Il “Re Sole” dei miei stivali

Luigi XIV il Re Sole

Luigi XIV il Re Sole

Con quell’umorismo inglese che Monti ha dimostrato di avere in quest’anno di governo che ci separa dalla bancarotta in cui Berlusconi ha lasciato l’Italia, alle soglie dell’inverno del 2011, il nostro premier ci ha regalato, ancora una volta, un’immagine efficace del suo predecessore. Quella di un sovrano che governava sul mondo intero e con un potere immenso, perché, quando in Europa il sole tramontava, le terre del suo regno situate all’altro capo del globo terracqueo venivano illuminate dalla luce di un nuovo giorno. Privilegio che capitò a diversi regnanti nell’età moderna e di cui, in quella contemporanea, allo stesso modo di quanto accadeva a Luigi IV, il “Re Sole”, o ai successori di Carlo V, alcuni più modesti uomini comuni si sentono investiti. Per la loro convinzione di essere di altra natura dalla specie umana, fatti di una qualità divina, senza la quale, il loro essere mortale non li collocherebbe in questo mondo, ma direttamente nell’aldilà.

Perciò comprendiamo il sentimento di deprivazione di cui soffre Monti, quando ci fa sapere, senza indicare a chi si riferisce, che il “Re Sole” lo ha abbandonato e che, perciò, una grande ombra fredda e oscura rischia di abbattersi sull’Italia. Per fortuna conosciamo gli abissi infernali da cui risalgono certi diavoli e ne avvertiamo gli effetti con gli spostamenti che provocano, come durante i movimenti sismici, o dopo che un territorio è stato devastato dalle fiamme. Rimangono a terra grandi fenditure, le case appaiono abbattute, la cenere della combustione sovrasta ogni cosa, la desolazione della distruzione, domina ogni scena.

Ora sappiamo che Berlusconi, oltre alla proprietà privata di reti televisive, testate di giornali e settimanali, squadre sportive e quant’altro, ha anche la proprietà personale di un partito politico, il Pdl, che dipende a comando dalle sue decisioni. Alcuni dei suoi dirigenti avevano per un attimo assaporato l’aria della libertà, della competizione delle primarie. L’avevano, diciamo meglio, annusata, come i segugi, i cani da tartufo o da selvaggina. Avevano persino deciso la data del 16 dicembre come la più idonea per le consultazioni. Il padre-padrone se ne stava a sbirciare, da dietro una tendina, sulla scena, facendosi delle grosse risate. Quando non ne ha potuto più e ha visto che le cose stavano per prendere una piega troppo libertina, ha tirato le redini e ha bloccato la carrozza che stava prendendo la sua corsa. Un fischio, un colpo di frusta e tutto è tornato al suo posto. Così, bando alle chiacchere, ciascuno si è messo in riga. Tutto è accaduto a pochi giorni dalle primarie del centrosinistra, dove non è che ci siano stati tanti reali concorrenti a Bersani. Ma qui, in ogni caso, non si può dire certo che sia mancata almeno una parvenza di democrazia, come analogamente, ma in modo più avanzato dal punto di vista delle tecniche mediatiche, accade nel partito/movimento di Beppe Grillo. Dove basta un clic per candidarsi. Ed un altro clic per uscire fuori dalla competizione.

Tra due eccessi di sfaldamento della democrazia, quello del padre-padrone che chiama a raccolta il suo popolo sbandato e quello del profeta virtuale che lancia le sue reti mediatiche, le primarie del centrosinistra sono apparse come un’anomalia tra le tante cose belle e giuste che ci circondano. Perchè ormai i tempi sono questi. Siamo abituati a camminare con la testa in giù e i piedi per l’aria. Se ogni tanto vediamo che qualcuno cammina come madre natura ci ha insegnato a fare, lo chiamiamo pazzo. Purtroppo dentro una cornice che vede comunque il popolo italiano turbato dalla rabbia e dallo sconcerto e che preferisce astenersi dal voto piuttosto che partecipare direttamente per aggiustare la gamba al cane, visto che zoppica vistosamente.

Il sarcasmo della parabola montiana ha perciò un significato più generale di quello che si possa cogliere nel semplice valore metaforico che gli ha voluto attribuire il premier. Che il “Re Sole” si avvicini o pensi di farlo, o si allontani da ogni razionalità e buon senso, lascia del tutto al loro posto le cose: la prospettiva di medio termine in cui l’Italia potrà risolvere i suoi problemi o cominciare a tentare di farlo, la mancanza di linee credibili di sviluppo dell’economia, il sostegno alle imprese e alla produttività, la risoluzione dei problemi dei giovani e degli anziani, il processo delle riforme ancora da attuare. E chi più ne ha più ne metta. Ma le sfide sono sfide e in tempi di guerra tirarsi indietro è da disertori. Ciascuno dovrebbe ora fare la sua parte. Se Berlusconi vuole cimentarsi con se stesso, sarebbe un errore e un fatto improduttivo proibirglielo. Che sperimenti la sua estrema fragilità politica e la sua inconsistenza nell’attuale panorama politico. Gli uomini che miracolosamente gli hanno dovuto spianare la strada lo agevoleranno ancora di più. Finalmente sanno a chi rivolgersi per essere confermati o disconfermati nella loro subalternità al potere. Non c’è nulla di peggio dei morti che vogliono sopravvivere a se stessi, quando da vivi non hanno fatto nulla per questo tentativo paradossale. Anzi, si sono comportortati come quei fantasmi che a furia di fingersi tali e di gridare al lupo hanno reso la scena incredibile, finendo sbranati dai lupi che temevano.

Giuseppe Casarrubea

Advertisements

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Il “Re Sole” dei miei stivali

  1. Emilio ha detto:

    È certo che si voterà con il Porcellum, pertanto occorre ingraziarsi il Dispensatore di posti in lista. Ciò ci consentirà di godere della Minetti in Parlamento. Quelli che nel Pdl assaporavano il gusto delle primarie, facendo dichiarazioni troppo indipendenti dal Dominus, adesso si mangiano le mani e tenteranno di fare i “figliol prodigo”. Che squallore!

  2. Andrea ha detto:

    “Il Re sole mi ha abbandonato” ergo non sono piu’ Illuminato.
    L’Ordine degli Illuminati (in tedesco: Illuminatenorden) venne fondato a Ingolstadt (Germania) il 1 maggio del 1776 da Johann Adam Weishaupt (1748-1830), come alternativa alla massoneria, assumendone una struttura analoga.
    Chi ha orecchi,intenda!

  3. Gaspare Serra ha detto:

    In qualsiasi democrazia, come correttamente ricordato dal presidente Napolitano, chiunque miri alla più alta carica di governo è costretto a percorrere una sola strada: candidarsi ed ottenere un voto in più del proprio avversario. Non è concepibile immaginare che si possa fare “un’altra eccezione” -dopo l’esperienza del governo tecnico- a questa basilare regola democratica!

    Se Monti ambisce alla premiership, ha il diritto di candidarsi e il dovere di dimostrare di avere un’ampia legittimazione popolare. Alla favola per cui non possa farlo in quanto già senatore a vita, solo gli “sciocchi” possono dar credito: per diventare premier non occorre candidarsi ad un posto in Parlamento, bensì è sufficiente accettare la candidatura alla premiership. Il Professore, comunque, potrebbe “mettersi in gioco” dimettendosi da senatore a vita e candidandosi come capolista alla Camera.
    Dubito profondamente, però, che Monti faccia prevalere, alla fine, il sentimento alla ragione, accettando di “scendere in campo”. Per quale fine? Porsi alla guida di uno schieramento moderato che potrebbe ambire, al massimo, a contendere il secondo posto al Movimento Cinque Stelle? Ed a quale costo? Dover rinunciare definitivamente alla premiership, una volta non risultato il più votato, e mettere in discussione anche la sua successione a Napolitano?
    Perché mai il Pd, presumibile primo partito, dovrebbe accettare Monti al posto di Bersani? Perché mai il Partito Democratico dovrebbe preferirlo alla Finocchiaro, ad esempio, per la Presidenza della Repubblica? E perché mai Berlusconi, dopo aver ricevuto il “gran rifiuto”, dovrebbe sostenere la sua corsa al Quirinale?

  4. Gaspare Serra ha detto:

    Mario Monti: “salvatore della Patria” o “fumo negli occhi”?

    Il più grande merito di Mario Monti è stato aver accelerato l’uscita di scena di Silvio Berlusconi (per quella metà di italiani cronicamente antiberlusconiana) ed aver ridato “credibilità” all’Italia agli occhi della Comunità internazionale (per l’altra metà di italiani).
    A chi lo “santifica” come salvatore della Patria, però, rispondo che, sulla lotta allo spread ed alla speculazione finanziaria, un ruolo sicuramente più decisivo è stato quello di un altro Mario, il presidente della Bce. Se così non fosse, come spiegare la risalita dello spread oltre quota 500 la scorsa estate, nonostante la rassicurante presenza di Monti al governo? E come giustificare il fatto che i mercati, nonostante i nostri allarmismi, hanno digerito benissimo le sue annunciate dimissioni?

    Il più grande difetto del Professore è stato, invece, quello d’aver temuto più il giudizio degli stranieri che quello dei suoi stessi concittadini.
    Il 22 novembre 2011, Monti otteneva la fiducia al Senato ponendosi tre obiettivi: rigore, sviluppo, equità. Ad un anno di distanza, ogni aspettativa è miseramente andata delusa:
    • di sviluppo non se ne intravede l’ombra (il Pil segnerà un -2,4% quest’anno);
    • l’equità è rimasta lettera morta (nel 2012 si è raggiunto il record della maggiore pressione fiscale al mondo, pari al 55% del Pil, mentre l’Imu, come configurata, è risultata una patrimoniale “regressiva”!);
    • persino il rigore montiano non ha prodottogli gli effetti sperati (l’Italia ha raggiungo il maggior debito pubblico della sua storia: superati i 2 mila miliardi!).
    A cosa sono valsi i sacrifici degli italiani? Dove sono finiti i “726 euro” di aggravio fiscale medio pro-capite prescrittici dalla cura Monti? Di fronte ad un tasso di disoccupazione che lambisce il 12%, a 3 milioni di disoccupati, a 2 milioni di giovani “neet”, a 4 milioni di lavoratori precari, può essere lo “spread” o il pareggio di bilancio la prima preoccupazione di un governo?

    La “doppia responsabilità” di Monti, allora, è stata quella di non aver impiegato:
    • il proprio strapotere politico intero (specie nei primi mesi del suo esecutivo, quando i partiti erano “terrorizzati” ed impotenti di fronte alla dittatura dello spread) per imporre al Parlamento, anche ricorrendo alla minaccia di dimissioni, una serie di vere liberalizzazioni e corposi tagli ai costi della politica;
    • la propria autorevolezza internazionale per chiedere in sede europea di ritrattare l’impegno del pareggio di bilancio entro il 2013, sciaguratamente assunto dal precedente governo Berlusconi (se un simile sacrificio non è richiesto a nessun altro paese europeo, perché mai dovrebbe gravare sull’Italia?).

  5. antonio ha detto:

    Articolo molto interessante di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti grazie per lo spunto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...