Le schede di Aurelio Bruno: spie e fascisti a Palermo

Aurelio Bruno (anni '50-foto Randazzo)

Aurelio Bruno (anni ’50-foto Randazzo)

Ai tempi della banda Giuliano, in mancanza di schedari fotografici da parte delle forze dell’ordine, che ci fosse qualcuno che facesse il fotografo significava essere di fatto, più o meno frequentemente, a disposizione della polizia e degli ‘spioni’. Uno ‘spione’ era Orazio, non meglio identificabile, ma sicuramente agente segreto del SIM (Servizio di Informazioni militari), di cui erano noti i rapporti con Maria Cyliacus, la giornalista svedese che aveva incontrato Giuliano sulle montagne di Montelepre. Da nubile si chiamava Karintelka, ma era meglio conosciuta col nome del marito. Passò per l’amante di Giuliano. Fu, invece, agente dei servizi segreti., vissuta per molti anni in Francia.

Stando a Bruno un membro dell’Ovra fu Vincenzo Perrone (nato a Napoli, 1901). Presso il Mattino di Sicilia, di cui era direttore Girolamo Bellavista, lavorarono molti personaggi compromessi col fascismo o con la repubblica di Salò. Tra costoro Mauro De Mauro, che fu conosciuto con vari nomi (ad esempio come Italo Carlo Fux) e Mario Taccari, vicesegretario federale del PNF di Palermo negli anni ’40, che del giornale palermitano era stato redattore capo. Il fratello Raul era morto in Russia disperso. Altro personaggio fu Emanuele Silvestri Viola già redattore alla Stampa di Torino al tempo della Repubblica di Salò.

Dopo la liberazione molti fascisti che si erano compromessi lasciarono il continente e si recarono in Sicilia. Il dato trova conferma nelle carte dell’Oss.

Ettore Messana, ispettore di Ps in Sicilia, era stato nei Balcani come commissario di Ps. Dopo l’occupazione italiana della Croazia certamente conobbe Ante Pavelic.

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Le schede di Aurelio Bruno: spie e fascisti a Palermo

  1. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Ricordo che nei primi anni del secondo dopoguerra,nella via Cavour di Palermo ( accanto ad una libreria assai nota ), c’era un negozio di orologi, che apparteneva ad un CARNEMOLLA ( al Carnemolla mio padre vendette alcuni oggetti usati : per la mia famiglia furono tempi di miseria e di fame).

  2. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Oggi 29 marzo 2013 riemerge nella mia memoria il nome della libreria di via Cavour, accanto alla quale c’era il negozio dell’orologiaio CARNEMOLLA : era la libreria TUMMINELLI. Accanto a questi due locali c’era ( e c’è ancora) un portone. In anni successivi da questo portone si accedeva ad un piano superiore, dove era allocato un Istituto legalmente riconosciuto, e, precisamente l’Istituto linguistico provinciale, di cui, allora, era “magna pars” NICOLINO INSINGA ( che diventerà successivamente Presidente dell’ OSPEDALE CIVICO). Quando mi accadde di seguire, come Commissario governativo del Ministero della P.I., l’Istituto provinciale di cultura e lingue in questa sede di via Cavour, incontrai il giovanissimo padre ENNIO PINTACUDA, il quale aveva allora l’incarico di insegnare la Religione nelle classi dell’Istituto (il che significava per me che egli faceva parte del gruppo politico democristiano di Nicolino Insinga).

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