Le parole e il tempo dei siciliani. Passato e futuro

Danilo Dolci durante uno sciopero per l'acqua a Roccamena (1964)

Danilo Dolci durante uno sciopero per l’acqua a Roccamena. In basso a dx Ignazio Buttitta (1964)

Provate a fare il futuro con un qualsiasi verbo della lingua italiana, traducendolo in siciliano. Vi sarà impossibile. Per riuscirci dovete usare un ausiliare e coniugarlo con un infinito per dare solo l’idea che avete intenzione di fare qualcosa o che qualcosa potrebbe succedere. Un solo esempio: farò.

In siciliano dite: aiu a fari. Tre parole al posto di una come se si facesse fatica a concepire un’azione semplice che deve ancora essere messa in opera. I latini l’avrebbero chiamata perifrastica attiva, e avrebbero usato un participio futuro che per un siciliano è un concetto remoto, improponibile. Una vera e propria complicanza dell’esistenza.

A pensarci bene, però, in siciliano, a differenza dell’italiano, il futuro è inesistente, non per motivi casuali, ma per una ragione di fondo che vedremo tra poco.  Questo tempo perde l’efficacia della certezza dell’intenzione e si dissolve in una sorta di dovere, di compito facoltativo. Quindi possiamo dire che esiste secondo una sua particolare torsione linguistica, un suo adeguamento alla condizione di quella popolazione, i siciliani, appunto, che lo hanno trasformato da realtà negativa in risorsa necessaria. Alla faccia dei comuni studiosi di lingua. Aiu a fari significa devo fare, ma non è farò. Come si vede il futuro si piega ad essere presente, a confondersi con esso. Il senso di questa fusione di tempi è che, sapendo che non è mai certo quello che può essere il futuro, nessuno può impegnarsi a realizzarlo. Può solo, mediante una scelta soggettiva e rischiosa, cercare di realizzarlo ora. Qui e subito. Perciò farò diventa faccio: fazzu. Sempre con la clausola sottintesa: ‘Se me lo consentono’.

Il salto va dall’etica e dall’infinita casistica delle intenzioni, alla certezza delle affermazioni. Le implicazioni hanno una portata ineludibile perché ci conducono al versante dell’esperienza secolare e alle sue varianti per l’avvenire. Perché non è indifferente che per secoli e millenni i siciliani abbiano avuto un vissuto che ha impedito loro di sognare, e ha concesso loro soltanto il desiderio dell’avvenire.

La loro lingua riflette, quindi, un bisogno di autodifesa, ma anche una carenza strutturale, il cui effetto è il particolare modo che il siciliano ha di guardare al passato. Ciò che è appena avvenuto, è, per lui, remoto,  cioè rimosso. I siciliani hanno infatti quest’altra caratteristica comportamentale e culturale: quella di cancellare in tempi brevi la memoria. Un modo, tra i più efficaci, per rinnegare una storia passata che li ha privati del diritto al futuro.

GC

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a Le parole e il tempo dei siciliani. Passato e futuro

  1. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Ritengo che noi Siciliani otterremo benefici grandissimi, se riusciremo a inglobare nel nostro cuore e nella nostra mente l’appassionata esortazione di Papa Francesco : ” NON PERMETTETE CHE VI RUBINO LA SPERANZA”. La speranza è una luce, che illumina e rende vivibile il presente.

  2. amrita ha detto:

    L’ha ribloggato su Domodama.

  3. Bisus ha detto:

    Non ne ho la certezza, ma così di primo acchito mi sembra di poter dire che valga anche per noi sardi. “Farò” per noi è “app’a fai” oppure “facciu” al presente. Non mi viene in mente altro. Molto interessante!

  4. Franco ha detto:

    Interessante riflessione.
    In francese “aiu a fare” si dice “je dois faire”. Nel nisseno il frumento si chiama “lavuri”. Quante coincidenze che, forse, la scuola ha alienato.

  5. Giuseppe Scavo ha detto:

    Buongiorno,
    il famosissimo e massimo studioso della cultura siciliana Giuseppe Pitrè riporta la presenza del futuro nella lingua siciliana. Potrete trovare più informazioni sul suo testo Grammatica Siciliana.

  6. To' ha detto:

    Anche la lingua inglese non conosce il futuro, e nemmeno il giapponese. Infatti è risaputo che tanto gli anglofoni (Inghilterra, USA, Canada, Australia) quanto i giapponesi sono fatalisti, non conoscono il passato e non credono nel futuro…

  7. Orazio Cannavo' ha detto:

    Le faccio i miei complimenti per lo scritto,mi chiamo Orazio Cannavo’ e sono neanche a dirlo un commerciante (siciliano),grazie alla mia professione ho un contatto diretto con i bisogni ed esigenze delle persone..e mi capita spesso di parlarci con la gente di varie regioni italiane.
    Sono arrivato al suo articolo per curiosita’ in quanto da un po’ per hobby studio lo Spagnolo,essendo Io siciliano trovo assonanza nelle parole,molto infatti del nostro dialetto proviene dalle passate dominazioni e influenze linguistiche dei popoli che si sono ”avvicendati” nella mia terra..la cosa singolare che mi ha portato fino alla lettura del suo scritto trova corrispondenza e verita’ ancora oggi ..mi spiego cosi il perche’ di certi modi di pensare..chiusi,stereotipati..cosi riconoscibili nei siciliani..(per certi versi un amarezza di fondo,di cui ancora oggi permangono gli effetti)
    Ero in auto ..in autostrada ..e riflettevo proprio sulla coniugazione di un verbo al tempo futuro (in Spagnolo)..ho poi trovato corrispondenza nell’italiano..e cosi un po’ per gioco ..ho pensato e in dialetto Siciliano come si dice?..,ho passato molti minuti a cercare nella memoria corrispondenze..e cercare di coniugare nella mia mente..le parole ..bizzarre…NON CE IL FUTURO?..ma come’ possibile??!!!..,bene io ho 45 anni e fino a ieri non avevo fatto questa scoperta..mi sono fermato un attimo,e ho indagato sul Google..e cosi sono arrivato al suo scritto,e tutto e’ stato piu’ chiaro,adesso ne so’ un po’ di piu’ capisco da dove arrivano certe resistenze..la ringrazio perche’ cio mi aiutera’ a capire un po’ di piu’ dei Siciliani (popolo meraviglioso e tribolato …SANGU PACCIU : )

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