Il mondo artificiale di Beppe Grillo

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Nessuno può mettere in dubbio il valore della rivoluzione dei mezzi di comunicazione avvenuta nel mondo negli ultimi decenni. Si ha un bel dire, però, come fanno alcuni Soloni che sprizzano saggezza e disprezzo da tutti i pori, che ci dobbiamo apprestare alla guerra dei movimenti emergenti che utilizzano la Rete. La primavera araba ha dimostrato ampiamente dove conduce facebook, e non è per niente vero che tanti messaggi che confluiscono dentro uno scopo, provochino una sorta di intelligenza collettiva. Essi non saranno mai capaci di risolvere i bisogni della gente e persino il diritto di partecipazione di ciascuno alla costruzione del suo destino.

Grillo ha ragione nella valutazione della forza dirompente delle nuove tecnologie soprattutto sul piano dei social network, ma ha torto quando pensa che essi siano i nuovi soggetti del cambiamento e non delle semplici opportunità mediatiche. Difatti è l’uomo il centro dell’universo. La sua identità profonda non è per nulla cambiata e inalterati continuano a essere i caratteri della sua esistenza sociale e biologica. Con le sue pulsioni, la consapevolezza del bene e del male, il suo essere violento o pacifico, il suo essere invariabilmente portato al dominio. Per cui non possiamo certo affermare che è mutata l’”identità pubblica” degli esseri umani e che questa sia ora quella che i sistemi massmediali ci forniscono. Un criminale resta tale anche se i massmedia ne dànno una sopravvalutazione in positivo, e nessuno perde la dignità se è sostanzialmente una persona per bene.

A proposito della reputazione dei politici è vero che essi possono perderla in un attimo, perché la Rete consente di giudicarli, ma è anche vero che se il feticcio delle Rete diventa il metro di misurazione delle cose, gli uomini non avranno una vita facile per il futuro e rischieranno di basare i loro giudizi sul coro di maggioranze che si abituano a sputare sentenze sulla base di simpatie e antipatie, di informazioni distorte, di giochi sotterranei e di notizie campate in aria e incontrollabili. I social network dovrebbero essere perciò solo strumenti di mera informazione, ma non le sedi definitive dove le persone, o i fatti vengono presi in esame. Per tale scopo ci sono le tradizionali sedi istituzionali che nessuno dovrebbe osare di toccare. Ecco perché il feticcio dell’informazione on line deve rimanere solo un elemento grezzo di una certa modalità nel passaggio delle notizie. Esattamente come succede in Wikipedia che non ha, però, l’aggravante della comunicazione impulsiva sotto l’effetto o di una spinta emotiva o di un’induzione più o meno diretta verso ciò che si vuole fare passare come dato.

Se quello che ho detto ha un senso è facile considerare quanto il sistema politico dei grillini sia fragile nella sua impalcatura interna. La sua debolezza principale sta nella sopravvalutazione interessata della Rete privatistica della massa dei blogger, di cui Grillo con il suo blog (il nono nel mondo) è il principale modello di riferimento. Detto in altri termini il suo punto debole è una progressiva paranoia, l’ampliamento universale del mondo ostile e malvagio. Un pianeta che non considera la parte erronea che contiene, i limiti che ha in sè, ma che si struttura artificiosamente creando l’illusione di essere al centro della verità e di considerare il cerchio attorno a sè una realtà fatta da cose e persone estranee, fetide, inservibili e corrotte. In parole povere il grillismo è una malattia da curare.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Il mondo artificiale di Beppe Grillo

  1. Renzo C ha detto:

    Carissimo Dott. Casarrubea,
    temo sia un errore liquidare la rivoluzione digitale sul sistema dell’ informazione in modo così riduttivo.
    Siamo ancora all’ alba, alle primissime luci, difficile prevedere dove andremo (se andremo), ma di sicuro a qualche cambiamento assisteremo a breve termine.

    Se questa scarna valutazione riguarda il sistema in generale, il grillismo va scisso da essa, nella misura in cui ha sì sfruttato i mezzi digitali per compiere una ascesa elettorale fenomenale, ma grazie alla situazione socio economica, lo scenario imprescindibile su cui va letto il consenso ottenuto nelle urne.
    Capacità indiscutibili di marketing del clan dei casaleggesi, molto più avanti dei partiti nella propaganda per vendere il prodotto (perchè la politica è prodotto), sommate, anzi shakerate, a tutti gli altri ingredienti del malessere diffuso nel Belpaese, hanno generato questo coacervo di eterodiretti.
    E se oggi preoccupa lo sfascismo verso cui sono indirizzati, domani potrebbe sparire la S.
    Ne ho scritto recentemente, e proprio oggi un ex socio, Enrico Sassoon, conferma quello che mi sembrava evidente da tempo.

    Tornando invece sul tema della rivoluzione digitale, non solo nell’ ambito dell’ informazione, ma su quanto è in grado di impattare con le abitudini sociali e i problemi connessi, altrove se ne occupano seriamente, e non poco.
    Rai5 ha recentemente proposto una serie di documentari realizzati da BBC assieme a Open University che ritengo validi sia come analisi a sé stanti che come spunti di riflessione.
    Ma è Rai5 e lo share è quel che è.
    Di una puntata ho il link per lo streaming, delle altre 3 purtroppo no.

    Cordiali saluti

    • casarrubea ha detto:

      carissimo campagna,
      il mio è solo un post stringato, senza la pretesa neanche di affrontare le varie questioni che la rete e i movimenti sollevano, oggi.Lungi da me, quindi, liquidare la rivoluzione digitale e i problemi di comunicazione che pone in quattro battute.
      cordialità
      gc

  2. virginialess ha detto:

    Naturalmente il tema non può esaurirsi in un post. Concordo sulla pochezza razionale di una partecipazione/valutazione politica che si svolga interamente nel web. Al contrario di quanto predica il motto grillino, la “modernità” del mezzo camuffa la deleteria propensione dell’utente a comprare il prodotto reclamizzato con maggior insistenza.

    • casarrubea ha detto:

      Certo. LOeggevopoco fa il blog di Grillo e più leggevo più mi rendevo conto che tutto il blog di questo bravo comico e pessimo politico è rivolto a reclamizzare e vendere prodotti.

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