Quando la Rivoluzione è un dovere

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

Più ci avviciniamo alla data delle elezioni e più mi rendo conto che gli italiani sono un popolo che presenta le caratteristiche di un esercito disarmato, alle prese con marce forzate sempre più difficili e con troppi generali al comando. Un popolo che ha cessato di essere popolo e Nazione e si è disperso in mille viottoli diversi. Esattamente come succede a un prezioso oggetto di cristallo, quando cade a terra. Non si ricompone più. E chi ci riesce, avrà in mano una cosa senza valore e disgustosa a vedersi.

Per questo, a mio giudizio, ha fatto bene Ingroia a fondare  Rivoluzione civile e a indicare una via da intraprendere in grado, prima di tutto, di ricostruire dalle fondamenta, il senso di ciò che siamo, come italiani. Il nostro Paese, infatti, è sempre più in balia di pescecani, di quanti lo hanno ridotto al punto in cui siamo. La prova del nove ce la dànno le oltre centosessanta liste presentate e, inoltre, quel gran correre dei cosiddetti candidati premier che, sovvertendo ogni ordine costituzionale, presumono tutti, contro ogni buon senso, di essere i futuri capi del governo.

Non ci sono molti discorsi da fare. Un Paese ridotto a una frantumazione così grave dimostra solo che la sua classe politica ha perduto da un pezzo credibilità e lume d’intelletto, e che ciò che avrebbe dovuto essere una prerogativa del capo dello Stato, e cioè la designazione del candidato premier, è diventato un optional, un’auto-investitura. Questa volta non c’è stata la reazione decisa del Quirinale contro la lesione delle sue prerogative. Da quello che possiamo capire, la suprema autorità istituzionale, per quanto alta e irripetibile, reagisce a seconda delle sue convenienze, o della tutela delle ragioni  imposte, ad esempio, contro i magistrati di Palermo che indagavano sui rapporti tra Stato e mafia. Insomma anche sul versante delle garanzie costituzionali e del diritto a sapere la verità, si è preferito tutelare, con il silenzio, certi personaggi sui quali si indagava anche se si sarebbe dovuto privilegiare la via della trasparenza.

Ora se su una semplice intercettazione che non riguardava per nulla il presidente della Repubblica, bensì un ex ministro, si è posta una pietra tombale, figurarsi quali rassicurazioni possono avere i mortali cittadini quando, in nome della ragion di Stato di cui sono state sempre coperte le stragi, a cominciare da Portella della Ginestra e dalla stessa fine del bandito Giuliano, le autorità impongono la mordacchia. Nonostante siano passati oltre sessant’anni. E non siamo stati tacitati tutti gli italiani sulla mancata riforma elettorale? Lor signori hanno deciso che devono essere non più i cittadini a scegliere i propri rappresentanti, come vuole la Costituzione, ma i segretari politici e i soliti burocrati, la stessa legge fatta da lor signori, il solito porcellum. Meglio di tutti lo sa Ingroia che ha dovuto affrontare una controversia persino con il suo amico più caro: Salvatore Borsellino. E’ vero che il PD ha fatto le primarie per scegliere il premier (fatto, come abbiamo visto, incostituzionale), ma chi ha scelto i candidati, chi ha gestito il controllo dei risultati e, soprattutto, la campagna elettorale per i papabili? E adesso che si sono formate le liste nel mare magnum della degenerazione e degli appettiti di tutta la vecchia classe politica, gli italiani per chi andranno a votare il 24 febbraio? Per i propri rappresentanti o per i lacché di questo sistema malato? Ne è un sintomo la confusione. Non siamo infatti in America. La vera malattia non consiste, come vuole Bersani, nel nominalismo e nel personalismo delle liste, ma nel deprivare i cittadini, le sezioni, i territori del diritto alla proposta e alla discussione. In poche parole della possibilità a esistere come figure politiche. Una vera e propria espropriazione.

Da qui si può risalire a tutta la storia della nostra Repubblica. Poco importa che sia la prima o la seconda. Quello che ormai sappiamo è che, chiunque abbia un minimo di buon senso, ha il dovere di dubitare di ciò che si dice e persino degli atti ufficiali. Di quello che le autorità asseriscono. Specie quando i loro giudizi arrivano puntuali come mannaie in tempi di buio e di cattivo cammino. Ecco, la Rivoluzione civile comincia dal dubbio, dall’atteggiamento critico, dal rifiuto delle vecchie facce e dei vecchi comportamenti, per essere costruttori di democrazia e di consenso per davvero.

Ingroia si è sobbarcato, perciò, una grande responsabilità: costruire l’alternativa a tutte le forze politiche che hanno affossato le classi lavoratrici e le fasce sociali più deboli, tutelate dalla nozione del lavoro come valore primario dello stesso Stato, tanto da essere collocato al primo punto della nostra Carta costituzionale. Rivoluzione civile è un appello alla Resistenza, per la salvaguardia dei nostri diritti.

Perciò ho gradito molto ieri sera, alla trasmissione Leader di Lucia Annunziata, la gestione dell’incontro che Ingroia ha sostenuto con il pubblico presente. Ha dato la parola ai suoi candidati, intervenendo per il tempo strettamente necessario. La Rivoluzione civile comincia proprio da qui. Dalla condivisione, dal conflitto interno, dalla necessaria sintesi. Sono sicuro che questo movimento saprà costruirsi per il futuro le sue strutture democratiche dal basso, dando voce a chi non ha voce, sapendo penetrare nelle case, utilizzando le nuove tecnologie. Non alla maniera di Grillo che fa il despota e l’attore unico di tutte le piazze d’Italia, ma nell’unica maniera possibile. Quella solidaristica e partecipativa. Ci potrà riuscire se saprà sostituire alla denuncia gridata e al palcoscenico, il lavorìo capillare delle formiche, che si dànno da fare sempre, specie quando i tempi sono più difficili.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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12 risposte a Quando la Rivoluzione è un dovere

  1. Marcello Marani ha detto:

    Solo che l’autore di cui concordo quasi tutto ciò che scrive, non riesce a rendersi conto che anche lui accettando e dando per scontata la dizione di “Premier”, “sovvertendo ogni ordine costituzionale,,,,,”, che ha portato alla: “…. reazione decisa del Quirinale contro la lesione delle sue prerogative….” concorre a consolidare nell’immaginario collettivo, la convinzione che ormai siamo purtroppo in regime di premierato..
    E se poi si prosegue adottandop l’ormai consolidato vezzeggiativo di porcellum, per
    una legge elettorale che ci espropria del 99% del diritto di scelta, dato che o mangiamo quella minestra, o saltiamo dalla finestra, piuttosto che chiamarla con il nome originario, del resto datole dal suo ideatore, che senza pudore è vergogna, si era pubblicamente vantato, di aver fatto una PORCATA, sta a dimostrare prima ancora che una resa politica, una subalternità culturale codista che si nutre anche lei di tutto ciò che sforna l’avversario, da cui si fa trasportare a rimorchio, ballando sulla sua musica e cantando con le sue stesse parole.
    E per concludere mi stupisco che un esimio e dotto personaggio, come il prof Giuseppe Casarubea, di cui conosco la fama ed ho letto più di qualche articolo, e recensione delle sue opere, e che pure tanto chiaramente e correttamente fa sovente richiamo alla Costituzione, come fondamentale legge suprema, cui tutti dovrebbero attenersi, poi anche lui consenta con l’equivoco quando parlando della Repubblica, afferma: “… Poco importa che sia la prima o la seconda….” , non rendendosi conto che, a mio avviso, siamo neppure a metà della prima, in quanto un sistema si estingue una volta esaurito e soddisfatto interamente il dettato costituzionale, mentre qui siamo neppure a metà della prima Repubblica, dato che del suddetto, mi si scusi la volgarità, se ne è realizzato appena poco meno di un kazzo.

    • casarrubea ha detto:

      Caro amico, spesso siamo costretti a usare un certo lessico solo per farci capire. Nella sostanza delle cose, a parte i nominalismi, mi pare che siamo grosso modo d’accordo. Il richiamo alla prima e seconda Repubblica,mi pareva fosse chiaro, è diretto proprio all’auspicio del mantenimento dei diritti principali dei cittadini. Primo tra tutti il lavoro. Cosa in cui anche lei, credo, concorda.

      • Marcello Marani ha detto:

        Siccome da politicamente autodidatta, considero come miei maestri, personaggi a partire da Marx a Lenin a Gramsci a Rosa Luxemburg, ad Antonio Labriola a B. Russell, a don Milani a Berlinguer, ecc., proprio da loro ho imparato che le parole sono pietre, e partendo appunto dalla rivoluzionaria tedesca che affermava: ” Il primo gesto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro vero nome”, invito a cominciare a chiamare le cose con il loro vero nome e siccome proseguiva con:
        “Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene”, credo sia il momento di cominciare anche a muoverci.
        Cosa che personalmente ho iniziato a fare, già dal 1962, quando per la prima volta lessi il testo completo della Costituzione e da allora me ne sono innamorato, e predico in continuazione, contro quelli che chiamo i guastatori, gli eversori e persino spergiuri, che camuffati sotto i panni di riformisti per l’alternanza, quando occorrerebbero concreti riformatori per l’alternativa, o la C. la ignorano fino a non nominarla neppure una volta, o se ne parlano, piuttosto che difenderla, salvarla, rispettarla, divulgarla ed applicarla, per non dire manometterla e degradarla e .quanto meno si dichiarano tutti, persino il Colle propensi a metterci le mani.
        Per non parlare del Fra Inteso, sempre Piduista, eversore e spergiuro, personaggio che mi rifiuto persino di nominare, che la vorrebbe addirittura abrogare per farsene confezionare una a propria immagine e somiglianza.
        Ed ecco allora che come Diogene vado con la lanterna alla ricerca dell’uomo che la C. la difendesse, ed ho trovato che Ingroia sia l’unico che la ricorda e ne parla in modo positivo, e quindi mi sono posto l’alternativa, che per non astenermi, sia pure per la prima volta, ho deciso a diventare suo sostenitore, intanto per non cedere ancora al ricatto morale del voto utile, e poi nella speranza che anche la valanga, prima di essere tale, era solo in semplice fiocco di neve.
        E per concludere sempre con la Luxemburg che ha detto.anche:
        “Solo estirpando alla radice la consuetudine all’obbedienza e al servilismo (ed io aggiungerei anche il conformismo), la classe lavoratrice acquisterà la comprensione di una nuova forma di disciplina, l’autodisciplina, originata dal libero consenso” , ecco il perché il mio rigore gramsciano, verso appunto improvvisazioni e semplificazioni che Gramsci avrebbe definite persino sciatterie, .mentre la riconquista di una egemonia culturale, peraltro a mio avviso mai avuta, chiederebbe che dobbiamo essere noi ad imporre all’avversario di ballare sulla nostra musica ed a cantare con le nostre parole, senza accodarci a seguire le loro semplificazioni.
        Quindi non me ne voglia se sottolineo a mio parere certe carenze come ho fatto nel commento precedente, e se le sottolineo certe semplificazioni di comodo, che invece che distinguerci, alla fine ci fanno apparire omologati alla stregua di tutti gli altri e ci lasciamo confondere con loro, dato che invece che marcare le differenze come auspico e sollecito, usiamo anche noi i loro stessi linguaggi.
        Comunque sempre con immutata stima e rispetto.

      • casarrubea ha detto:

        Sono contento per la tua scelta e penso che il più grosso problema IOngroia se lo troverà davanti dopo le elezioni quando dovrà costruire un progetto di democrazia interna capace di unire tutte le anime democratiche e rivoluzionarie che compongono il movimento della Rivoluzione civile. Un compito difficile al quale dovremmo lavorare tutti.

  2. Renzo C ha detto:

    Carissimo Dott. Casarrubea,
    premesso che non condivido più parti di questo suo articolo, mi chiedo e le chiedo come potrà lei forse votare per il caravanserraglio di Ingroia alle prossime elezioni, visto che proprio in Sicilia si troverà come primo in lista al Senato un ex MSI per decenni e poi IdV come Luigi Li Gotti?
    Non escludo che da posizioni di estrema destra sia passato negli anni fino all’ estremo opposto, anche se di solito trasformismi così incredibili mi lasciano piuttosto perplesso.
    Molto più comprensibile invece la candidatura in Sicilia di Sandro Ruotolo, in fin dei conti andava in vacanza con Massimo Ciancimino alle Eolie.

    Cambiando argomento, la vicenda dell’ esame sul DNA del bandito Giuliano si è conclusa con la sicurezza al 90% di corrispondenza, per cui la salma è proprio la sua: non è possibile che al tempo vi fosse un sosia di Giuliano facente pare della ristretta cerchia dei parenti, almeno, nelle sue indagini i sosia non erano così strettamente imparentati col bandito.
    Ora è possibile sgombrare il campo dal dubbio che non fosse lui e proseguire nell’ indagine storica con almeno un punto fisso, scientificamente validato.

    Cordiali saluti
    Renzo C

    • casarrubea ha detto:

      Caro Campagna,
      ognuno è libero di considerare il prossimo con le metafore che più gli sono congeniali, se queste lo aiutano a esprimere un’idea. Ma a furia di considerare il prossimo sempre e comunque con l’ipercritica di chi ha la puzza sotto il naso, in Italia la convivenza civile sarà sempre più difficile. Da molto tempo in qua mi sono abituato o esercitato a vedere, invece, negli altri, a meno che non siano avanzi di galera, quel tanto di positivo che possono avere. Quanto all’appartenenza a un partito le posso assicurare che ho conosciuto vecchi militanti del Msi veri galantuomini e persone del Pci o della sinistra che mi hanno fatto venire il voltastomaco. E questo glielo dice uno che per vent’anni ha militato nel partito di Berlinguer, quando Berlinguer era vivo. Se poi lei avesse la bontà di studiare più approfonditamente Togliatti scoprirebbe che fu il primo a concedere l’amnistia persino ai reduci di Salò, pur di pacificare gli italiani. Purtroppo quella lezione non è stata appresa e il corso della nostra democrazia ha avuto notevoli ritardi. Non dico solo per questa ragione, ma anche per questa. Stia comunque tranquillo che prima di votare per qualcuno vedrò fino in fondo chi è. E soprattutto se è una persona onesta.
      Quanto al dna non so se per lei il 90% possa costituire la certezza matematica, che è quella che noi (Mario Cereghino ed io) volevamo. C’è una notevole probabilità. Corrisponde esattamente a quello che sapevamo prima che una serie notevole di indizi e testimonianze, raccolti lungo decenni nel nostro territorio, ci spingesse a consegnare tutto alla valutazione di un tribunale. Credo che gli storici e i cittadini possono avere adesso moltissime assicurazioni in più. Ma non la certezza. Mi resta, comunque, un interrogativo che è questo. Non essendo mutati, per quello che ne sappiamo, i campioni del dna esaminati nella scala gerarchica del rapporto zio-nipote, cosa ha spinto la commissione a consegnarci adesso il dato percentuale riferito, quando nel febbraio del 2011 la stessa commissione non si era proprio espressa per una probabilità così elevata?

      • Renzo C ha detto:

        Carissimo Dott. Casarrubea,
        se l’ onestà morale o quantomeno la pulizia nel casellario giudiziale dovessero essere i soli parametri sui quali scegliere chi ci rappresenta al parlamento, non sono convinto che manderemmo persone capaci di svolgere il proprio mandato adeguatamente.
        O meglio, non può essere per me la sola discriminante per la scelta.
        Anche perchè, e questo è l’ aspetto più preoccupante, se passasse questa logica, avremmo che a decidere chi può lecitamente candidarsi è il potere giudiziario, l’ unico potere dello stato democratico a non essere sottoposto alla volontà popolare nella scelta dei propri rappresentanti.
        E sappiamo bene sia lei che io cosa è in grado di produrre, anche citando il solo caso Tortora, vicenda che portò ad un referendum, puntualmente disatteso nella sostanza.
        Per questo le ho sottoposto i paradossi di Li Gotti e Ruotolo, personaggi che non hanno alcun carico giudiziario pendente o pregiudicato, bensì hanno l’ uno un passato ideologicamente distante anni luce dalle sue posizioni politiche che presumo essere molto più affini a quelle di Ingroia, l’ altro cavalcato le bufale propalate dall’ incunabolo palermitano (2gg. fa l’ ultima sua prodezza al processo Bosio) per finire dov’è oggi: pronto per una sedia qualsiasi, o parlamentare o alla Regione Lazio.
        Ma nella lista Ingroia ci sono anche altre presenze che a rigor delle loro stesse logiche non si dovrebbero nemmeno presentare su un palco, però per loro il perdono vale, per gli altri no.
        Ed è per queste ragioni che “la puzza sotto il naso” ha sì ben poco senso, ma è la stessa che viene cavalcata dai moralisti del comportamento altrui, mai dei propri. Così come la percezione dell’ “avanzo di galera” è soggettiva, ma manipolata da chi ha interesse ad enfatizzare le altrui magagne, minimizzando le proprie.
        Perchè, sempre restando in Sicilia, è questa stessa logica demagogica che ha portato all’ esclusione di Crisafulli dalle liste del PD, non perchè fosse incandidabile ma per l’ “opportunità” politica di drenare consensi.
        Eppure il PD ha almeno offerto la possibilità di scegliere i candidati al di fuori della legge porcata – chiamiamola col suo vero nome – cosa che Ingroia invece non ha fatto, anzi, ha presentato assessori napoletani in Liguria e Veneto, nel più palese ossequio delle prerogative che la legge elettorale offre.
        Vede Dott. Casarrubea, ciò che ho scritto e che lei molto gentilmente ha pubblicato qui nel suo blog, vale non solo per le parti avverse, ma per tutti: la politica, a maggior ragione in campagna elettorale, è pura pubblicità, e la narrazione del personaggio principale è fondamentale nella strategia elettorale. E ciò vale anche per i comprimari, specie se possono in qualche modo offuscare l’ immagine dell’ eroe in primo piano.
        Vuole un esempio? Il callido Ingroia è stato fatto passare dalla propaganda amica come un esule, un confinato in Guatemala dai poteri forti, in seguito alla nota vicenda del conflitto di attribuzione col PdR. Addirittura ci fu chi scrisse che in Guatemala sarebbe stato più facile eliminarlo fisicamente, lontano da occhi indiscreti.
        Peccato sia un falso, cioè pubblicità creata ad arte per tenere i riflettori su di lui, fino all’ imbarazzante balletto mi-candido-non-mi-candido dello scorso dicembre.
        Pochi sanno invece che già a fine maggio aveva espresso la volontà di accettare il ruolo al Ministro Severino, ruolo che lui stesso aveva richiesto all’ ONU mesi prima.
        Vogliamo rcavarne allora delle logiche deduzioni in relazione all’ indagine che stava conducendo, al tempo in cui maturava la decisione di partire per il Guatemala?
        Mi dispiace dover quindi ammettere che Grillo, nella sintesi comunicativa che Casaleggio gli prepara, ha colto nel segno nel definirlo “foglia di fico”, solo che nemmeno la foglia è un gran che.

        Sono invece molto d’accordo con lei quando afferma che la rettitudine morale è indipendente dall’ appartenenza politica, mentre lo sono decisamente meno per quanto riguarda il riferimento storico a Togliatti: vorrebbe forse perdonare oggi dei mafiosi o dei fiancheggiatori? Oppure dei corrotti o dei collusi?
        Credo e spero proprio di no, anche perchè il clima sociale – completamente differente dal dopoguerra – non lo permetterebbe affatto, anzi, favorirebbe ancora di più l’ antipolitica e le sue derive destrorse, movimenti populistici e demagogici che si esprimono nel M5S e CasaPound.
        Purtroppo noto, d’accordo con lei, come ci sia oggi ben poco spazio per un sano e costruttivo confronto democratico, men che meno in una fase recessiva come l’ attuale, perchè le “pance vuote” storicamente portano agli estremismi.
        Quindi concordo con lei che l’ esempio di Togliatti coi reduci di Salò non solo è stato dimenticato, ma è stato all’ opposto forse considerato come un salvacondotto per i politici nei decenni successivi, nessuno escluso.
        Questa è però l’ Italia oggi, che ci piaccia o meno, e se dobbiamo – come nel passato – scegliere per “il male minore” o turarci il naso, perchè non vi è parte politica scevra da contraddizioni e/o scheletri nell’ armadio di cui ci si possa fidare, allora resto ad osservare e sottolineare le contraddizioni e le magagne di tutti i soggetti politici, nessuno escluso.
        Da anni rifiuto questa scelta, e nonostante sappia perfettamente che sbaglio, mi asterrò ancora una volta.
        Mi riservo solo il diritto di non voler sprecare nemmeno una parola per le altre formazioni politiche, a partire dai berlusconiani, talmente ipocrite che non vale la pena prendere in considerazione, mentre noto che, consapevolmente o meno, i suoi avversari di sempre gli regalano consensi insperabili solo mesi fa.

        Per quanto riguarda la questione Giuliano, io credo che la vostra sia stata un’ azione veramente ottima sia per le finalità storiche, sia perchè basata da documenti che ponevano seri dubbi sulla vera identità della salma, ma non conosco a fondo i dettagli cui lei accenna in seguito.
        Non ho alcuna competenza scientifica per potermi esprimere, spero però che lei possa scrivere un resoconto di tutti i vari passaggi nella loro cronologia ed eventualmente esibire i documenti delle analisi e le motivazioni della richiesta di archiviazione.
        Ciò che i media hanno divulgato in proposito è veramente poco, e quello che ho potuto capire – e lei mi conferma – la corrispondenza al 90% col DNA del nipote porta la probabilità che si trattasse di un sosia a percentuali minime: in altre parole, avrebbe dovuto essere un “sosia di famiglia”, è corretto?

        Mi scusi se mi sono dilungato troppo nel commento.

        Cordiali saluti
        Renzo C

      • casarrubea ha detto:

        Apprezzo molto il suo senso critico, perchè è stato anche il mio. Ma non vedo, in questo momento difficilissimo, a chi possano affidarsi gli italiani per un governo capace di risolvere con correttezza i problemi che li attanagliano. La sua scelta di neutralità e di porsi alla finestra a guardare la marmaglia che avanza, mi pare sbagliata. Ma io non tento neanche di persuaderla, perchè lei è abbastanza intelligente per capire le cose da solo. Quanto al dna, se oggi ne sappiamo qualcosa in più è grazie alla documentazione che Mario J. Cereghino ed io abbiamo avanzato in tribunale facendo appena il nostro dovere. E non è stato un solo pubblico ministero ad aprire il fascicolo giudiziario sul caso, ma un pool di magistrati. Visto che avevamo in esame un criminale con oltre 400 delitti sulle spalle, tra cui alcune stragi e decine di persone innocenti assassinate. Sul dato percentuale i miei dubbi gleli ho già esposti prima. Comunque se ne vuole sapere di più può leggere La scomparsa di Salvatore Giuliano che con Cereghino ho pubblicato per i tipi della Bompiani, con una consapevolezza: la ricerca storica non va avanti in dipendenza di altri campi di ricerca, ma a prescindere da essi.

  3. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Dopo avere conseguito l’unità politica nel 1860 ( pur con la sopravvivenza di pesi e limiti gravissimi), l’Italia ha cominciato ad acquisire una sua specifica IDENTITA’ in tutti i settori del cammino umano ( agricoltura, industria, commercio, operazioni finanziarie, cultura,…….). La nascita di questa specifica identità dell’Italia non ha incontrato , per i motivi più vari, il gradimento e l’approvazione dei più grandi Stati europei ( Francia, Germania, Inghilterra, Austria). Tralascio di analizzare i vari momenti del cammino, compiuto dall’Italia dopo l’unificazione politica del 1860, e rivolgo la mia attenzione a quello che accadde in questo nostro Paese nella seconda metà del Novecento. Caduto il Fascismo, si erano formati alcuni grossi aggruppamenti politici ( DC, PCI, PSI,MSI, PSDI ). La presenza ( in Italia) di partiti robusti non piacque ad alcuni Stati europei, che, sicuramente attraverso i loro servizi segreti, si adoperarono per “BALCANIZZARE” la vita politica del nostro Paese. Non fu difficile (con i mezzi cospicui, di cui dispongono i servizi segreti) corrompere personaggi autorevoli, e seminare scompiglio e confusione nelle file dei grossi partiti italiani. Il primo ad essere decapitato e distrutto fu il partito socialdemocratico : dopo ci fu il crollo di PCI,DC, e MSI ( OCCHETTO del PCI, BUTTIGLIONE e MARTINAZZOLI della DC, FINI del MSI chiusero la bottega del partito, che guidavano). L’unico, che rifiutò di chiudere la bottega del PSI, fu CRAXI ( ma si provvide a travolgerlo insieme al suo partito, attraverso l’intervento della Magistratura). Il “repulisti”, voluto da alcuni Stati europei, e la conseguente “balcanizzazione” della vita politica italiana ebbero, così, il loro totale completamento.La distruzione della specifica identità dello Stato italiano fu ulteriormente consolidata e corroborata con la costituzione della Unione europea, e con l’imposizione della moneta unica ( ” duce Prodi”). La frammentazione politica, denunziata da Giuseppe Casarrubea nel suo articolo, è opera degli interventi stranieri (alcuni palesi, altri occulti). E’ ovvio che, se vogliamo rendere migliore la condizione del nostro Paese, dobbiamo dare l’avvio al nostro TERZO RISORGIMENTO. Successivamente sarà possibile darsi da fare per compiere la RIVOLUZIONE SOCIALE: per questo ulteriore avanzamento della civiltà umana è necessario che i comunisti italiani raggruppino gli oppressi e gli sfruttati in un partito forte ed unitario, caratterizzato da una disciplina ferrea. Chi vivrà vedrà…..

  4. Marcello Marani ha detto:

    Parafrasando i versi finali dell’Eneide di Virgilio possiamo dire:
    “Di si gravoso affar di si gran mole,
    è dare vita a una sinistra unita!”, ed ancora con il Poeta possiamo aggiungere:
    “Unità vo’ cercando ch’è si cara,
    come sa chi per lei vita rifiuta!”
    Infatti visto che per un certo periodo abbiamo militato nello stesso Partito ricordiamo che il cemento unitario che teneva unite tante personalità di cultura e di spessore, partiva intanto dalla integrità morale di tutti a partire dai militati e dirigenti di base e su, su fino alla direzione ed il segretari, che da Gramsci, a Togliatti, a Longo ed Berlinguer, avevano vissuto, una vita adamantina anche se con errori ma mai e poi con la minima deroga nella questione morale, e la regola che teneva tutti uniti era quella che definisco con rimpianto, il sano Centralismo Democratico che traeva origine dall’insegnamento gramsciano, della tolleranza nella discussioni, ma intransigenza nell’azione, ed il frazionismo era considerato peccato mortale.
    poi purtroppo la drammatica ed improvvisa scomparsa di Berlinguer e, con la scialba direzione di Natta ed il susseguirsi di Occhetto ecc, hanno man mano, in nome di un becero democraticismo eroso quello che era appunto il sano Centralismo Democratico, fino a degradarlo nell’insano verticismo burocratico che si limitava a prendere atto che i rosponi, i rospi, i rospacci ed i rospetti, incapaci di nuotare nel mare magnum della Politica, quella con la P maiuscola, si ritagliavano il proprio spazio nelle paludi, negli stagni, nelle pozzanghere e negli sputacchi, in maniera da potere apparire come la bestia più grossa nell’ambiente più piccolo.
    Da li la deriva che ha prodotto disastri, non solo al Partito ma all’intero Paese e da cui a mio avviso, per uscirne, sarebbe il caso di raccogliere di nuovo gli antichi valori, i vecchi simboli e le nostre bandiere abbandonati e peggio lasciati cadere nel fango e prendere con forza in mano la Costituzione che li contiene tutti , per batterci uniti, chiamando a raccolta senza discriminanti, in una nuova svolta di Salerno, tutti i sinceri democratici, di ogni origine, per difenderla , salvarla rispettarla, divulgarla ed applicarla, contro coloro, che al contrario ,vorrebbero manometterla, deturparla e peggio disfarsene ed abrogarla.

  5. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Carissimo Marani, avevo undici anni, e frequentavo la prima classe della Scuola media, quando, nel marzo del 1945 mi iscrissi al PCI, e fui accolto, con la massima affabilità, dal Segretario della sezione “A. Gramsci”, che allora aveva la sede in via Garibaldi, a Palermo ( successivamente la sede della sezione fu spostata nella via Castro,nel rione “Ballarò”). Quel benevolo Segretario mi invitò a venire spesso nella sezione, perchè sarei stato aiutato nel mio studio. La mia militanza nel PCI mi consente di ricordare che furono accolti come compagni personaggi, provenienti dall’alta borghesia, che a poco a poco inquinarono la natura classistica del partito (non segnalo i nomi di questi personaggi, perchè in questa sede è doveroso -secondo la mia morale- denunziare il peccato, ma non i peccatori). Dopo la fine della seconda guerra mondiale molti personaggi dell’alta borghesia presentarono come un lustrino, come una medaglia di merito la loro appartenenza al PCI ( il che non esclude che nella loro mente potessero esserci altre intenzioni !). Questa apertura del PCI a forze sociali “allotrie” con il passare del tempo si allargò sempre di più. Ricorderò un episodio assai significativo.Alla fine degli anni quaranta del Novecento il PCI aprì a Palermo , in un piccolo scantinato di via Principe di Belmonte, il ” Circolo di studi filosofici e letterari”, frequentato da docenti universitari ( il pedagogista Gino Ferretti e il latinista Cesare Bione) e dai professori Salvatore Russo ( futuro senatore del PCI), Nino Graffeo, Dino Di Giorgi, Domenico Romano, Franco Salvo, Massimo Ganci,……., e da numerosi allievi di questi docenti. Questo circolo in un certo momento fu chiuso, ed io non ne conosco le ragioni. Subito dopo, però, il PCI curò l’apertura del circolo palermitano “RINASCITA”, in via Maqueda,n.256 : Segretaria del circolo fu la signora Natalia Attardi. Sotto la guida di Natalia Attardi il circolo “RINASCITA” fu sede di dibattiti animati. In un certo momento Natalia Attardi fu sostituita da Maria Costantino, moglie di Paolo Bufalini,allora Segretario regionale del PCI. Dopo un certo periodo la sede del circolo fu trasferita in piazza Verdi, e fu frequentata non più dai vecchi soci, ma da gente nuova, proveniente dall’alta borghesia palermitana. Anche in questo caso il PCI sceglie la via dell’apertura a forze sociali “allotrie” . A poco a poco il PCI si trasforma, rinunziando alla sua natura di classe.Da un partito, che aveva il suo fondamento ideologico nel pensiero di Marx, Lenin, Stalin, Mao, e Gramsci, è venuto fuori, attraverso un processo di INNATURALE TRASFORMAZIONE, un aggruppamento politico, che si ispira all’ideologia liberaldemocratica . La
    ideologia liberaldemocratica è un epigono del settecentesco RIFORMISMO ILLUMINATO di monarchi e aristocratici : non è l’ideologia delle cosiddette “classi sociali subalterne”. Il problema delle alleanze delle classi sociali subalterne con forze sociali di altra natura fu attentamente studiato da Vladimiro Lenin : Palmiro Togliatti, nel 1944 ( con la “svolta di Salerno”), ignorò completamente la lezione di Lenin sulle alleanze (il PCI rinunziava alla sua natura di partito degli oppressi e sfruttati : il risultato di questa scelta è l’attuale PD, che ha assunto il volto dell’infausta DC). Salvatore Solano, un vecchio professore di storia e filosofia , ha analizzato questo processo degenerativo del PCI in un libro , intitolato “IL PIANO INCLINATO”, utilizzando i documenti d’archivio, che sono conservati nelle varie sedi dell’ ISTITUTO ” A. GRAMSCI ” . Il libro del prof. Solano fu pubblicato a Catania, nel mese di aprile del 2003, dall’editore SAVERIO MOSCATO : io ne consiglio la lettura, perchè essa rende comprensibili tanti apparenti misteri. Discutere e dialogare con gli avversari della mia classe è un’azione proficua, aprire loro le porte della mia casa è un errore gravissimo.

    • casarrubea ha detto:

      Caro Magno, ti sono grato per questa tua memoria che trovo rara e importante per la ricostruzione storica di ciò che è stata l’evoluzione della sinistra a Palermo e più in generale in Sicilia e in Italia.

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