Alcuni motivi per non votare Lo Biundo

Don Johson

Don Johson

Quello che mi fa paura è il vuoto. Non quello artificiale delle confezioni di prodotti alimentari o meno, che troviamo di solito al supermercato, ma il vuoto umano, che al momento non posso che definire così: lo sfilacciamento delle relazioni, lo stare insieme avendo come mediazione di fatto solo un tavolo, un piatto e qualcosa da mangiare e da bere. E chiacchiere. Non la condivisione dei valori ma l’istinto del ventre, e il pirlare del cervello. Pirlare. Il girare a vuoto, come facevano i meridionali quando emigrando al nord non capivano il dialetto dei settentrionali e giravano a vuoto senza venire a capo di ciò che volevano. Come succedeva allo ‘scanneddu’, quando, colpito dalla mazza nei giochi infantili di un tempo, roteava nell’aria, precipitando alla fine per forza di inerzia. O alla trottola, quando girava su se stessa, fermandosi alla fine più o meno al punto di partenza. Pensavo che pirla fosse un nome milanese, e invece lo Zingarelli mi dice che deriva probabilmente da pirlare, come fa la trottola. Una vera e propria assenza di comunicazione e di spinta propulsiva.

Molti candidati a sindaco hanno così inaugurato, senza saperlo, l’essere pirla non a Milano, ma in terra di Sicilia. La loro campagna elettorale è stata solo uno spreco senza prodotto. Con indecorose cene di autofinanziamento buone a racimolare consensi tra amici e parenti e i soliti pappagalli laudatores, buoni a ripetere sempre le stesse cose. Soprattutto ciò che i loro candidati non hanno. Cosa? Provate a dare un’occhiata alle pagine Facebook di qualche aspirante a fare il sindaco. Qui Beppe Grillo, del quale non condivido nulla, tranne questo che sto per dire, ha ragione: la rete non può mentire e quello che fai in questo luogo virtuale rimane immortalato nei secoli.

Così, con buona pace del candidato sindaco Lo Biundo, prototipo di una fenomenologia sociologica non ancora definita, ho conosciuto meglio in questi giorni di feste e di festini elettorali, il comportamento verbale e non verbale, di chi, avendo messo un cappello su una sedia, per segnalare che il posto è occupato, si inventa balle con il botto per resistere, inconsciamente, agli assalti nemici. Perché tali li vede, cioè ostili, non avversari, come nei film western all’italiana.

La migliore definizione del look del nostro Lo Biundo, ce la diede, l’anno scorso, involontariamente, Dweezil Zappa il figlio del grande Frank, quando avendolo incontrato al Municipio, a occhio e croce gli parve un tipo alla Miami Vice. Dweezil si può giustificare e capire, magari voleva fare un complimento, ritenendo il contesto serio e non teatrale. Non aveva capito che aveva davanti un tipo nel personaggio di Don Johson o di Philip Michael Thomas. E che, in quel momento, il nostro attore, a quel tipo ispirato, pensava di essere nei panni di James “Sonny” Crockett. E questo è un punto a suo sfavore perché chi amministra la cosa pubblica non può permettersi il lusso di mentire, di sentirsi al teatro o protagonista di un film, un attore. Specie se deve amministrare un paese mal ridotto come Partinico. E ridotto al disastro proprio per questo dato, la finzione.

Ne ho avuto conferma ad apertura di campagna elettorale. All’americana, al baglio Rakali, verso la fine di maggio. E’ seguito un manifesto elettorale. L’avete guardato bene? Se volete conoscere una persona guardatela negli occhi. Avete visto che quello sguardo non è rivolto a voi ma altrove? E’ una frazione di secondo, sembra che vi voglia guardare, ma immediatamente si rivolge altrove. Dove? E’ quello che non sapremo mai.

Ma dicevamo di Facebook. Chi ha dubbi vada a vedersi le pagine del nostro candidato, prima Udc e poi megafono di Crocetta. Ma neanche questo gli riesce bene, perché tra il governatore regionale e il nostro aspirante sindaco mi pare che ci sia un abisso. Non solo culturale. Il 3 giugno Caterina V. non ne può più e scrive: “Speriamo che il sindaco se diventerà di nuovo sindaco manterrà le promesse che ci ha fatto se no, saremo costretti a comprare delle tende e ad andarci ad appostare per tutto il periodo estivo davanti a casa sua e naturalmente usufruire del suo bagno, perché se non si aggiusta la fognatura, caro sindaco,  le faremo compagnia tutta l’estate”. E chiarisce: “Non è una minaccia, ma una promessa”.

Ma, Caterina, perché rischiare? Non è meglio che ti metti al sicuro e voti per uno che per professione o per serietà personale mi pare che non abbia intenzione di prendere per i fondelli le persone?

Ma la cronologia delle perline preelettorali del nostro aspirante alla poltrona di primo cittadino prosegue senza soste, come una macchina da guerra. Non gli bastano le truppe cammellate mosse alla conquista del palazzo. Aggiunge l’uso privato delle cose del comune nella sua pagina Facebook che nei giorni preelettorali diventa il bollettino municipale. Con la divulgazione delle informazioni del Comune di Partinico. Così sappiamo che si sarebbero installate 50 nuove panchine e 30 cestini portarifiuti. Una notizia da prima pagina, da non collocare tra le cose di ordinaria amministrazione.  E noi che siamo sempre curiosi ci chiediamo: e le vecchie panchine che fine hanno fatto? Sono andate a finire, dice il sindaco, negli spazi verdi. Ecco, adesso le idee le abbiamo più chiare: le nuove panchine sono al sole, le vecchie sotto gli alberi che l’assessore Pantaleo con grande acume e preveggenza ha tagliato tutti d’un colpo, tra il Monumento ai caduti e la piazza, per fare un favore preventivo a quelli che avrebbero potuto inciampare, percorrendo i marciapiedi. Se l’assessore alla cancellazione del verde si fosse semplicemente informato con qualche sindaco d’Italia, avrebbe potuto sapere come altrove hanno risolto il problema.

Ora, permettetemi di dire che questi fatti che si narrano anche sul taglio degli alberi di altre zone della nostra vetusta cittadina, non sono frutto dell’appartenenza a un partito. Fanno parte di un particolare ordine di “valori”. Per cui devo dire a Francesco che anche lui scrive sulla pagina Facebook del sindaco: – hai ragione nel dire che i partiti non esistono più. Ma il nostro problema di comuni cittadini, è che gli uomini non più organizzati in partiti si sono raggruppati in due grandi categorie: i creativi che producono e pensano prima di agire e gli inerti distruttivi, anche se iperattivi, che fanno solo danni e pensano dopo avere agito. Tutta qua la differenza marxiana della divisione classista della società.

Prendi ad esempio il motto del Lo Biundo-pensiero: “Continuità e stabilità per combattere la crisi”. Alzi la mano chi pensa che continuando a fare le corbellerie che ha fatto la nostra giunta amministrativa e assicurando ad essa la stabilità che non merita, si possa risolvere la grave crisi che attanaglia l’Italia, o, sia pure, il nostro misero comune. Ma ormai si sa. L’ignoranza e l’arroganza coincidono.

E per finire. Ci sono anche delle amenità nelle comunicazioni Facebook di Lo Biundo. Ma le avete lette? Solo ora il sindaco ce le svela. Ci sono soldi in arrivo da tutte le parti. Se il comune presenta i bandi per il Distretto turistico del Golfo di Castellammare riceverà quasi settecentomila euro. Per la “Zona franca urbana a Partinico” la Regione concluderà la ripartizione delle somme ai comuni ammessi. E noi ci chiediamo: il comune è stato ammesso? Non si capisce. E meno si capisce di questa “zona franca”. Non pagheremo più tasse? Sarà abolito l’euro dentro lo spazio urbano? Avremo carta bianca per fare quello che vogliamo?

Ad aggravare il quadro ci si infila anche la Policentro. L’appello del presidente della società che realizzerà il Partynico Shopping Village: “Le banche non concedono più prestiti”. E allora? – direbbe Crozza. Risposta: “Contribuite al centro commerciale”, recita un avviso nella pagina del sindaco. Lino Iemi, presidente del Policentro Daunia Spa, la società creata con lo scopo di realizzare il Partynico Shopping Village in contrada Margi, chiede aiuto ai siciliani.

E quanto dobbiamo versare liberamente per avere questa ennesima cattedrale nel deserto? Sappiamo solo che l’obiettivo è realizzare una struttura da 315 mila metri quadrati e avere mille posti di lavoro. Abbiamo capito. Mille posti non sono uno scherzo. Come quando Berlusconi promise un milione di posti di lavoro e in cinque anni abbiamo avuto cinque milioni di disoccupati in più.

Ma la notizia più sorprendente è un’altra, data con tempestività il 5 giugno dal bollettino comunale/Facebook di Lo Biundo. Cioè quattro giorni prima di andare a votare: sono stati aggiudicati i lavori in via Bachelet. E che c’è in via Bachelet?

Come succedeva ai tempi di Danilo Dolci, qui mancano rete idrica e fognature. Cose del Medioevo. Arriva uno che ha il cervello che gli funziona un tantino e dice: caro sindaco, lei ha amministrato il Comune per tanti anni, è possibile che nel XXI secolo dobbiamo ancora sentirci ai tempi di Andreuccio da Perugia, “cozzone di cavalli”, che si alzò un brutto giorno dal letto e messisi cinquecento fiorini d’oro in tasca si recò al mercato dei cavalli, a Napolì? Tutti sappiamo che fine fece. Tornò a casa senza un rubino e dopo che fu fatto precipitare in una fogna. Per carità di Dio! Ma quanto deve durare la continuità?

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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8 risposte a Alcuni motivi per non votare Lo Biundo

  1. magazzinaggio ha detto:

    Bellarticolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

  2. michela ha detto:

    Bellarticolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

  3. jessica ha detto:

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  7. angela ha detto:

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  8. web agency ha detto:

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