Il partito del malaffare

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Non so se voi riuscite ancora ad orientarvi ma, per quello che mi riguarda, io non so più in che Paese siamo e quali siano i nuovi punti cardinali ai quali ci dobbiamo riferire per muoverci senza il rischio di andare a sbattere. Uno dopo l’altro. Come in un gioco di Domino, in uno Shangai cinese. Non sono passate neanche quarantotto ore dalla sentenza che condanna a ben sette anni di reclusione il non più cavaliere, che le massime autorità dello Stato si son date da fare, quasi in una gara a chi arriva prima, ad approcciare il condannato e fargli, forse loro malgrado, tutti i salamelecchi del mondo. Se non abbiamo sentito male, perché la cosa è volata nell’aria con una certa velocità, il primo a rompere gli indugi è stato il presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta. Lo ha invitato a cena o a pranzo, forse per tastargli il polso su ciò che il principe delle comunicazioni aveva intenzione di fare dopo la sua condanna. Un governo si vede che vale più di un peccatore, anche se a volerlo è proprio quest’ultimo. Il diavolo in persona.  Come se il campo fosse ormai spianato, essendogli stata aperta la pista, gli è andato dietro addirittura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, dopo il suo primo settennato escogita nuove alleanze politiche, nelle recondite stanze del Quirinale. L’ex cavaliere è una Pasqua per sì nobili riconoscimenti oltre che per il fatto che non sconterà in galera neanche un giorno grazie alla sua età. E se permettete anche alla sua funzione di salvatore della patria. Fra una decina d’anni, quando uno dopo l’altro arriveranno in Cassazione tutti i processi che lo hanno condannato, potrà scontare i giorni che gli restano beato a casa sua, con una bella papalina in testa. Tutti lo ricorderanno come un nuovo filosofo dei nostri tempi, successore dell’edonismo reganiano.

Daniela Santanchè

Daniela Santanchè

Siamo in Italia e il potere è meglio di quell’altra nobile pratica che oltre a essere più piacevole è anche meno rischiosa. Precauzioni permettendo. E che questa pratica sia diventata una sorta di valore ce lo dice la sempiterna Daniela Santanchè che è arrivata ad indossare, per protestare contro le tre giudici di Milano, una maglietta con su scritto: “Siamo tutti puttane”. Sempre che non si tratti di un fotomontaggio di qualcuno a cui piace divertirsi giocando con i socialnetwork. Ma pare che le cose stiano proprio così, perché la professione più antica del mondo, per un certo mondo politico, è diventata un valore primario. Ricevere denaro è vendersi, anche se te lo guadagni facendo onestamente il tuo lavoro. Tra chi se lo suda in fabbrica e chi entra nella casa di un uomo senza un soldo e ne esce milionario, la differenza è poca. Quindi, siamo “tutti”, maschi e femmine, “puttane”, perché ognuno dovrebbe offrire le sue prestazioni sempre gratis. Eviterebbe il rischio di vendersi. Ora capisco perché la destra e certa sinistra vogliono cambiare la Costituzione. L’articolo uno non ha più senso. L’Italia non è più una Repubblica fondata sul lavoro, ma sulle prestazioni gratuite. Ecco il nuovo modello sociale della destra.

Nel 1956 ci fu un grande sciopero a Partinico, il paese dove vivo. Lo promosse Danilo Dolci con l’aiuto del segretario della Camera del Lavoro di allora, Salvatore Termini. Era un giorno d’inverno e pioveva. Un folto gruppo di braccianti, armati solo di pale, si recarono alla  “Trazzera vecchia” per ripristinare il transito dei carretti e dei muli che si bloccavano nella fanghiglia e nelle pozzanghere argillose, impedendo loro di andare a lavorare, quando si riusciva ad avere questa fortuna. I braccianti lavorarono senza ricevere alcuna paga da nessuno, ma solo per dimostrare che è il lavoro a darci la dignità di uomini. Arrivarono le forze dell’ordine e il commissario di pubblica sicurezza intimò a tutti di fermarsi in nome della legge. Ma quel santo uomo che era Danilo Dolci rispose che loro lavoravano in nome della Costituzione. Fu preso e portato all’Ucciardone per due mesi, assieme agli altri suoi compagni di lotta. Quindi fu processato e condannato. L’Italia intera insorse contro quest’atto assurdo e tutti si schierarono dalla parte della Costituzione. Ci fu chi volle avversarla, in “nome della legge” e delle regole fasciste ancora in vigore.

Ora siamo arrivati al capolinea. Senza alcun discernimento tranne la caparbia volontà di mantenere in piedi un governo. Il primato della ragion di Stato sull’etica. Siamo, possiamo dirlo, in mano a un condannato per un reato infamante. Quello della concussione e della prostituzione minorile. E fresco di tale titolo, Berlusconi continua a dimostrare al popolo dei suoi elettori e all’Italia un tempo democratica e fondata sul lavoro, che è lui a tenere le redini del gioco. Se il governo non cade è merito suo. Purtroppo è così. Berlusconi vuole il governo in piedi perché pretende delle contropartite, sul processo per corruzione in corso (caso De Gregorio), l’ineleggibilità che sarà votata dalla giunta del Senato il prossimo 9 luglio, la stessa sentenza di Rubygate, rispetto alla quale Napolitano gli ha fatto presente che i gradi di giudizio sono tre. Che possiamo dire? Una sola cosa: se il Pd e il Pdl sono tanto d’accordo, che cessino di essere due organismi distinti e cambino entrambi nome. Come potrebbero chiamarsi? Forse Pdm, il partito del malaffare.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a Il partito del malaffare

  1. Non c’ è da aggiungere altro . Il tuo articolo è molto chiaro. Purtroppo viviamo in un paese strano e triste, molto triste dove parlamentari che hanno giurato sulla Costituzione attaccano la Magistratura .Un monarca che vuole portare indietro la storia , calpestando i principi fondamentali della nostra carta costituzionale, non è degno di coprire cariche pubbliche e rappresenta un vulnus pericoloso.

  2. Mariarita Cazzola ha detto:

    bell’articolo, che dire questo abbiamo, da tempo mi sono arresa e resto sulla sponda del fiume in attesa……..

  3. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Ad Antonino Trovato faccio notare che le aggressioni contro la Magistratura e il misconoscimento delle sue decisioni è venuto non solo da Berlusconi e dai suoi “fedeli”, ma anche da autorevoli rappresentanti della vita pubblica e da coloro, che affermano di avere idee e progetti assai diversi dalle idee e dai progetti del “berlusconismo” ( penso, per esempio, al trattamento usato nei confronti di Ingroia, e ai provvedimenti, che hanno investito Messineo ).La rinascita e la risalita del nostro Paese abbraccia e riguarda anche il settore della GIUSTIZIA. Bisogna restituire al “corpus” giuridico,oggi esistente, quell’unità e quella omogeneità, che esso aveva in passato, prima che l’influenza del diritto anglo-americano sgretolasse e soppiantasse la nostra gloriosa e robusta tradizione romanistica ( che era viva e funzionale, quando augusti maestri svolgevano, nelle nostre Università, i corsi di “STORIA DEL DIRITTO ITALIANO” ). Da tempo in Italia abbiamo dimenticato che il benessere di un Paese e dei suoi cittadini dipende ANCHE dall’attenzione, con cui i Governi seguono lo sviluppo e l’organicità della cultura. Già tanti secoli fa Bacone, con una frase lapidaria, ci insegnò che ” SCIENTIA EST POTENTIA “. E’ necessario che in Italia ci sia una intensa fioritura di studi e approfondimenti giuridici, analoga a quella che ci fu nel Medioevo. Irnerio e i suoi compagni, dal fondo dei secoli, ci guardano accigliati e stupiti.

  4. Pingback: Il partito del malaffare | Informare per Resistere

  5. Violet C. Rojas ha detto:

    Centro Studi Lapis – Recentemente abbiamo creato il “Centro studi Lapis”, che opera in modo specifico sulle problematiche relative all’educazione alla legalità in due distinti ambiti: 1 – raggiungimento di un’educazione civica generale, facendo formazione ai “formatori”, allo scopo di prevenire future degenerazioni comportamentali che possono sfociare nell’illegalità; 2 – cercare di salvare il salvabile attraverso iniziative mirate al recupero dei giovani con un passato di devianza. Questo può avvenire soltanto quando si è in grado di offrire al soggetto la possibilità di crearsi una nuova dignità nel tessuto sociale sulla base di un inserimento nel mondo del lavoro e di un percorso mirato alla ricostruzione dell’identità nel contesto del vivere civile. A questo proposito stiamo già lavorando all’attuazione di un percorso formativo da realizzarsi in varie regioni d’Italia, rivolto a vari ordini e categorie professionali (avvocati, insegnanti, organici bancari, personale delle carceri, organici USL, forze dell’ordine, ecc.) dal titolo “Lezioni di civismo”.

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