La cosa strana

Casaleggio e Grillo

Casaleggio e Grillo

Ha ragione Massimo Giannini quando parla, in questi giorni, di democrazia bloccata. Pensavamo fosse una formula vecchia, utile un tempo alla democrazia cristiana contro l’ascesa al potere del Pci, poi Pds, e infine Pd. Invece ci siamo proprio arrivati e ora siamo, anzi, con l’acqua alla gola. Il disegno di bloccare la democrazia è stato sempre presente nella storia del nostro Paese. Sembrò che questo schema si potesse rompere per un certo periodo grazie al compromesso storico, all’appoggio del Pci di Berlinguer a un governo diretto dall’iniquo Giulio Andreotti. Ma fu un’illusione amara, segnata dalla strage di via Fani e da un ritorno all’indietro di tutta la politica italiana.

Allora la Dc aveva in sé innumerevoli risorse e la sua creatività la spuntava sempre su ogni difficoltà che le potesse impedire di esercitare il suo potere assoluto sulla società nazionale. Erano i tempi della balena bianca divenuta centro di riferimento per l’intero sistema dei partiti in Italia, anche quando era difficile che si formasse una maggioranza parlamentare. Moro era inviso ad alcuni capi della Dc, ma non al punto da essere vittima dei suoi sicari interni. Bloccare quella testa significò per gli italiani che la democrazia del nostro Paese era sotto scrupolosa vigilanza, l’ombra di forze invisibili ma non per questo inesistenti. Oggi è dimostrato che su Moro agirono anche forze di natura internazionale. Il che agli italiani dovrebbe insegnare molte cose.

Dopo la caduta del muro di Berlino la Dc ha subìto il suo primo colpo mortale, perché la scomparsa dell’Unione sovietica e il crollo del sistema degli Stati del Patto di Varsavia  avevano tolto al partito di Sturzo ogni motivo di esistere, di porsi come scudo crociato contro l’orda barbarica di una sinistra  ritenuta strumentalmente intenzionata a  scendere a piazza san Pietro e a occupare il potere centrale di Roma.  E in nome del centrismo l’Italia sopportò per lunghi decenni attacchi di ogni tipo, ostracismi e stragi contro i suoi dirigenti e le masse dei lavoratori in sciopero.

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Oggi il partito che fu di Togliatti, Longo e Berlinguer è scomparso, e nonostante la connessa fine anche dell’Urss e dei suoi Stati satelliti, ci sono in Italia personaggi che ancora vanno in crisi pensando alle bandiere rosse. Scambiano la sinistra con il comunismo dell’epoca di Stalin, evocano fantasmi inesistenti. Fino a ieri l’esempio più macroscopico era Berlusconi che inveiva contro il Pd accusandolo, appunto, di comunismo. Ma anche lui si è placato, forgiandosi come ferro battuto nelle aule dei tribunali. Possiamo anzi dire che Berlusconi e Grillo sono in un rapporto inversamente proporzionale. Più è diminuito l’anticomunismo di Berlusconi, e cioè la sua guerra all’egualitarismo di sinistra, più si è fatto strada il totalitarismo mediatico di quella grande parte di società italiana che vuole assistere ad altri spettacoli, che rivendica una solidarietà astratta, plaude al giustizialismo assembleare, rivendica uno sviluppo intenzionale agitando l’arma del falso moralismo. Come si agitavano ai tempi di Girolamo Savonarola i Crocefissi nelle piazze in fiamme.

Per fortuna l’Italia è un grande Paese, destinato dai suoi innumerevoli santi (una dozzina per ciascuno degli ottomila comuni che lo formano) ad essere protetto dalle follie dei suoi abitanti. Almeno una vaccinazione dovrebbero averla ricevuta dopo Mussolini, l’invasione nazista dell’Italia e la nascita della repubblica di Salò. Possiamo stare certi, che sarà molto difficile che il Padreterno ci dia altre sciagure nel pieno di una tormenta, essendo stati già vaccinati, e che non ci lasci neanche una speranza che ci faccia vedere oltre la palude. E questo nonostante le previsioni non promettano buon tempo. La nuova tormenta si chiama Babilonia, dove le nostre lingue si confondono e tutti cominciamo a emettere strane voci incomprensibili.

Più tempo passa, più le cose peggiorano e persino i comportamenti di un uomo solido come Napolitano, cominciano a dare segni di sbandamento. Parliamoci chiaro. Il presidente della Repubblica doveva scegliere un possibile capo di governo.  Dà un mandato a Bersani di sondare il terreno, e Bersani, dopo averle tentate tutte, tranne che stabilire una malsana convivenza con l’avversario politico, coerentemente  rappresenta la situazione al capo dello Stato. E Napolitano che fa? Nomina un secondo incaricato? No. Nomina una commissione di saggi per individuare “proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea”. Dice che lo fa per aiutare la formazione del governo. E invece, mentre sembra proprio che finalmente il M5S dia un segnale di apertura, arriva l’altra mazzata. Vito Crimi si sente con il suo padrone: “Avrei difficoltà a sedermi ad un tavolo con queste persone immaginandole come saggi facilitatori”. E poi aggiunge : “È nata una ‘cosa’ strana  composta da parlamentari di tutti gli schieramenti salvo che del M5S e nessuna donna, che dovrebbe facilitare una specie di confronto tra le forze politiche, cercando di individuare le convergenze di programma. Ma non c’è già il Parlamento per questo?”. E ha ragione. Quindi vorremmo capire che succede.

 Grillo e i suoi pensano forse che il governo debba nascere in un percorso di ricerca delle “convergenze programmatiche” da effettuarsi dentro il Parlamento? Per essere più chiari: pensano forse che il governo lo debbano fare i parlamentari?  Credo proprio che sia questa la convinzione dei grillini che non perdono, a quanto pare, occasione per sparare ad alzo zero contro ogni cosa che sembra prendere le sembianze del governo. E lo fanno mortificando non solo il presidente della Repubblica ma tutti i partiti. E la ragione si spiega. Non solo essi sono contro un qualsiasi governo, perché si configura come un’articolazione della democrazia, ma lo sono a maggior ragione contro il Parlamento, che è il luogo in cui si realizza la funzione dei partiti e dei rappresentanti di tutto il popolo destinati a fare le leggi. Ma il M5S è antisistema e i due filosofi postilluministi Casaleggio e Grillo, uniti al peripatetico passeggiatore tra Atene e il Pireo, Dario Fo, vogliono la rivoluzione senza la ghigliottina, hanno fregola di tagliare teste, senza spargimento di sangue, ma semplicemente con la non partecipazione, mandando l’Italia alla rovina. Ed ecco il punto vero sul quale dobbiamo riflettere. Sulla posizione assunta da Napolitano c’è poco da discutere perché egli ha fatto quello che nella sua coscienza (e vecchia formazione politica) ha ritenuto opportuno fare nell’interesse degli italiani. Il Pdl ha accettato a tempo determinato la nomina di una commissione che obiettivamente non si sa che aiuti potrà dare al nuovo governo; il Pd sembra di fatto paralizzato, e Lega e Lista civica attendono che qualcuno dia di nuovo il via alle danze. Quelli che invece continuano a macinare risultati su risultati sono Grillo e i maîtres à penser del M5S, come Fo e Casaleggio.

La cosa alletta i non pochi pazzi che ci sono in Italia, specialmente quelli che non hanno più niente da perdere. Il loro progetto consiste in venti specchietti per le allodole usati come improponibile falso ideologico, utopia irrealizzabile. Un esempio per tutti: l’attacco al finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali. L’obiettivo che i grillini vogliono colpire mortalmente non è la corruzione ma i partiti in quanto espressione della democrazia; è la concorrenza alternativa al sistema del web e cioè al monopolio della Rete che campa di contributi privati, specialmente quel sistema di cui fa parte il blog di Grillo. Un blog che è al contempo luogo privato e sede pubblica di un partito di adepti alla nuova filosofia peripatetica di quelli che pensano passeggiando mentre pestilenze e fame si abbattono contro chi li circonda. Perché altrimenti Grillo non si batte per una drastica revisione dei contributi statali in questi due campi nodali della nostra democrazia? La virtù sta nel mezzo non nell’ammazzare il malato. Siamo proprio sicuri che la sua sia una battaglia etica? Personalmente non ne sono proprio sicuro, visto che il M5S si muove per un progetto complessivo di rivoluzione totale dei nostri assetti istituzionali. E se potesse lo farebbe anche per vie che non sarebbero per nulla pacifiche. Come rivela l’analisi dei linguaggi di questa nuova setta che ha dichiarato di essere più volte in guerra con il sistema dei partiti e dei suoi simboli.

Per Crimi i due gruppi costituiti dal presidente Napolitano sono “di fatto” una specie “di bicamerale di grandi intese di antica memoria ma vestita a festa… con qualche foglia di fico”. “L’unica cosa che conta – spiega il capogruppo dei senatori del Movimento – è che le commissioni inizino ad insediarsi (non sono neanche stati designati da parte dei partiti i membri) altrimenti tutti i disegni di legge rimangono lettera morta”.

Che ci sta a fare allora la commissione dei saggi nominata da Napolitano? Non sarà stata un abbaglio istituzionale? Sembra di no a giudicare dalle adesioni e dalle disdette. Hanno accettato di farne parte professori e politici, anche di lungo corso.  Dieci in tutto. Sono il professor Valerio Onida, il senatore Mario Mauro (Scelta civica), il senatore Gaetano Quagliariello (Pdl) e il professor Luciano Violante (Pd) per il gruppo delle riforme. Per quello economico-finanziario il professor Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, il professor Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), il dottor Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, l’onorevole Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) e il senatore Filippo Bubbico (Pd), presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato, e il ministro Enzo Moavero Milanesi.   Tanto per fare un favore a Grillo e favorirne il consenso sono per la metà politici, e per l’altra tecnici, anche se per ora la parola non si deve usare perché evoca cose funeste. Possono parlare sull’andamento della spesa, della produzione e dell’analfabetismo, dei disoccupati e dello spread, ma non possono dirci nulla sulle prospettive future legate alla gestione della cosa pubblica, alle scelte politiche da farsi, visto che il principale compito del governo sarà di gestire la società e il suo sviluppo economico e civile. Tanto più che tra qualche settimana si andrà a votare il nuovo capo dello Stato e se la terna Fo-Casaleggio-Grillo continua a fare l’Aventino restando in Parlamento, temo che questa volta a qualcuno potrebbero girare le balle e dare inizio alle danze della rivoluzione francese decantata da Grillo, ma questa volta con qualche ghigliottina vera, visto che il tempo perduto perora si chiama fame.

Perciò il mio auspicio è che i grillini abbandonino il loro massimalismo e senza tanta puzza al naso si mettano finalmente attorno a un tavolo con gli altri, a ragionare nell’interesse non della loro bottega, ma generale. E tanto per cominciare possono intanto concordare un tavolo per preparare la riforma elettorale, visto che quest’unico atto possibile in queste settimane, è trovare l’accordo, almeno per questa riforma. Ma lo sappiamo, non conviene neanche a Grillo che sarà padrone dei parlamentari e dei senatori del suo movimento fino a quando li potrà anche lui scegliere. Con buona pace di tutti.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a La cosa strana

  1. tiziano ha detto:

    “E Napolitano che fa? Nomina un secondo incaricato? No. Nomina una commissione di saggi per individuare “proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea”
    credo che il nocciolo della questione stia qui è un atto che conferma la volontà del presidente di volere un governo che vada in unica direzione alla faccia dell’elettorato,Grillo non c’era quando si insediò Monti

    • casarrubea ha detto:

      Non credo che le scelte di Napolitano c’entrino molto con Grillo, tranne il fatto che il M5S si è mostrato totalmente chiuso ad ogni prospettiva di apertura verso il Pd. Grillo vuole cambiare il sistema da solo e Napolitano che è uomo di compromesso vorrebbe un governissimo che invece il Pd coerentemente non vuole. Quindi tutti sono fermi nell’attesa dell’ uomo della Provvidenza.

  2. Salvina ha detto:

    Mi spiace dott. Casarrubea ma stavolta non sono d’accordo con la sua analisi che secondo me, se ben ho capito, è sbagliata all’origine, cioè nel dare per certa la buona fede di Napolitano.
    Qualcuno, secondo me a ragione, ha definito quella di Napolitano una manovra eversiva. Un’altra.
    E’ chiaro che i grossi partiti oggi non sono espressione della gente ma sono invischiati in varie ruberie e corruttele badando quasi esclusivamente al mantenimento dei propri privilegi, asserviti come sono a questo o a quel potere. Ed è anche chiaro che Grillo a mio parere non rappresenta alcuna valida alternativa, anch’egli manovrato da Casaleggio e company, con atteggiamenti e mosse che poco hanno a che fare con la democrazia e altre cose ambigue che non sto qui ad elencare.
    Tuttavia Napolitano non è affatto il vecchio saggio che nel bene dell’Italia fa delle scelte difficili e “responsabili”. Napolitano sta dalla parte delle oligarchie europee e dei vari potentati che certamente non hanno a cuore la sorte del popolo, anzi… Questo è evidente anche dalla nomina del caro Monti e della combriccola dei “tecnici” che ora si è preferito chiamare “saggi” (sempre in linea con questo nostro tempo per cui le cose non si chiamano con il loro nome, come la guerra si chiama pace per esempio o la precarietà si chiama flessibilità).
    In nome della crisi si vuole continuare sulla strada delle cosiddette “austerità” prorogando il governo Monti anche se chiaramente il voto all’ “antipolitica” delle ultime elezioni ha espresso lo stremo di famiglie e piccole imprese sempre più impoverite a vantaggio delle élites per le quali lavora lo stesso Napolitano. In questa chiave, quindi, sono da leggere le mosse di quest’ultimo, che esegue quanto gli viene richiesto da oltreconfine in spregio alla Costituzione di cui dovrebbe essere garante.

    • casarrubea ha detto:

      Mi perdoni lei, ma la questione vera è l’avvitamento del sistema. Alla pregiudiziale anticomunista si è sostituita una tripartizione della politica che non consente di mettere in moto alcun processo in avanti. Anch’io sono convinto che Napolitano e tutti gli altri hanno le proprie colpe, ma la causa delle difficoltà è a monte.

  3. giuseppe di trapani, via kennedy,47 ha detto:

    Caro prof. Casarrubea, condivido la sua analisi. Manca purtroppo il buon senso. Si esasperano le posizioni tra le parti in causa, ma il tempo stringe, la casa brucia e c’è il rischio che l’intero “sistema Italia” venga rapidamente travolto. Tutto questo con buona pace dei potentati economici
    europei che aspirano nei fatti ad un’Europa economica a due velocità. Se non si esce da questo equivoco di fondo abbiamo poche speranze di salvezza. Se non si realizza presto l’Europa dei popoli con la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte che contano saremo sempre prigionieri
    del potere della BCE. Quanto a Napolitano, da politico navigato ed intelligente, sta cercando di ridare fiato ad un sistema istituzionale che purtroppo ormai fa acqua da tutte le parti e che necessita di urgenti aggiustamenti.
    giuseppeditrapani. partinico

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