Elezioni: inizia l’epoca delle maggioranze irregolari

Rosario Crocetta, già sindaco di Gela, sarà il nuovo governatore della Sicilia. Ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti, seguito a ruota dal candidato della destra Nello Musumeci, dal Movimento Cinque stelle e da Miccichè. Un dato che non credo sia rivoluzionario, considerato che alcuni elementi di continuità con il precedente governo di Raffaele Lombardo sono inequivocabilmente presenti nelle ispirazioni delle liste che hanno appoggiato Crocetta e, soprattutto, nel fatto che alcune premesse dell’autonomismo che egli rappresenta erano già presenti nell’annoso e tormentato rapporto intercorso tra l’Mpa e il Pd. Fino alle estreme conseguenze delle dimissioni dell’erede di Totò Cuffaro, oggi in galera.

Risulta sconcertante che la Sicilia, con i suoi tassi di disoccupazione e con la crisi che attraversa, ben al di sopra dello standard nazionale, non abbia invece espresso una sua scelta decisa a sinistra, negandole ancora una volta il diritto ad essere rappresentata nel parlamento siciliano. Certo le liste della Marano dovrebbero fare il mea culpa, e tanto più lo dovrebbe fare Claudio Fava la cui inerzia nella fase di presentazione delle liste, risulta inspiegabile. Un colpo di mannaia sulla sinistra, come se questa non avesse già subito altri precedenti colpi mortali, durante tutta la fase del berlusconismo. Ma è inutile piangere sul latte versato. Si dovranno fare pure i conti con il presente e pensare al futuro. Checché ne pensi il mondo intero.

Quello che osservo, in queste ore in cui ci sono ancora dei seggi elettorali che non hanno ultimato il loro lavoro, è che nessuno dei rappresentanti dei partiti intervistati fa riferimento a quel 51% di siciliani che non sono andati a votare, e che il 48% dei votanti non solo rappresenta la minoranza dei siciliani, ma la rappresenta con l’ulteriore deprivazione di senso di quanti hanno votato scheda bianca o hanno annullato la validità della scheda. Nessuno ci ha dato informazioni in materia. Anche se il primo dato incontrovertibile è proprio la sottrazione del diritto, espressa in modi differenziati, dalla stragrande maggioranza degli elettori. Hanno voluto punire il sistema politico, senza rendersi conto che hanno colpito solo se stessi.

Comunque sia, Crocetta, al quale nessuno nega la vocazione ad essere innovativo oltre che antimafia, ai suoi trenta deputati potrà aggiungere altri otto o nove deputati che gli derivano dal sistema di attribuzione dei seggi. Potrà avere 39 deputati. Non arriva ai 46 utili per la maggioranza di voti necessari a governare. E qui sorgono alcune domande. Li chiederà a Grillo o a Miccichè? E’ probabile che non li chiederà a nessuno. Chiamerà di volta in volta su singole proposte e programmi l’Ars a esprimersi, come del resto ha già dichiarato.

Insomma avremo un governo che sarà la versione aggiornata e contemporanea di quello che fu il milazzismo. Tutti dentro in nome della Sicilia e del suo autonomismo. Ben altra cosa da quello che pensa Casini: un nuovo blocco progressista-moderato nel quale non ci sarà a rappresentarlo il “comunista e gay” Crocetta, come lo ha definito in modo che voleva essere forse offensivo Gad Lerner, ma un soggetto che avrà come valore primario un nuovo sicilianismo, senza passato e senza futuro.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Elezioni: inizia l’epoca delle maggioranze irregolari

  1. Gaspare Serra ha detto:

    Il vero vincitore di queste elezioni, come Lei ha ben chiarito nella sua analisi (ed in tv ha fatto altrettanto forse solo il direttore Mentana), è il partito dell’astensione:
    – sia dell’astensione passiva (il 52% di elettori che hanno “scelto” di non legittimare la nuova Ars col proprio voto);
    – sia dell’astensione attiva (son sicuro che la percentuale di schede bianche o volontariamente nulle sia tutt’altro che irrilevante);
    – sia dell’astensione camuffata (di tutti coloro che hanno votato il M5S solo per non ricorrere all’astensione, riconoscendo tale Movimento come estraneo agli schemi della politica tradizionale).

    HA VINTO IL PARTITO DEL “NON-VOTO”, della delegittimazione del “Sistema” politico-clientelare, della condanna di tutte le forze politiche che si sono avvicendate sulle poltrone negli ultimi vent’anni.
    Da oggi è definitivamente tramontata la politica gattopardesca del falso rinnovamento: del cambio dei “contenitori” (del nome o del simbolo dei partiti) per non cambiare mai i “contenuti” (i loro protagonisti e programmi).
    Esiste il non voto “nichilista”, ma esiste pure il non voto “attivo”, espressione non della più misera antipolitica ma della pressante richiesta di buona politica: in Sicilia è stato certamente il secondo a prevalere.

    ADESSO la prospettiva è una sola: l’ingovernabilità!
    Tanto peggio, tanto meglio?
    Non tutti i mali, se lo si vuole, vengono per nuocere.
    CHE FARE?
    Ecco il mio personale pensiero:

    IN PRIMIS, tutti i partiti dovrebbero fare un bagno d’umiltà: una seria, profonda, meditata “autocritica”.
    Un Sistema politico che non detiene nemmeno la fiducia di un elettore su due è privo di alcuna legittimazione ed è obbligato a “sciacquarsi la bocca” prima di tacciare semplicisticamente gli astensionisti e gli elettori del M5S di essere barbari analfabeti della politica, irresponsabili, “sfascisti”… qualunquisti!
    Un primo segno sarebbe l’approvazione unanime di un ferreo “codice etico” interno ai partiti, per aprire le liste elettorali alla società civile e ripulirle da tutti i personaggi in vario modo “inguaiati” con la Giustizia.
    In una parola, i partiti dovrebbero “mutar pelle” al più presto, impegnandosi a non ripresentare alle prossime elezioni “nessuno” di coloro che abbiano già rivestito un ruolo pubblico o condiviso una responsabilità di governo.

    IN SECUNDIS, si rende necessario un accordo -non un inciucio!- tra tutte le forze politiche, non tanto per governare nei prossimi cinque anni la Regione quanto per realizzare nei prossimi sei messi due/tre basilari riforme condivise (a partire dalla legge elettorale).
    Se qualche coalizione ultra-minoritaria (del genere Crocetta+Micciché) pensasse di “farla franca”, raggirando il responso elettorale con qualche “ammucchiata consociativa” (sull’esempio dell’ultima legislatura Lombardo, o della maggioranza ABC che sostiene Monti), benissimo: vorrà dire che, da qui alle prossime elezioni, inizierà il conto alla rovescia per la loro definitiva “estinzione politica”!

    IN TERTII, occorrerebbe prepararsi a tornare alle urne la prossima primavera, per chiedere umilmente ai siciliani di legittimare la nuova classe politica che si proporrà per la guida della Regione.

    Non è detto che le cose vadano in questo verso, anzi ne dubito.
    Ma è certo che non vedo serie alternative: un governicchio Crocetta sarebbe un modo per tirare semplicemente a campare!

    Saluti…

    P.S.:
    Napolitano avrà finalmente sentito l’eco di un primo “boom!” dalla Sicilia???

  2. Francesco Paolo Magno ha detto:

    I voti, che hanno portato all’elezione di CROCETTA, provengono dal PD, dall’UDC, e da altri gruppi. In questo “connubio” io ritrovo la situazione politica,che caratterizzò l’Italia dopo la caduta del Fascismo.Allora la DC e il PCI di Togliatti “COLLABORARONO” prima in modo palese, e poi in maniera sotterranea, sorretti anche da altri gruppi politici. Questo “connubio”, equivoco sin dall’inizio , con il passare degli anni divenne sempre più degenere.A questo “connubio” , dopo il disorganico sommovimento del 1968 seguì la svolta autoritaria con Licio Gelli (il cosiddetto “Piano di rinascita democratica”),con Bettino Craxi,con Giuliano Amato,con Romano Prodi,con Silvio Berlusconi, con Mario Monti.La guida dei vari gruppi politici fu svolta,nella prima fase, dalla mafia e, nella seconda fase, dalla massoneria, dopo che , nell’incontro in Sardegna con Luciano Liggio, non fu trovato un accordo tra le due organizzazioni (il fenomeno della “massomafia” è rimasto sporadico, e, almeno finora, non è divenuto strutturale nella vita politica del nostro Paese). Sono convinto che gli ex democristiani e gli ex comunisti vogliano ricostituire il “connubio” del secolo scorso .Anche il cosiddetto “milazzismo” fu un momento di questo “connubio”, solo che il connubio non fu più o meno sotterraneo, ma divenne apertamente palese, e assunse il nome di “apertura a sinistra”,coprendosi anche con l’etichetta di “SICILIANISMO”.

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