La nuova destra

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Come tutti gli appuntamenti della storia, anche quello che i magistrati avevano fissato con Berlusconi è arrivato. Dunque non è il tempo che fa perdere le cause, ma la scorrettezza dei propri comportamenti, il porsi fuori dalla legge e contro di essa e la propria coscienza sporca.

Nelle settimane scorse abbiamo continuato ad assistere alle smargiassate del non più cavaliere di Arcore che andava predicando a destra e a manca che i giudici della Corte di Cassazione gli avrebbero dato ragione, sperando in tal modo che la sicumera spacciata come onestà lo aiutasse alla fine a convincere quei vetusti interpreti del rispetto delle forme del processo penale per frode fiscale, che egli, l’uomo più buono del mondo, cittadino esemplare e modello da seguire, era un imputato da assolvere.

Con tanto di scuse, per le fatiche fattegli soffrire, e per le ingenti spese che i giudici degli innumerevoli processi politici intentati contro di lui, gli avrebbero fatto patire.

Nei fatti, la Cassazione ha rigettato il ricorso di Berlusconi dichiarando “irrevocabili tutte le altre parti della sentenza impugnata”, tranne quella che dispone l’invio degli atti alla Corte d’appello di Milano perché questa ridetermini la pena accessoria per l’interdizione temporanea per anni 5 dai pubblici uffici.

Per il resto i magistrati hanno fatto il proprio dovere. Due gradi di giudizio e una sentenza di Cassazione hanno confermato l’esistenza di un reato gravissimo: l’evasione di oltre sette milioni di euro su precisa volontà di Berlusconi. Lo Stato, grazie anche a loro, sembra tenere, ma gli scenari ci dànno il quadro di una triste sinfonia della fine.

Asserragliato da parenti e da amici stretti del suo Popolo delle Libertà, nella sua villa romana di palazzo Grazioli, Berlusconi ha dato l’impressione di un fuggitivo che urla vendetta nel ridotto della Valtellina, come capitò agli irriducibili militi della Rsi che, negli ultimi giorni di Salò, non trovarono altro scampo che combattere all’ultimo sangue seguendo il supergerarca Alessandro Pavolini con le armi in pugno. E anche qui ci sono le armi dispiegate attorno a un duce decaduto che grida di essere ancora vivo e vegeto circondato dai suoi fedelissimi.

Tra i primi ad accorrere i due capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta,  Denis Verdini, coordinatore del partito, e il senatore pidiellino Altero Matteoli. Ci sono anche Gianni Letta e la figlia Marina. Come in un momento solenne di trapasso. E l’avvocato Coppi che non può mancare.

Eppure la situazione non appare proprio irrimediabile. Dei quattro anni probabili di condanna, tre sono stati benedetti dall’indulto, e l’ultimo può darsi serva all’ex capo per un anno sabbatico o di vacanza in una delle sue venti ville sparse per l’Italia. Ad esempio, sulla costa sarda.

Ed è questo che fa rabbia. Non è vero che la giustizia è uguale per tutti. A un evasore di quattro soldi sarebbe finita magari peggio. Qui non c’è chi non veda come stanno girando le carte.

Tra i fatti anomali il primo è che si attacca la magistratura mentre Berlusconi e i suoi dovrebbero fare il mea culpa e sostenere la divisione dei poteri dello Stato. Non sappiamo a cosa siano ridotti il Governo e il Parlamento, ma la Magistratura è certamente l’unico potere che rimane ancora in piedi sul cemento armato della Costituzione. Se ne deduce che l’attacco massonico alla Carta costituzionale è l’obiettivo primario che la destra eversiva intende realizzare per ricondurre lo Stato indietro nel tempo. Gli italiani sono soggetti a questo rischio e la costante dipendenza del Pd dal Pdl è il segnale di un humus in grado di precostituire una dipendenza cronicizzata, fino alla patologia irreversibile.

  In questa situazione più si ripetono, da parte di Epifani, Bersani, Renzi e quant’altri, i ritornelli sulla continuità del governo delle larghe intese, per il bene dell’Italia, più si spinge il Pdl ad essere eversivo, incontrollabile, pericoloso per le sorti della nostra democrazia. Questo si sapeva. Ma, meglio tardi che mai. Il Pd ha il dovere di non inseguire un’entità che è di fatto contro la sua natura, di ritentare, ora che anche la Magistratura ha sancito il carattere criminale del capo di questa destra, la possibilità di una nuova maggioranza che faccia le cose necessarie che si sarebbero dovute fare e che ancora non si sono fatte (come la riforma elettorale), piuttosto che seguire l’onda nera del riflusso sul suo stesso terreno, senza alternative.

La natura della nuova destra formatasi in Italia negli ultimi due decenni è un dato su cui si riflette assai poco. Non è solo la questione di Bondi che evoca il fantasma della guerra civile possibile, o il tentativo di scardinamento dello Stato tramite il grimaldello dell’attacco alla Magistratura. Il fatto è che ha fallito la destra tradizionale che voleva modernizzare l’Italia, da Fini a Monti, e si è venuto a formare un nuovo blocco di potere che usa tutto il suo potenziale economico e finanziario, antidemocratico ed antipopolare, per costruire nuove basi di massa alla sua struttura ideologica, populistica e di comando, alla sua visione oligarchica della società. In cui giustizia e diritti non siano uguali per tutti, ma siano esercitati discrezionalmente e siano esenti da colpe. Berlusconi è l’altra faccia irregolare e fuori legge di Marchionne.

Se non vediamo tutto questo vuol dire che ormai la situazione è molto grave.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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14 risposte a La nuova destra

  1. Giovanni Corsi ha detto:

    Complimenti, Condivido!

  2. Elena ha detto:

    Troppi giudizi di parte, per uno storico che si rispetti. Lei sembra non vedere che Berlusconi e le sue (presunte) evasioni fiscali, in Italia non sono un elemento di discrimine dei buoni dai cattivi, ma una regola conclamata. Se Berlusconi è colpevole, condanniamo anche Bersani che non poteva non sapere cosa facesse il suo braccio destro Penati. Alziamo il velo su MPS, e sulle fortune immeritate di uno dei fautori del pool di Milano, quell’Antonio Di Pietro che trovò sempre giudci comprensivi per ogni problema.

    • casarrubea ha detto:

      Se lei considera di parte una sentenza della Corte di Cassazione… !!!

    • Trovato Antonino ha detto:

      certo che si cerca in tutti i modi di fare delle congetture assurde pur di difendere un ricco che ha usato il Parlamento per i suoi interessi personali! Elena, si guardi allo specchio e provi un pò di vergogna !

    • Fabio Bianchi ha detto:

      Gentilissima Elena, un paio di considerazioni sul suo post:
      – Le evasioni fiscali, dei quali in tre gradi di giudizio si sono occupati 15 differenti giudici che hanno unanimemente dichiarato colpevole il Berlusconi sono un po’ più di ‘presunte’, anzi potremmo tranquillamente dire ‘assodate’, visto anche che dei conti offshore dove sono confluiti i circa 280 milioni della frode si hanno, nel dibattimento, ben precise notizie e riferimenti.
      – Uno storico ha il ben preciso compito di riportare obiettivamente tutti i dati relativi all’argomento trattato, ma nulla vieta che lo storico suddetto abbia una propria opinione e che voglia esporla apertamente. Anzi, a ben vedere, questo è esattamente il compito di uno storico: interpretare i dati – certi ed inoppugnabili – raccolti. Incaso si avessero dati obiettivamente contrari si potrà dibatterne.
      – Con tutto il rispetto, quando lei parla di ‘presunte’ frodi fiscali del Berlusconi, più che di dati lei si avvale di mere opinioni. Che lei abbia tutto il diritto di averle, nessuno glielo nega. Esistono molti che sono fermamente convinti che Michael Jackson sia ancora vivo… ma non è quello che la storia racconta. Forse, a mio modesto parere, non dovrebbe basarsi solo sulle sue opinioni. Provi a leggere il dispositivo della sentenza, si trova facilmente in rete.

  3. luigi boggio ha detto:

    Dall’indomani della sua discesa in campo aveva costruito un suo blocco sociale e politico di riferimento che andava dal Nord al Sud con alcuni tratti eversivi e di negazione del passato.

  4. maria-laura weems ha detto:

    Osservazioni di largo respiro, Professore, come al solito.

  5. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Bisogna dire, con fermezza, che oggi in Italia esiste UN UNICO PARTITO ( quello conservatore ), e che quest’unico partito si presenta con nomi diversi. Tutti si presentano come LIBERALDEMOCRATICI : il progetto politico della liberaldemocrazia è un progetto, che difende e sostiene l’attuale, iniqua, e corrottissima condizione sociale del nostro Paese. Non esiste ancora ,in Italia, una forza politica, che abbia un progetto di radicale RINNOVAMENTE SOCIALE.

  6. Se ha evaso 7 milioni di euro, bisognerebbe dire che che ha versato allo stato italiano circa un miliardo di euro di imposte. Non si capisce perché avrebbe dovoto evadere 7 milioni di euro. E ‘come se un cittadino che paga le tasse ,poi evade un euro perc quale motivo?

    • casarrubea ha detto:

      Vuole dire che quelli che per lui erano degli spiccioli gli servivano per qualche cosa. Provi a immaginare.

    • Fabio Bianchi ha detto:

      Le riporto un articolo dell’Espresso a firma Paolo Biondani e Alessandro Gilioli del 02 agosto, molto chiaro (e facilmente controllabile) su questo punto:
      “La sentenza definitiva quantifica l’evasione in 368 milioni di dollari: questi in realtà sono i fondi neri incassati dalle società offshore di Berlusconi solo tra il 1994 e il 1998, soldi che sono tuttora nascosti nei più inaccessibili paradisi fiscali. Nel processo Mediaset, grazie alla legge ex Cirielli sulla prescrizione facile, l’accusa ha potuto però contestare solo l’ultimo pezzo di frode fiscale: 7,3 milioni di euro. Tutta l’evasione degli anni precedenti invece è stata cancellata dalla prescrizione.”
      368 milioni di dollari sono circa 280 milioni di euro. 560 MILIARDI di vecchie care lirette.
      A prescindere dai 280 milioni di euro frodati, immagino che anche ‘soli’ 7,3 milioni di euro (14 Miliardi e mezzo di lire) non facciano schifo neanche ad un Berlusconi: ricordiamoci che si tratta di ‘fondi neri’, occulti, usabili quindi per le più svariate operazioni ‘coperte’.
      Quanti voti, quanta gente puoi comprare con ‘soli’ 7 milioni? E con 280 milioni?

      I miei complimenti al Prof. Casarrubea per il suo Blog ed i suoi libri. Grazie!

  7. Ugo Pass ha detto:

    Berlusconi si è sempre adattato alla logica degli apparati di Stato nel suo interesse personale.
    Si è inserito nei Ministeri per curare i propri affari personali; ha stretto alleanze con tutti coloro che erano utili allo scopo ma ha trovato anche molti nemici.
    Agli italiani non ha pensato più di tanto, poiché il suo primario interesse era esclusivamente Mediaset;
    CON O SENZA BERLUSCONI, il potere dell’apparato burocratico statale, che manovra e controlla lo strumento fiscale, resta intatto.
    Và riconosciuto a Berlusconi è di aver posto già da lungo tempo la questione fiscale al centro della politica che tutt’oggi resta inalterata, in tutta la sua drammatica quotidianità: l’enorme sfruttamento fiscale operato dai burocrati di Stato sulle famiglie e sulle imprese italiane.
    Ora che Berlusconi è colpito ma non domo, lo temono ancor più perché potrebbe lanciare la sfida frontale al sistema e cambiare veramente il corso della storia italiana: rompere definitivamente la logica del compromesso storico catto-comunista, con il suo carico di ruberie e tasse alimentate da Fisco e Burocrazia e senza alcuna limitazione democratica.
    Attualmente siamo nella situazione simile a quella dei Governanti Assolutistici di memoria settecentesca, dove il Tassatore Arrogante imponeva qualsiasi sorta di balzello e tassa a desiderio e alla bisogna personale. Oggi il tassatore è impersonale e l’arroganza è sistemica, organizzata nella burocrazia senza alcun collegamento democratico tra Fisco e cittadini.
    Bisogna ammettere l’esistenza in Italia di un grumo di interessi che vive agganciato al Bilancio dello Stato e che vede qualsiasi riforma come un indebolimento del proprio potere sulla società italiana.
    Perché l’art. 75 della Costituzione Italiana vieta i referendum popolari in materia di leggi tributarie e di bilancio mentre in Svizzera sono la normalità ?
    Perché non si vuole dare il rango di legge costituzionale allo Statuto del Contribuente, come proposto dalla Associazione dei Commercialisti Italiani ?
    Non è forse questa la prova palese che il Fisco è autoritario e scollegato dai reali bisogni delle famiglie e delle imprese ?
    L’Italia non può per i prossimi 40 anni essere massacrata di tasse ed espropriata della ricchezza accumulata per arricchire una cerchia limitata di affaristi collusi con gli apparati statali.
    Solo se la nuova Forza Italia saprà porre con forza la QUESTIONE FISCALE, ancor prima di quella giudiziaria, ripartendo così dalle necessità di famiglie e imprese, quella parte di Italia che ha intravede in questo Stato un apparato burocratico, spietato e senza interesse per le reali difficoltà e necessità economiche private, voteranno ancora una volta per lui.
    Al contrario, ogni trattativa di compromesso sarà vissuta come una resa e un tradimento:
    ALLORA AVRA’ RAGIONE LEI

    • casarrubea ha detto:

      La mia impressone è che a Berlusconi interessi assai poco il fatto che gli italiani paghino tasse sempre più pesanti e che il Fisco sia tra i più rapaci tra quelli europei. La sua sfida contro lo Stato mi fa pensare di più al peronismo che al progetto di una società più giusta ed egualitaristica. In poche parole, la futura Forza Italia, secondo Berlusconi, dovrebbe essere l’interprete degli istinti popolari inespressi di attacco allo Stato democratico. Per il presidenzialismo, per la sudditanza del Parlamento all’esecutivo, per un drastico contemimento dei poteri della Magistratura. Cioè il piano massonico della P2. Su questo terreno avrà molti alleati.

  8. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Condivido le considerazioni di Ugo Pass sulla politica tributaria, che si attua in Italia. Queste considerazioni riconsegnano al mio cuore la figura di Massimiliano Magno, il mio papà, che era un attento cultore del Diritto. Negli anni ’50 del Novecento spesso il mio papà sottolineava e criticava le incongruenze e le pesantezze del diritto tributario italiano. L’avvento dell’influenza giuridica statunitense ha reso peggiore la condizione del contribuente italiano.

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