se inferiore e di molto a quello dei  libici e degli etiopi. Per dare un’idea del genocidio africano di cui l’Italia coloniale e fascista è responsabile, le perdite etiopi nella guerra del  1935 e 1936 furono 760.000, secondo il numero fornito dal Negus alla Società delle Nazioni. Un numero forse non esatto, ma che indica la dimensione del massacro. In Etiopia a  questo numero immenso, vanno aggiunte le perdite della prima guerra italo-etiope, 1895 – 1896, e dopo le stragi di bambini, donne e uomini  dopo l’ attentato a Graziani nel 1937, il massacro di Amazegna Wagni, nel 1939 ed i morti della seconda guerra mondiale in Africa Orientale.

Gli eritrei che hanno pagato il più alto prezzo di sangue furono i soldati dell’ esercito coloniale, gli  ascari. Le stime, però, sono molto vaghe. Per i soldati italiani morti in terrra d’Africa la  contabilità è precisa, i soldati eritrei sono carne da macello, qualche migliaio in più o in meno ha poca importanza.

Circa 2000 furono gli ascari morti nella prima guerra italo etiopica, tra il dicembre  del 1895 e l’ ottobre del 1896. Nella seconda guerra italo-etiopica, 1935-1936, gli ascari morti sono da 3500 a 4500.  Contro gli inglesi i morti eritrei si stimano essere 10000, solo 3700 nella battaglia di Gondar nel 1941. Queste morti di soldati di un popolo dominato,  arruolati, con la costrizione o con il miraggio di sfuggire la fame, per  combattere sotto  la bandiera del dominatore devono essere addebitate al colonialismo ed al fascismo italiano.

Razzismo

Anche negli anni precedenti  l’arrivo di Mussolini,  la politica coloniale italiana in Eritrea fu  razzista e discriminatoria. Un solo esempio: la trasformazione di Asmara da Arbate Asmara, alcuni villaggi con al centro delle chiese copte, le cui radici erano millenarie  alla città coloniale segregata. Quando il generale Baldissera nel 1989  si avventurò fuori di Massaua ed arrivò ad Asmara, occupò la più alta collina che guardava l’ altipiano, costringendo il villaggio di Beit Mekae ed i suoi abitanti ad andarsene. La collina fu recintata, da qui il nome di Campo Cintato, e divenne il nucleo iniziale della città coloniale, il cui accesso fu sempre proibito agli eritrei. La principale preoccupazione era la difesa da una possibile ribellione della popolazione indigena. Il primo governatore civile, Ferdinando Martini fece preparare il primo piano regolatore di Asmara nel 1902 principalmente concentrando gli sforzi sul miglioramento delle condizioni igieniche di Campo Cintato, area bianca esclusiva. Nel giro di pochi anni vennero elaborati altri tre piani urbanistici, con lo scopo di definire la forma urbis della città coloniale. Il piano del 1908 defini 4 quartieri. IL primo fu un ‘ area solo per europei, principalmente italiano, il secondo con al centro il mercato per bianchi fu misto ebrei, greci, commercianti arabi ed anche eritrei, il terzo attorno alla chiesa ortodossa Enda Mariam, il quarto fu un area destinata agli insediamenti artigianali od industriali. Lo scopo del piano del 1908 fu di migliorare le condizioni dei quartieri per italiani e di confinare gli eritrei al nord della città o nella zona industrialeì. Gli eritrei che avevano propietà nel centro della città furono costretti a vendere o svendere la propria terra e ad andarsene. Quello del 1913 fu solo un perfezionamento dei due precedenti.  La segregazione razziale nella programmazione della forma urbis di Asmara non fu il mero punto di vista di architetti ed urbanisti di cultura razzista, ma la cosciente politica del governo coloniale di istituzionalizzare la discriminazione. I neri eritrei non avevano i diritti dei bianchi italiani, furono integrati al progetto coloniale come classe inferiore con funzioni subalterne e servili.

Durante il periodo fascista la segregazione razziale si approfondì ,da pratica diventò legge e si arrivò ad  un vero proprio apartheid sudafricano con regole scritte molto rigide, che ribadirono usi e costumi precedenti. Le scuole restavano separate così le chiese, gli ospedali ed i trasporti. Il Campo Cintato ed quartieri europei erano proibiti ai neri che implicitamente non potevano frequentare i ristoranti ed i bar dei bianchi. Gli eritrei non potevano comprare moda europea, vestiti, camice e scarpe.  Era loro vietato esercitare certe occupazioni

La “Legge Organica per l’ Eritrea e la Somalia” del 1933, a cui seguirono decreti applicativi, prevedeva la necessità di procedere a un’analisi antropologica etnica finalizzata all’accertamento della razza al fine di definire degli standard limitativi per la concessione della cittadinanza a figli di coppie miste. Autorizzava discriminazioni  basate su caratteristiche fisiche.  Nell’ estate del 1935 Mussolini iniziò a formulare  con più chiarezza le sue idee razziste chiedendo al Ministero un piano d’azione per evitare una generazione di mulatti, che culminò con la legge del 1937 Provvedimenti per i rapporti fra nazionali ed indigeni o Provvedimenti per l’integrità della razza   Lo  scopo  era quello di combattere i matrimoni misti, di evitare  che sangue bianco e nero si mescolassero . Con la fondazione dell’Impero la discriminazione razziale fa un balzo in avanti diventando legge dello stato. Nel 1938 l’Italia, sola fra i paesi dell’ Europa, trasforma la discriminazione razziale da pratica a legge. La colonia Eritrea diviene il primo laboratorio di sperimentazione delle leggi  razziali che nel 1938 saranno estese a colpire gli ebrei in tutto l’Impero.

Ascari-adunata a Roma, 1937

Ascari-adunata a Roma, 1937

Gli stessi ascari, che la propaganda dice di ben ricompensare per la loro fedeltà e coraggio non sono esenti da umiliazioni razziste. La separazione dai soldati italiani è assoluta. Vengono fatti marciare a piedi nudi, le scarpe vengono date solo agli italiani. Mentre i soldati bianchi bevono dai bicchieri, loro bevono da recipienti di metallo.  Le punizioni per infrazioni non sono le stesse dei soldati italiani, ma secondo i reati ricevono da 20 a 70 frustate. La pena viene sempre inflitta da un altro ascaro, ma questa, nell’intenzione dei colonialisti fascisti che hanno redatto i regolamenti è un’ulteriore umiliazione. La frusta è fatta di pelle di ippopotamo, il famoso curbash,  e lascia segni permanenti.

eritrea-womeninworldhistory

eritrea-womeninworldhistory

Crimini sessuali

Un episodio agli inizi dell’ avventura coloniale in Eritrea è emblematico di futuri cinquant’anni di violenze e soprusi sulle donne di quel paese. Dopo l’occupazione  di Asmara , il Generale Baldissera,  su richiesta scritta dei suoi ufficiali, estrasse a sorte le cinque vedove del Kantibal Aman, morto in carcere,  da assegnare ad altrettanti gentiluomini per soddisfarne i bisogni sessuali. Siamo nel  1889 ed è il debutto, o quasi, di una lunga storia di molestie, stupri, atti di pedofilia, pornografia, di crimini sessuali

Come scrivono Campassi e Sega nel loro libro “ Uomo bianco e donna nera”:

 “ La donna nera diventa il simbolo dell’Africa… ed il rapporto uomo bianco – donna nera è simbolico del rapporto nazione imperialista coloni..” 

La donna eritrea diventa quindi il simbolo di un’ azione colonizzatrice dove l’ uomo bianco europeo la  domina  sia per la  razza che per il  genere. La donna nera assieme alla terra e alle ricchezze naturali è parte del bottino, il bianco ne può disporre come ne vuole. Nel corso dei 50 anni di possedimento  cambia il rapporto tra Italia e l’ Eritrea, prima una colonia poi parte dell’ Impero. Cambia anche la rappresentazione della donna, che fu funzionale alle  differenti fasi . Nella prima fase lo sfruttamento sessuale delle eritree fu  non solo giustificato e tollerato ma promosso per attrarre maschi, scapoli e sposati, a venire a lavorare ed abitare questa terra. Anche per gli stupri o altre forme di molestia sessuale venne chiuso un occhio. Le innumerevoli fotografie scattate   contribuiscono a  far capire che  significato la i donna nera nella cultura razzista e sessista degli italiani . Le donne sono il soggetto più fotografato dai colonizzatori in genere sono nude ed in pose invitanti e costituirono un vasto mercato di immagini pornografiche sia nella colonia che in patria. Una promozione della merce donna nera, beneficio per chi vive in colonia.

  Anche quello che potrebbe significare il rovesciamento di questa situazione, la legge del 1937 con le sanzioni per i rapporti di indole coniugale fra cittadini italiani e sudditi neri,mette solo  legame tra politiche  e razziali del colonialismo fascista e ruolo della donna indigena.

 Secondo i fascisti l’Eritrea nera era per lo sfogo sessuale, quella italiana bianca era per l’amore, per formare una famiglia. Negli anni dell’ Impero al fine di limitare il numero dei meticci se non di eliminarlo, si proibirono canzoni come Faccetta Nera  si  propagandò un’ immagine ributtante della  nera.

Paolo Monelli nell’ articolo Mogli e buoi dei paesi tuoi, pubblicato nella Gazzetta del popolo del 13 Guigno del 1936, descrive con ribrezzo la donna africana

… sempre fetide di burro che cola a goccioline sul collo; sfatte a vent’anni; per secolare servaggio fatte fredde ed inerti tra le braccia dell’uomo; e per una bella dal viso nobile e composto, cento ce ne sono dagli occhi cipriosi, dai tratti duri e maschili, dalla pelle butterata… Le parole faccetta nera sono peggio che idiote. Sono indice di una mentalità che vorremmo trapassata.

Lidio Cipriani in un Articolo “ L’ incrocio con gli africani è un attentato contro la civiltà europea” apparso su “ La difesa della razza” del giugno 1938 così si esprime:

Nella razza negra, l’inferiorità mentale della donna confina spesso con una vera e propria deficienza; anzi almeno in Africa certi contegni femminili vengono a perdere molto dell’umano, per portarsi assai prossimi a quegli degli animali

La donna eritrea venne  presentata quindi come un animale, da  trattare come tale, al quale potevi fare di tutto, ma non convivere o sposare e fare dei figli.

Numerosi furono  anche gli atti di pedofilia.  Nei casi più eclatanti i responsabili furono  rimpatriati, ma in enere ci  fu  tolleranza, la pedofilia non genera i meticci che il regime fascista diventato Impero vuole limitare se non eliminare.  Il caso più famoso, perché il protagonista divenne famoso, è quello di Indro Montanelli che  compro per 500 lire in cambio di compgnia sessuale  una bambina eritrea di dodici anni, Fatima,. Da quello che scrisse sugli eritrei in Civilta Fascista del gennaio 1936:

Non si sarà mai dei dominatori, se non avremmo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Con i negri non si fraternizza, non si può, non si deve…”

possiamo immaginare quale fu la natura del rapporto tra il giovane fascista Montanelli e la bambina Fatima.

Nocra, un lager africano

Colonialismo prima e fascismo poi  crearono in Eritrea un sistema carcerario spietato. I campi di lavoro e di internamento furono molti, Assab, Massaua , Asmara, Cheren , Addi Ugri, Addi Caleh. Tra questi spicca   il famigerato campo di concentramento di Nocra nell’omonima isola dell’ arcipelago Dakhlat, uno dei meno conosciuti orrori del dominio italiano in Africa.

L’ isola, fu  scelta perché i  55 km di distanza dalla dalla costa, rendevano impossibile la fuga. Vi fu nel marzo 1893 il solo tentativo di fuga di massa, ma i fuggitivi furono catturati e passati per le armi. Il campo fu costituto da un fabbricato di mattoni per le guardie e 200 tra tucul e tende per i prigionieri.

Un paradiso tropicale nel Mar Rosso  che si trasformò in un inferno  lungo cinquant’anni : caldo e umidità provocavano una sete che la poca acqua salmastra proveniente da un pozzo aumentava. Oltre che con la sete la morte arrivava con la fame,  erano concessi pochi grammi al giorno, e non tutti i giorni di farina, tè e zucchero,  con le malattie, malaria, scorbuto e dissenteria e con la fatica. In queste condizioni i prigionieri erano costretti a lavori forzati in una cava di pietra.  Si sa che il numero di prigionieri arrivò a 1000 e la media fu 500, ma non esiste una contabilità di quanti morirono.

Un capitano della marina militare che la visitò nel 1901 la descrisse così: “I detenuti, coperti di piaghe e d’insetti, muoiono lentamente di fame, scorbuto e di altre malattie . non un medico per curarli, 30 centesimi per il loro sostentamento, inscheletriti,  luridi, in gran parte hanno perduto l’uso delle gambe ridotti come sono a vivere costantemente sul tavolato alto un metro dal suolo.”    La realtà che trovarono gli inglesi dopo quarant’ann,i quando la liberarono nel 1941,  non fu  molto diversa.

 Nocra fu per le crudeli condizioni di prigionia un vero e proprio  campo di sterminio, una Auschwitz tropicale.

Resistenza al fascismo

Negli anni della dominazione italiana, dal 1890 al 1941, non vi fu in Eritrea un movimento di opposizione e di resistenza al colonialismo ed al facismo della forza  e determinazione di quello libico od etiope.  Non vi fu un Omar Muktar eritreo a capo di un movimento di ribellione e resistenza. Ma il popolo eritreo non fu una docile massa alla mercé del colonialismo fascista. Razzismo, discriminazione, sfruttamento sessuale diventarono terreno di coltura di sentimenti anticoloniali e nazionalistii che furono al la base del movimento di liberazione che lottò per l’indipendenza.

Coloro poi che organizzarono ed esguirono, assieme ad altri l’attentato a Graziani, ad Adis Abeba furono due intellettuali eritrei, Abrahm Debocth e Mogus Asghedom. Il 13 febbraio del 1937,   in occasione di una cerimonia,  improvvisamente lanciarono contro il palco 8 o 9 bombe a mano, uccidendo 4 fascisti italiani, tre etiopi e ferendo una cinquantina di presenti, tra cui gravemente, Graziani, colpito da 350 schegge. La macchina che accompagnava Graziani all’ospedale fu anche investita da una raffica di mitra. Egi  stesso Graziani descrisse in dettaglio l’evento e riconobbe: “Nulla era stato trascurato; una preparazione da fare invidia ai più raffinati terroristi.” Purtoppo i giovani resistenti eritrei, Abrahm e Mogus non riuscirono nell’intento di eliminare fisicamente il criminale fascista Rodolfo Graziani.

Francesco Cecchini

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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25 risposte a Ascari e massacri fascisti in Eritrea

  1. pasquale basile ha detto:

    se mi è permesso volevo segnalare i 14 numeri di un fumetto uscito qualche anno fa in tiratura limitata a fondo storico scritto da un cantautore italiano <Ginafranco Manfredi dal titolo " Volto Nascosto" che parla della colonizzazione italiana nei primi del 900

  2. salvatore macaluso ha detto:

    E pensare che simili efferatezze vengono innalzate ad atti di eroismo da parte di chi ci comanda , innalzando ad eroe dei poveri soldati mandati a combattere, in passato, in terre straniere e a morire per un ideale di patriottismo, dedicando poi magari una targa come quella appesa davanti il palazzo dei carmelitani che, in totale contraddizione con la seconda targa che inneggia alla sovranità dei popoli, esalta ad eroe un povero soldato morto in terra straniera per conquistare una collina, uccidendo quanti più nemici possibile, in nome di chissà quale ideale. Mi chiedo: chi erano i veri eroi? Il povero nostro concittadino mandato in quei luoghi dai capi politici in nome di un colonialismo scellerato, o gli abitanti di quegli stati che cercavano di difendere la propria terra da invasori stranieri? Ma sono certo che il povero tenente e il suo plotone questo lo sapevano bene!

  3. Pingback: Italy’s homage to its Eritrean troops | martinplaut

  4. Gherardo Maffei ha detto:

    Non per amore di polemica ma bensì di verità, perché a proposito di donne violentate, non ricordate anche le donne italiane violentate dai marocchini in Ciociaria nel 1944? Mi pare che anche Alberto Pincherle (in arte Moravia) scrisse di simili amenità nel suo romanzo la Ciociara.Voglio dire che in tutte le epoche storiche la donna del nemico è stata considerata bottino di guerra, non solo da parte dei colonizzatori italiani.Questo vale soprattutto per quello che avenne nella civilissima Europa, durante il secondo conflitto mondiale da parte dei mogoli sovietici della vittoriosa armata rossa, che secondo autorevoli ricercatori storici violentarono circa due, dico due,milioni di donne tedesche! Naturalmente su tale storica e recente barbarie è calato un mastodontico silenzio assordante.A tale proposito sarà utile ricordare che la moglie dell’ex canceliere Helmut Khol, si è recentemente suicidata, costei per tutta il resto della sua vita rimase traumatizzata perché a tredici anni fu violentata da un intero plotone di mongoli sovietici, ebbri di vodka e spirito di vendetta, che seguivano le quotidiane esortazioni di radio Mosca, che spronava i vittoriosi Ivan ad umiliare le “belve fasciste nelle loro tane”! Concludo con una breve nota polemica per quanto riguarda i vituperati colonizzatori fascisti italiani, certamente colpevoli di una guerra di aggressione, ma una delle prime leggi che fecero appena conquistata l’Etiopia fu quella di abolire la schiavitù che era legale e diffusamente praticata, con la complicità dei francesi e degli inglesi, che furono i peggiori negrerieri in Africa, molto ma molto peggio degli italiani.

    • casarrubea ha detto:

      Caro Maffei, non perchè ci sono tutte quelle altre situazioni che lei menziona con tutte le ragioni di questo mondo, dovremmo non parlare giusto giusto delle violenze subite dalle donne eritree ed etiopi e da tutta la popolazione di quell’area, specie nel periodo della conquista coloniale. Ancora oggi molti villaggi e città soffrono gli effetti dei bombardamenti di iprite messi in atto dai fascisti italiani. Avremo la coscienza più leggera quando ci saremo scrollati di dosso i tabù del passato.

  5. alfonsomaria ha detto:

    Mi chiedo quando si potra’ assistere ad un revisionismo storico ,e’ una vera e propria ignominia sputare sterco sulla ns storia!!!

    • casarrubea ha detto:

      E lei crede veramente che i documenti che parlano delle stragi, degli stermini e del colonialismo italiano in Etiopia o in Eritrea siano sterco? Incredibile!!!!

  6. Pingback: Storie rimosse, segnalazioni e un post di Mauro Armanino | quel che resta del mondo

  7. angelo baylon ha detto:

    posso solo dirti che andando in eritrea le cose che racconti sono esagerate come da buon comunista ,visitando l’eritrea ti posso dire che l’italiano e ben voluto se non amato tanto vero che ho intenzione di aprire una azienda a asmara .almeno sono rispettato più che in italia

    • Quello che dici è vero! I nostri anziani sono legati ancora al concetto di “italiani brava gente”. Però devi considerare che siamo in conflitto per questioni di confine da quando ve ne siete andati militarmente! Questo può dare la sensazione che si stava meglio prima! Quando le nuove generazioni di eritrei avranno modo di scrivere e analizzare la storia eritrea degli ultimi 150 anni, il mito di “Italiani brava gente” scomparirà!

      • Marco_sch ha detto:

        Sì, ma va detto che anche durante la colonizzazione in Eritrea non nacquero rivolte contro l’Italia o particolari sentimenti anti-italiani; a differenza di altre colonie, sia italiane sia di altri paesi europei….forse perchè, come avevo letto da qualche parte, i terreni agricoli alla fine si decise di lasciarli per il 99% ai nativi dell’Eritrea e perchè fino agli anni ’30 non c’era quasi nessun italiano presente in eritrea, quindi lo sfruttamento dell’Eritrea si limitava all’utilizzo dei soldati eritrei coloniali nelle guerre affianco all’italia; considerato poi anche che non c’erano risorse naturali da estrarre.
        Per il resto gli italiani non sono nè più buoni nè più cattivi degli altri popoli del mondo, alla fine è solo una questione di contesto storico.

      • Che io sappia in Eritrea gli italiani hanno preso oro (http://www.scripofilia.it/stampaPDF.asp?pid=15086) e cotone! Ma sicuramente anche altro!

        L’eritrea prima dell’arrivo degli italiani era occupata sulla costa dagli egiziani e e sull’altopiano dagli etiopi.
        Gli italiani hanno combattuto non contro gli eritrei ma contro quelli che li avevano occupati. I primi “ascari” sono capiclan delle etnie eritree che si uniscono agli eserciti italiani non perché sono mercenari ma perché volevano cacciare gli egiziani/ottomani e gli etiopici.
        I capiclan che poi si sono ribellati agli italiani sono stati alcuni ammazzati e fatti sparire senza neanche una tomba, altri sono finiti al “Campo di concentramento di Nocra” dove morivano praticamente di fame, sete e malattie.
        Questi sono alcuni dei motivi del perché non risultano rivolte eclatanti!
        Comunque è vero, prima del duce, eliminati la maggior parte dei capiclan, si era trovato un equilibrio! che però poi si è rotto con l’arrivo delle camice nere e della loro arroganza giornaliera.
        Infatti l’attentato ad Adis Abeba a Graziani e opera di eritrei che si sentivano traditi dall’Italia.

        Sul fatto che bisogna contestualizzare e che gli italiani non sono stati ne più buoni ne più cattivi di altri, sono pienamente d’accordo!

  8. marco ha detto:

    Io in Eritrea ci vivo da cinque anni. Nonostante tutto, gli anziani ci rimpiangono…

  9. marco ha detto:

    Angelo, circa l’azienda, se vuoi buttare i tuoi soldi, l’Eritrea è il luogo perfetto!

  10. Nicolaaa ha detto:

    articolo a senso unico….assurdo pensare che sia colpa degli italiani se ora combattono con l’Etiopia per la questione del confine….e comunque è tutto esagerato l’articolo.
    io sò che in Libia gli italiani hanno fatto ottime cose, in tutti i campi.

    • casarrubea ha detto:

      sono esagerati i gas nervini per dominare i conflitti. Anzi sono crimini contro l’umanità.

      • Nicolaaa ha detto:

        Sì, ma quelli sono massacri fatti durante la guerra coloniale (comunque non giustificabili), è comunque un discorso diverso rispetto ai massacri fatti anche in seguito all’ottenimento della colonia, vedi il genocidio compiuto dal Re del Belgio

  11. Andrea_sch ha detto:

    Il discorso delle donne eritree che hanno subito violenza NON c’entra con il dominio dell’Italia sull’Eritrea, sono cose che purtroppo accadono ovunque ci sia una dominazione straniera, ma in ogni caso sono singoli atti di violenza di uomini contro donne, non c’entrano nulla con il dominio coloniale di un paese su un altro.
    Poi mi pare una forzatura conteggiare come massacri compiuti dagli italiani sugli eritrei anche i soldati eritrei morti mentre combattevano affianco dell’Italia….allora secondo questo ragionamento anche i soldati italiani morti mentre combattevano sono una violenza dell’Italia su se stessa; ma erano altri tempi e la guerra era un evento più frequente di oggi.
    Il campo di prigionia era sicuramente pesante, ma credi invece che le prigioni che c’erano in italia all’epoca fossero migliori? se già oggi le carceri italiane sono pessime, figurati 100 anni fà cosa potevano essere.
    Non vedo perchè tutti i colonialismi debbano essere considerati identici tra di loro, ci sono differenze non da poco sul colonialismo italiano in eritrea piuttosto che in etiopia/libia

  12. Noncisto ha detto:

    Leggendo l’articolo molti conti non mi tornano…una sola domanda dopo Cheren e dopo Gondar perchè molti ascari rimpiangevano l’Italia?La dominazione etiope non viene neppure menzionata (atroce prima di Assab e vendicativa dopo la sconfitta degli Italiani) e neppure l’arrivo dei liberatori inglesi…Mai sentito parlare poi di rivolta degli Oromo poi?Da colonia ricca e sviluppata a Paese povero e derubato in poco tempo…Questo testo è un’insulto al lavoro degli operai Italiani e a chi ha dato il massimo in Eritrea vedi i De Nadai. Abbiamo più dato che ricevuto e non mi stancherò mai di dirlo!

  13. Foscolo ha detto:

    -La causa, lontana nel tempo, di questa situazione, è, anche, il colonialismo fascista, i suoi crimini, che elencheremo, ed i suoi errori , quali, per esempio, i confini con l’ Etiopia lasciati indefiniti, che ancor’oggi sono causa di tensioni e guerre-. E’ un giudizio personale errato al 100%. Se non si mettono d’accordo ancora oggi del 2015, dopo che l’Italia ha dato all’Etiopia e all’Eritrea tutte le cartografie in proprio possesso per mettersi d’accordo sui territori intorno alla città di Badammè, è colpa del fascismo?E’ dal 1902 che si sono posti i confini tra Eritrea e ed Etiopia. Sveglia!.L’Etiopia vuole lo sbocco al mare, questa è la verità! Testo a senso unico ricco di inesattezze e confusionario perché si parla di Etiopia ed Eritrea a proprio piacimento. Inoltre come mai non si citano le medaglie concesse agli Ascari eritrei e il loro attaccamento alla bandiera italiana? Consiglio di leggere la storia di Amedeo Guillet e di approfondire la storia della resistenza degli italiani dopo la caduta dell’Impero.

  14. Daniele ha detto:

    Gli Etiopi hanno fatto molto peggio: torture, amputazioni,evirazioni nei confronti di Ascari e italiani. L’invasione all’ Etiopia fu proprio in risposta ai continui attacchi contro le nostre guarnigioni ai confini con Somalia e Eritrea.

  15. purtroppo OGNI NAZIONE IN GUERRA ,DA SECOLI SI è SEMPRE MACCHIATA DI NEFANDEZZE … E’ proprio nella natura umana dare il peggio di se stessi durante i conflitti. Le belve uccidono senza sadismo ,l’uomo invece si.. Il sesso poi sconvolge le menti e quindi impone stupri nei confronti dei più deboli . Con questo non desidero giustificare i delitti, non li nego ,ma mi sembra che l’articolo letto sia esagerato . Mio padre ,non era fascista ,ovvero era come la maggior parte degli italiani del periodo . Giovane tenente medico nel 35 fece la campagna di Etiopia ,poi rimase in servizio nell’esercito coloniale fino alla seconda guerra mondiale. Venne fatto prigioniero a Gondar e tornò in Italia solo a fine 1946. Lui come tanti altri italiani colonizzatori curò bambini ,donne ,genti malate in villaggi sperduti e fece il suo dovere di medico e di uomo . Mi parlò anche si di uso ai laghi Ashianti di iprite ,ma mi parlò anche della sorte di prigionieri italiani in mano abissina : evirati e con i genitali messi nel loro cavo orale. Non dimentichiamo ponti, strade ,case coloniche ,villaggi che furono edificati in luoghi dove non c’era nulla da centinaia di anni..Sia mio padre che altri suoi amici che avevano avuto esperienza coloniale per anni ,fino alla fine degli anni 60 continuavano a ricevere biglietti postali o cartoline dia parte di ascari ed eritrei che avevano conosciuto ,aiutato e non certo stuprato e schiavizzato.. Purtroppo finisco dicendo che il Male fa più audience rispetto al tanto bene che in tanti hanno fatto con coscienza ed abnegazione.

  16. Libero tiratore ha detto:

    Dimenticate di dire che però l’Italia fascista preso il corno d’Africa vietò la schiavitù che era fino a prima presente.
    Schiavitù di africani, che insieme allo stermino di milioni di pellerossa perchè inutili in quanto non disposti a lasciarsi schiavizzare, fu operata dal più democratico, progressista libertario, egualitarista stato, mai visto nella storia umana, gli USA, cui certo si può aggiungere qualcun altro.
    Pensiamo per esempio al tratta mento che riservarono ai sottomessi altri cotanti stati esempi di democrazia, libertà eguaglianza, come Francia e Inghilterra.
    Stato che ci è venuto a liberare, insiema pure agli altri, tra le altre cose anche dal razzismo presente in Europa, mentre ha conservato la separazione tra bianchi e neri ben oltre il 1945, perfino nei cessi e sugli autobus.
    E chissà se non si debba ben vedere quetsa separazione tra bianchi e neri, visto che per gialli e rossi, di cessi e bus non ce ne erano :-)

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