Crimini in missioni di pace

Apriamo, con questo articolo della storica triestina Claudia Cernigoi, un dibattito sulle missioni italiane nel mondo in tempo di pace, o nei teatri di guerra. Saremmo lieti di approfondire quale sia il senso di queste nostre missioni, quali esiti positivi esse hanno raggiunto, e se nel bilancio costi/benefici, il gioco sia valso e valga la candela.

Claudia Cernigoi

I due marò italiani arrestati in IndiaGià alcuni anni or sono avevamo avuto modo di scrivere in merito ad un certo tipo di informazione televisiva che andava in cerca dello “scandalo” e finiva col mettere alla gogna i protagonisti, politici oppure amministratori locali, che avevano commesso irregolarità più o meno gravi. Così alcuni programmi “satirici”, così altri più seri.

Milena Gabanelli, giornalista free-lance approdata alla Rai di Minoli, è stata un’apripista di questo giornalismo d’inchiesta. All’inizio ci aveva dato una buona impressione, finché non siamo incappati in un servizio che dipingeva una situazione che noi conosciamo molto bene, in quanto ci lavoriamo dentro, e che dipingeva come abusi, scandali ed irregolarità fatti che non lo erano o che proprio non si erano verificati. Abbiamo iniziato quindi a porci alcune domande su questa ultrapignola caccia allo scandalo da parte di Gabanelli, in primo luogo perché ci è venuto il dubbio che non sia tutto attendibile ciò che la cronista trova scavando, ma anche perché alla fine questo modo di fare giornalismo è stato uno dei fattori portanti della criminalizzazione della politica in quanto tale, quella crociata che ha portato come effetto, oltre alla sfiducia generalizzata e qualunquista nei confronti di chi “fa politica”, all’idea eversiva di Grillo che vorrebbe addirittura eliminare il Parlamento, tanto non rappresenta nessuno.

Due episodi recenti ci fanno meditare sul ruolo di Milena Gabanelli nell’involuzione della politica in Italia. Il primo è il presunto scandalo sollevato sul conto di Di Pietro (che ha sulla coscienza il disastro dell’Alta velocità nel Mugello, ma in questo caso ci sentiamo in dovere di spezzare una lancia in suo favore) in relazione a proprietà immobiliari a lui intestate, che poi si sono rivelate del tutto regolari. Peccato che nel frattempo Di Pietro sia stato messo alla berlina e bruciato, e proprio nel momento in cui era l’unica opposizione istituzionale al governo Monti.

Casualità? Mah! ma quello che più di tutto ci ha lasciato basiti è la posizione di Gabanelli a proposito dei marò rimpatriati dall’India dov’erano detenuti per avere ucciso due innocenti pescatori che erano stati “scambiati” per pirati (ed accolti dal Presidente Napolitano con tutti gli onori, va detto, a discapito delle nostre istituzioni).

Trascriviamo parte dell’intervento della giornalista.

“… i nostri due marò passeranno le feste a casa a condizione che fra due settimane vengano riconsegnati all’India. Un paese dove, se saranno condannati, rischiano la pena di morte. Allora, che cosa succederà in queste due settimane? Noi non siamo stati in grado di fare una legge elettorale, ma per una campagna elettorale potremmo essere capaci di qualunque cosa. Per una volta dimostriamo di essere un Paese dove a vincere è il diritto.

E il diritto internazionale prevede che chi ha commesso reati venga processato nel suo paese. È vero che non si trattava di un’operazione militare in senso stretto, è vero che la giurisdizione è complessa, ma sono i nostri connazionali, e come paese potremmo assumerci la responsabilità di non mantenere la promessa garantendo però all’India di fare le cose seriamente e quindi di processarli qui, e se ritenuti colpevoli e condannati, incarcerati qui, perché là c’è la pena capitale. Ma bisogna pensarci subito, bisogna farlo subito, senza aspettare che finiscano in pasto alla politica che li strumentalizza, li candida, li fa diventare eroi, rischiando così ancora una volta di dimostrare al mondo intero di essere un paese pasticcione e poco credibile”.

Praticamente Gabanelli propone alla Magistratura di emettere un mandato di cattura nei confronti dei due marò, in modo da trattenerli in Italia e non restituirli all’India: in tal modo il governo ne uscirebbe pulito, perché dovrebbe obbedire ad un ordine della Magistratura.

Ora, sarà anche vero che il diritto internazionale prevede che chi ha commesso reati venga processato nel suo Paese (ma in Italia non vengono mai processati cittadini stranieri? come mai le galere sono piene di extracomunitari che non hanno avuto licenze natalizie?), ma prevede anche che chi commette un reato in un Paese venga lì processato. I due marò hanno ucciso (ammettiamo per sbaglio, ma almeno un eccesso di zelo glielo vogliamo riconoscere? o ci sentiamo autorizzati a fare gli Sparafucile in giro per il mondo?) due cittadini indiani in acque territoriali indiane (anche se l’Italia sostiene il contrario), quindi la competenza giuridica dell’India c’è tutta, con buona pace della giornalista d’assalto.

Ma sarebbe interessante sapere come mai una giustizialista fustigatrice dei malcostumi come Gabanelli abbia preso tanto a cuore la situazione di questi due militari che, si voglia o no, hanno commesso un crimine e non si vede perché dovrebbero avere un trattamento di favore.

È ben vero che l’Italia è famosa per non avere processato i propri criminali di guerra, dopo avere rifiutato la loro estradizione ai Paesi dove tali crimini erano stati commessi (Jugoslavia e Grecia innanzitutto); anzi, il maresciallo Badoglio, dopo avere fatto di tutto e di più in Africa divenne il capo del governo post-fascista, colui con il quale gli Alleati trattarono l’armistizio dell’Italia che diventò in quel momento loro cobelligerante. Ed il generale Roatta, unico a sedere sul banco degli imputati (ma per l’omicidio dei fratelli Rosselli, non per crimini di guerra), nel corso del processo fu fatto scappare da ufficiali del ricostituito SIM badogliano (che erano stati ufficiali del precedente SIM mussoliniano), si rifugiò in Spagna e non scontò la pena comminata. Saremo diffidenti, ma non abbiamo molta fiducia che in Italia i due marò vengano condannati per la gravità del loro gesto: ricordiamo che l’omicidio di Pietro Greco fu considerato come “eccesso colposo di legittima difesa putativa”, il che mandò assolti i poliziotti che lo uccisero, disarmato, in via Giulia a Trieste il 9/3/85.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Crimini in missioni di pace

  1. Renzo C ha detto:

    Carissimo Dott. Casarrubea,
    pensavo di leggere qualcosa relativo alle “missioni di pace”, invece leggo tutt’ altro.
    Come è mia abitudine, preferisco astenermi dallo schierarmi in modo preconcetto su vicende nelle quali mancano ancora parecchi tasselli, anche se è più che evidente l’ uso strumentale/politico si è fatto della vicenda dei due marò da parte della destra.
    Ma è proprio per queste ragioni che l’ autrice di questo testo farebbe meglio ad astenersi da affermazioni come “…ci sentiamo autorizzati a fare gli Sparafucile in giro per il mondo?”, banalizzando una vicenda che parte invece da un fatto specifico e si sviluppa nell’ ambito della protezione di un cargo italiano in aree infestate da pirateria.
    L’ “eccesso di zelo” di cui scrive è un falso d’ autore, visto che non si conoscono né le regole d’ ingaggio né in che modo si sia sviluppata la sequenza degli accadimenti, così come la notizia di “…acque territoriali indiane…” è tutt’ ora una faccenda non accertata in modo inequivocabile, dal punto di vista di una coerente interpretazione dei codici internazionali.
    Semmai ciò fosse stabilito con certezza nel futuro, ad oggi ciò che qui è esposto va considerato come un “tiro ad indovinare”, nulla di più, e visto che il tema di questo testo riguarda anche l’ informazione distorta che i media hanno fatto sul caso, esso stesso non fa altro che sommarsi ai pregressi, aggiunge cioè solo altre inutili congetture prive di fatti.
    E l’ autrice è ben informata sui vari aspetti, ammesso e non concesso sia sempre lei a scrivere in altri siti, firmando con nome e cognome identici.

    Milena Gabanelli assume che la giurisdizione competente sia quella italiana, nulla più, e se lo dice è perchè probabilmente ne è convinta.
    Forse s’è accorta che la destra usa strumentalmente la vicenda per fini elettorali-propagandistici, ma abbiamo anche visto che i due marò hanno rifiutato ogni candidatura e sono rientrati in India: vogliamo dare loro atto che si sono comportati in un modo di cui possiamo invece esserne fieri pure noi come italiani?
    Non ha anche la Gabanelli diritto d’ opinione? O forse perchè nel servizio pubblico, dovrebbe astenersi?

    Cosa c’entri poi la parte finale è un mistero, sempre che l’ autrice non sia in vena di lezioncine storiche, peraltro assai difficili da giustificare sotto ad un titolo “Crimini in missioni di pace”: con la pace e i crimini ciò che scrive c’entra come i cavoli a merenda, e d’altronde anche il resto del post non ha nulla a che vedere con crimini in missioni di pace.

    Se invece tutto questo post serve ad allertarci sull’ informazione distorta che i media ci propinano, allora non si può che essere d’accordo, salvo il fatto si guardi non solo da una parte, cosa che invece di frequente accade.
    Avere interessi di bottega o preconcetti ideologici non è mai un buon preludio, almeno se si narra di fatti, oppure è meglio esplicitarli in premessa, aiuta il lettore.
    E allora mi stupisco – ma anche no – che ad esempio nulla sia stato scritto sulla reale cronologia dell’ applicazione di Antonio Ingroia al CICIG, e mentre lo si è fatto passare come confinato dai poteri forti per – addirittura – eliminarlo lontano da occhi indiscreti, i fatti invece stiano in tutt’ altro modo: ha chiesto lui di andare al CICIG, e nel 2011, prima ancora che intercettasse Mancino, sia con D’ Ambrosio che, poi, con Napolitano.
    Questa favoletta serviva alla sinistra e non solo: Grillo c’ha marciato su non poco. Poi abbiamo visto come s’è conclusa. Adesso il plot prevede una lettera anonima di settembre, tanto per tenere accesi i riflettori.
    Non è argomento off topic, se non nella misura in cui possa esserlo lo stesso post. Pare banale e puerile rammentare che l’ informazione dovrebbe essere scevra da pregiudizi, eppure c’è ancora chi vorrebbe lo fosse.

    Dott. Casarrubea, se questo post è l’ inizio di un “…dibattito sulle missioni italiane nel mondo in tempo di pace, o nei teatri di guerra.” faccio molta fatica ad inserirlo nel contesto di cui Lei scrive, non ci trovo molta pertinenza.
    Mi sembra solo un tentativo velleitario di mettere assieme ipotesi e fatti, per rendere credibili le prime, fallendo.
    Mancano solo le foibe, poi sarebbe completo.

  2. Francesco Paolo Magno ha detto:

    L’articolo solleva e affronta un problema fondamentale della società umana : Ci sono fatti e condizioni, che rendono moralmente approvabile l’uccisione di un mio simile ? Per chi considera l’uomo come un essere COSTITUTIVAMENTE SOCIALE l’uccisione di un proprio simile è una sicura e oggettiva PERDITA di natura qualitativa e quantitativa : è, PER TUTTI GLI UOMINI, una evidentissima “deminutio”. Ma c’è in mezzo a noi , da tempo immemorabile, una folla di gente , che ritiene moralmente approvabile l’uccisione dei propri simili, quando si tratta di ampliare, o rendere più duraturo il proprio “stanziamento ” nel mondo : questa folla di gente ha i suoi teorici e i suoi capitani nei cosiddetti “GUERRAFONDAI”, ai cui estremi stanno, da una parte, i “criminali di guerra”, e, dall’altra parte, gli individui, che accettano di svolgere azioni militari. Che fare ? Chi è “sveglio”,cioè chi si è incivilito può cercare di convincere la folla immatura che è un’azione morale e necessaria eliminare le OGGETTIVE LACERAZIONI, da cui nascono i contrasti tra i singoli , tra le classi sociali, e tra gli Stati . In questa direzione costruttive indicazioni sono state fornite, tanti secoli fa, da Gesù Cristo, e, in tempi più recenti, da Marx, Lenin, Stalin, Mao, e dal nostro Gramsci. Da queste figure ci giunge, chiarissima, un’esortazione : tra gli uomini ci saranno guerre, finchè sarà presente l’ingiustizia sociale. In che cosa consiste l’ingiustizia sociale ? L’ingiustizia sociale è costituita dalla divinizzazione o sacralizzazione della “PARTICOLARITA” : la giustizia sociale è costituita, invece, dalla divinizzazione o sacralizzazione della “UNIVERSALITA’ ” . C’è la giustizia sociale solo se a TUTTI GLI UOMINI è assicurata una FELICITA’,che ha un identico livello qualitativo e quantitativo. Chi ieri visse in mezzo alle rovine e alle turpitudini della seconda guerra mondiale, e chi oggi è tormentato dall’imminenza di una morte straziante in Irak, in Afganistan, in Palestina, in Siria, in Egitto, in Libia, in tutti i Paesi, in cui impera una sete omicida, chi vive qutidianamente queste esperienze infernali, sente vivissimo il bisogno della Pace. Alcuni Greci immaginarono che la dea della Giustizia,la vergine Astrea, inorridita dalle iniquità degli uomini, si sia trasferita nel Cielo. Spetta a noi, non con l’immaginazione ma con un quotidiano impegno e con coraggiose testimonianze, costruire nel mondo un GIUSTO ORDINAMENTO SOCIALE. Nella nostra Sicilia la lotta contro la mafia e contro la corruzione resta un mero clamore , se non si trasforma in un preciso, lucido progetto : nel progetto di modificare RADICALMENTE l’attuale sistema socio-economico.

  3. Michele Giuliano ha detto:

    Premettiamo che i marò in servizio sulla nave erano 6 e non i due di cui tanto si sta parlando. I sei marò erano parte di un NMP cioè il Nucleo Militare di Protezione. Non stavano effetuando alcuna missione di pace, ma stavano fornendo un “servizio a pagamento” ad una petroliera privata previsto da un accordo sottoscritto dal Ministro delle Difese dell’epoca – Ignazio La Russa e l’associazione delgli Armatori.
    L’accordo prevede che l’armatore faccia richiesta al Ministero di un NMP che viene fornito “salvo disponiblità”. Premesso questo, risulta difficile credere che si possa scambiare un assalto di pirati con l’avvicinarsi di un peschereccio. Risulta difficile credere che nessuno degli altri componenti della petroliera abbia visto o sentito niente. Risulta difficile credere che siano stati elargiti soldi alle famiglie dei pescatori senza che questo possa significare ammissione di colpa.
    Pertanto a prescindere della competenza territoriale, credo sia inconfutabile che due pescatori sono stati uccisi e, come spesso capita, noi italiani non riusciamo a fornire luce alla verità.

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