I nessuno di Facebook

Si ha un bel dire che i solcial network, internet e le nuove tecnologie della comunicazione hanno rivoluzionato il sistema delle relazioni umane e mutato le modalità di stare insieme delle persone. Trovo più corretto dire che quando queste modalità sono utilizzate per risolvere problemi, provocare movimenti, creare sintonie che servano, anche politicamente, a determinare una pressione contro i tiranni, allora raggiungono effetti dirompenti, ma non per questo motivo hanno, come strumenti di comunicazione, la stessa efficacia per la quale sono impiegati. Talvolta, come nel caso della cosiddetta “primavera araba”, hanno effetti illusori e strumentali, come in un gioco a carambola.

Ciò premesso, sono convinto che l’accesso alla comunicazione e avere propri spazi di socializzazione e di libera circolazione del proprio pensiero, siano un diritto e dovrebbero essere garantiti dagli Stati in quanto bene necessario allo sviluppo della conoscenza. Come il pane, l’aria e l’acqua. Perché, avere maggiori livelli di scambio, aiuta, senza dubbio alcuno, ad avere un maggiore tenore di vita e un maggiore benessere di individui e popoli, sia nel loro privato sia nelle collettività in cui vivono.

Naturalmente non tutto è coerente e automatico, e non sempre la comunicazione risulta produttiva. Spesso scade, diventa senza senso, e lo scambio si trasforma in un avvitamento sterile nelle pieghe dei caratteri individuali. Con un rischio: l’accentuazione delle solitudini, e la formazione di gruppi o coppie virtuali che si crogiolano dentro la palude delle loro situazioni psicologiche, aggravando il proprio senso di vacuità.

Al contrario di tale processo involutivo, considero i social network, ma anche gli spazi di comunicazione delle proprie esperienze, come necessari ad accrescere gli scambi relazionali, purché questi siano capaci di produrre soddisfazioni, non semplicemente virtuali, ma anche e soprattutto reali. A livello personale, sociale e politico. Cioè tesi a un rafforzamento di sé e alla costruzione progressiva e matura di una società più avanzata. Che questa tendenza coincida con il tessuto democratico reale è un dato di fatto. Basta dare un’occhiata alla diffusione di Facebook nel mondo. Praticasmente inesistente in realtà come la Cina, la Russia, l’Iran, l’Afghanistan e l’Iraq. Nonostante gli sforzi di occidentalizzazione registrati in alcuni di questi Paesi. Qui la forza di Zuckerberg, ha difficoltà ad agire, mentre riscuote notevoli consensi in Europa e in America, come del resto sembra che accada anche a Twitter, Linkedin, Badoo ed altri social network.

Il discorso vale anche per gli spazi destinati ai gestori di blog e reti internet costruite su comuni interessi tematici. Avrebbero tutti diritto non ad essere soggetti a un dominio, ma a essere liberi gestori dello spazio. I motivi sono evidenti. A mano a mano che si consolidano le centrali di controllo dei processi comunicativi, si restringe il numero dei controllori della libertà. E finché questa c’è è un bene, ma qualora dovesse venire a mancare sarebbero problemi seri.

Ma vi è un altro aspetto del problema che riguarda i monopolisti della comunicazione. Ed è il rapporto che viene a stabilirsi tra i singoli soggetti della comunicazione nelle organizzazioni dei social network. Che tipo di comunicazione è? Quali spazi offre? Quali opportunità che due o più soggetti possano realmente incontrarsi, quando non sono coinvolti da spinte di massa? Siamo sicuri che la difficoltà delle opportunità dipenda da loro? Ad esempio ho potuto sperimentare che la creazione di un evento crea scelte di tipo meramente virtuale. Per cui le risposte date non corrispondono affatto all’esplicitazione di una volontà, ma a una sorta di finzione. Altro esempio è l’induzione a credere in una proposta di identità delle persone interessate da uno scambio che è solo fiction, atto teatrale. Ma lontana dalla realtà.

Non sempre è così e non si tratta affatto, anzi, di un fenomeno diffusivo, epidemico. Ma colgo l’avvio ad una spinta tendenziale verso la creazione di una terra di nessuno, una sorta di palcoscenico teatrale che trovo pericoloso se induce all’artificio e all’alienazione. Ne possiamo uscire con la spontaneità ed utilizzando il social network, come campo di esercitazione della nostra originalità, dei nostri desideri, della nostra aderenza alla realtà. Dobbiamo costruirlo per agire e non simulare di agire per non fare.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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9 risposte a I nessuno di Facebook

  1. samina ha detto:

    Sono pienamente d’accordo. Io uso molto facebook per condividere momenti “reali”, e per questo è uno strumento straordinario.

  2. Tika ha detto:

    L’analisi e’ esatta, aggiungo che dal mio punto di vista i social network hanno sostituito alla grande la tanto odiata televisione. Uno strano “aneddoto”: sono iscritta alla newsletter del tuo blog che mi arriva puntualmente (saltando volentieri il passaggio da fb), ma nel caso di questo articolo non mi e’ arrivata nessuna mail.
    Mi e’ sorto un dubbio e ho cercato nella cartella spam. L’articolo era li etichettato come spam.
    Saluti Tika

    • casarrubea ha detto:

      Cara Tika, la mia deformazione professionale mi porta a essere un pò critico e scettico nelle cose. A prescindere da quello che mi racconti sono sicuro che un controllo sia fatto su tutto quello che passa per l’etere. Altrimenti i social network sarebbero un dono troppo grande e gratuitoper giunta. Il che non è così. I monopoli dell’informazione esistono e quando si stancheranno o troveranno un accordo tra di loro, avremo gatte da pelare.
      Grazie per il fatto che mi segui. Mi sento più orgoglioso.

  3. morpheus78 ha detto:

    Reblogged this on Non Solo Web 360.

  4. salvatore macaluso ha detto:

    Caro professore, sono un suo ammiratore,faccio parte del club lions Serenianus di Partinico e la seguo da tempo nel suo blog. Ho avuto il piacere di conoscerla a scuola quando era preside del Privitera, frequentata dai miei figli e speravo che una persona così preparata continuasse a dirigere quella scuola, ma capisco che quell’ambiente, per uno come lei ,è stretto, o che forse lo stato ha interesse a mandare in pensione la gente scomoda, non so, è un mio pensiero,ma forse è meglio, così ha più tempo da dedicare alle sue attività di storico e al suo blog da me tanto seguito.Ma voglio dire qualcosa sull’ultimo suo argomento trattato: I nessuno di Facebook, che condivido appieno e aggiungo un mio pensiero; forse è giusto dire anche che è il caso di dedicare meno tempo a “socializzare”, nelle migliori delle ipotesi, con i social network dove “esercitare la nostra originalità” , e dedicarne un pò di più per socializzare con i nostri anziani, spesso relegati nelle loro abitazioni davanti ad un televisore che ormai non comprendono neanche tanto bene,e trasformare loro in un particolare social network, ascoltandoli raccontare il loro vissuto che può diventare fonte di conoscenza e di cultura; quella cultura che si va sempre più dimenticando e che spesso evochiamo nei nostri discorsi. Sarebbe anche questo un interessante scambio reale di idee, e forse, chissà, qualche soluzione ai nostri problemi attuali potremmo anche trovarla .

    • casarrubea ha detto:

      Caro Macaluso, lei ha ragione. Ma ciascuno di noi non può fare molte cose nella vita, perchè verrebbero tutte male. Se ne può fare solo una bene e già questo comporta enormi sacrifici, quasi mai ripagati.

  5. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Carissimo,è indubitabile che la comunicazione attraverso i computer sia voluta e controllata dalla “SUPERCUPOLA” dei padroni.I padroni lasciano aperte alcune valvole di sfogo , con il proposito di impedire che il dissenso mentale si organizzi in una forma oggettiva,e diventi, così,azione rivoluzionaria.Il rimescolio delle idee,comunque,è preferibile al silenzio imposto.Solo che non dobbiamo lasciarci intrappolare dall’illusione di essere LIBERI,perchè i padroni ci consentono di parlare tra noi,e di sfogarci,manifestando verbalmente la nostra insoddisfazione e la nostra rabbia.Noi uomini saremo VERAMENTE LIBERI,quando ci saranno nel mondo e nella società tanti aspetti oggettivi,oggi totalmente assenti.Un abbraccio da Franco Magno.

  6. Cettina ha detto:

    Grazie per questa lucida e puntuale analisi. Condivido tutto e anche gli altri pareri. Non mi sono mai sentita libera, nemmeno in altri tempi. Ogni nostro atto quotidiano è sotto controllo, dal telefono ai collegamenti Internet, dall’uso del bancomat alla spesa fatta con le schede elettroniche, dalle bollette ai viaggi, dagli studi al lavoro e così via. Mi pare di ricordare che su facebook c’è la possibilità che una persona qualunque possa “segnalare” (in negativo) un’ altra persona. L’uso dei blogs, dei social network e in particolare di FB, i cui iscritti superano ormai il miliardo nel mondo, dipende da noi. Io vi avevo incontrato artisti, scrittori, gruppi, persone che condividevano le loro conoscenze e profonde riflessioni aiutati dalla velocità nella comunicazione e nella condivisione. Ci concedono, è vero, la sensazione di essere liberi di dire tutto quello che vogliamo, ma c’è sicuramente un limite che a noi non è dato conoscere e di cui sapremo soltanto nel momento in cui ci limiteranno o addirittura ci fermeranno. Sappiamo che le idee e le informazioni circolano velocemente e possono andare ovunque con questi mezzi, sconosciuti fino a poco tempo fa, per cui usiamoli nel modo migliore.

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