I rapporti di Priebke e di altri nazisti a Berlino, dopo il 16 ottobre

Herbert Kappler, capo dello spionaggio nazista a Roma

Herbert Kappler, capo dello spionaggio nazista a Roma

Dal Vaticano (Roma) a Berlino,

17 ottobre 1943,

ore 9.35.[1]

Confermo che si è verificata la reazione del Vaticano in rapporto alla deportazione degli ebrei da Roma. La curia è particolarmente colpita dal fatto che la vicenda si sia svolta, per così dire, sotto le finestre del papa. […] Al contempo, all’estero, la propaganda nemica fa leva su questi avvenimenti per creare malumori tra la curia e noi.

F.to: Weizsacker.

 

 

 

Da Roma a Berlino,

17 ottobre 1943,

ore 21.27.[2]

In seguito all’azione contro gli ebrei, la popolazione è eccitata e furibonda [nei nostri confronti]. La simpatia [nei confronti degli ebrei] è il sentimento più evidente tra le classi povere, soprattutto perché gli arresti hanno riguardato anche donne e bambini. La diffusione delle voci alimenta in maniera artificiale questo affetto. Cresce l’indignazione, soprattutto contro la polizia tedesca. I fascisti, intanto, si rammaricano che il problema ebraico non sia stato risolto dal regime. […].

 

Da Berlino a Roma,

19 ottobre 1943,

ore 15.06.[3]

[…] La baronessa Anna Manfredi dovrebbe essere ingaggiata [dai nostri servizi di sicurezza]. […].


Da Roma a Berlino,

19 ottobre 1943,

ore 15.16.[4]

All’attenzione del settore esteri dell’Sd. Caro camerata Schellenberg, sono stato nuovamente a Roma per due giorni. Dopo essermi consultato con Wolff, Kappler, Hammer e Hass, mi permetto di avanzare le seguenti proposte. La lettera del comandante delle Ss (5 ottobre) auspica la creazione di un comando centralizzato per la Rete Invasione e Sabotaggio in Italia, coordinato dai rappresentanti delle Ss e della polizia [tedesca], con sede in questo paese. E’ una soluzione dettata da motivi topografici e linguistici nonché dalla necessità di mantenere una comunicazione permanente con Kesserling e Rommel, naturalmente dietro istruzioni del settore esteri dell’Sd. Kappler e Hass hanno elaborato un piano che non è andato a buon fine al momento dell’occupazione della Sicilia e dell’Italia meridionale da parte delle truppe angloamericane, per responsabilità che non sono assolutamente da attribuire ai due. Tuttavia, la Rete Invasione e Sabotaggio può tornare a operare con buone possibilità di successo, a patto che  Hammer (settore esteri dell’Sd)  garantisca le apparecchiature tecniche, gli addestramenti e gli informatori necessari. Soprattutto, è essenziale che si affronti senza ambiguità la questione delle responsabilità. Considerando gli ordini del comandante delle Ss e lo schema della nostra organizzazione, la questione della doppio comando dei servizi di sicurezza per l’Italia (affidato a Wolff e Kaltenbrunner) deve essere risolta. A mio parere, un solo uomo deve assumersi questo compito. Motivi realistici e disciplinari indicano Kappler che, assieme a Hass, ha posto le basi del lavoro. […] Inoltre, considero utile che Hammer allestisca una sua rete di intelligence in Italia, in grado di utilizzare ampiamente il lavoro svolto finora da Kappler, Hass e (naturalmente) da Groebl. […]. Heil Hitler!

F.to: Harster.


Da Roma a Berlino,

19 ottobre 1943,

ore 21.00.[5]

Il rappresentante della Croce rossa americana presso il Vaticano, monsignor O’Flaherty (irlandese), che è amico dell’inviato Osborne, ha confidato ad un informatore attendibile la seguente notizia: oltre alle quattro o cinque divisioni italiane di stanza in Sardegna, ve ne sono anche due statunitensi. Dal momento che i russi si oppongono ad uno sbarco degli Alleati nei Balcani, questi sono costretti ad avanzare sul fronte italiano. Secondo O’Flaherty, sarebbe imminente uno sbarco angloamericano (con truppe provenienti dalla Sardegna) tra Livorno e Civitavecchia.

F.to: Kappler.


Da Roma a Berlino,

20 ottobre 1943,

ore 21.12.[6]

Un nostro confidente attendibile ha stabilito un contatto informativo con il Comitato di unità nazionale. Vi sono prove che questo attinge a dati di primaria importanza provenienti dalla polizia italiana. Si ritiene che il quaranta per cento dei funzionari di polizia aderiscano al Comitato e che si verifichino regolari comunicazioni radio con Napoli e Lugano. Si dice che il conte Sforza abbia raggiunto Napoli. […].


Da Roma a Berlino,

21 ottobre 1943,

ore 12.46.[7]

Al momento, un unico treno merci ha lasciato Roma (il 18 ottobre). Trasporta 1007 ebrei. La scorta è composta da 20 uomini.

F.to: Dannecker.

 

Da Roma a Berlino,

21 ottobre 1943,

ore 21.42.[8]

Grazie ad un ufficiale italiano che è riuscito ad attraversare le linee (proveniva da Napoli), siamo stati informati che la popolazione della città ha ricevuto l’ordine di non sbarrare la porta di casa. In tal modo, le autorità angloamericane sono in grado esercitare un controllo costante sugli stabili.

F.to: Kappler.

 

Da Roma a Berlino,

22 ottobre 1943,

ore 22.20.[9]

Con l’autorizzazione del governo di Mussolini, l’agenzia Stefani ha allestito una rete di intelligence, con l’obiettivo di inviare informazioni nel caso Roma sia occupata del nemico. I rapporti saranno utilizzati con fini propagandistici contro gli angloamericani. […] La rete sarà utilizzata anche da noi. Marconisti e radio ricetrasmittenti saranno forniti dai nostri servizi di sicurezza. Un operatore radio è già all’opera.

F.to: Kappler.


Da Roma a Berlino,

22 ottobre 1943,

ore 22.42.[10]

Oggetto: Immisch (risposta al fonogramma del 21 settembre 1943, ore 19.37). Risulta ovviamente impossibile mettere in atto il nostro progetto nella Sicilia occupata  [dagli angloamericani]. I piani dell’operazione sono stati distrutti in settembre. Koehler, che ha condotto le trattative, è in grado di fornire informazioni sul tema. Malgrado sia praticamente inutile prendere decisioni sui finanziamenti, è una questione che ci preme raccomandare da un punto di vista morale. Di conseguenza, siete pregati di stabilire l’ammontare della somma dopo averne discusso con Koehler.

F.to: Kappler.

 

Da Roma a Berlino,

22 ottobre 1943,

ore 22.56.[11]

[…] Gli angloamericani ritengono che le truppe di Badoglio saranno di scarso aiuto e guardano al nuovo alleato con assoluta freddezza. Quando Vittorio Emanuele è giunto al comando alleato, vari ufficiali americani si sono rifiutati di salutarlo. Un ufficiale ha addirittura tenuto le mani in tasca. Negli ambienti militari angloamericani, il disprezzo per il re e Badoglio è tangibile.

F.to: Kappler.

 

Da Berlino a Roma,

23 ottobre 1943,

ore 12.42.[12]

[…] Sto ricevendo considerevoli somme di denaro e desidero consegnarne una parte ai subordinati di Grienke (deceduto). Inoltre, vorrei essere informato a quali subordinati dei parà, o a quali parà feriti, dovrebbe essere consegnata una parte del denaro. La prego di comunicarmi l’elenco dei feriti e dei morti durante l’azione [per la liberazione di Mussolini al Gran Sasso]. Ho bisogno di queste informazioni per redigere un rapporto.

F.to: Skorzeny.

Da Roma a Berlino,

26 ottobre 1943,

ore 7.26.[13]

“Comitato centrale d’azione per la liberazione nazionale” è il nome esatto dell’organizzazione da me classificata in precedenza come “Comitato di unità nazionale”. Si tratta di una organizzazione di partiti antifascisti che spazia dai settori antimonarchici del Partito liberale al Pci. Il principale obiettivo di questo comitato consiste nell’incitare la popolazione italiana contro la Wehrmacht, creando le maggiori difficoltà possibili al ritiro delle truppe tedesche da Roma e da altre città. La sua propaganda è al contempo antimonarchica e antifascista. La questione monarchica è stata congelata in attesa della conclusione dei negoziati tra Badoglio e Sforza. Il Comitato controlla quasi tutti i quotidiani clandestini di Roma (sono circa 16). Sono stampati meglio di quelli legalmente in circolazione. Stiamo ampliando i nostri contatti informativi.

F.to: Kappler.

 

Da Roma a Berlino,

26 ottobre 1943,

ore 8.02.[14]

Il console generale [della Milizia fascista] Ferrata ha ricevuto da Buffarini la seguente versione della sua conversazione con Edda Ciano: “Mio marito aveva tutte le ragioni per liberarsi da quei porci di tedeschi, mentre quel rammollito di mio padre pensava ancora di poter tenere loro testa”. All’udire queste parole, il ministro dell’Interno [della Rsi] ha immediatamente messo alla porta la figlia del Duce.

F.to: Kappler.

 

Da Roma a Berlino,

26 ottobre 1943,

ore 18.19.[15]

Sembra che, per un lungo periodo, il Vaticano abbia aiutato a fuggire un gran numero di ebrei. Cresce il timore che avvengano nuove azioni per la deportazione di operai e di manodopera. I comunisti intendono prendere misure per l’autodifesa dei lavoratori, una strategia che è già stata attuata dall’intelligence del nemico. La nostra propaganda risulta inadeguata. Di conseguenza, riteniamo urgente che gli italiani filotedeschi promuovano una campagna informativa nei confronti della  popolazione.

Da Roma a Berlino,

27 ottobre 1943,

21.13.[16]

La mossa per dichiarare Roma città aperta (e indipendente dal governo italiano) è da attribuire a italiani che, almeno, non sono contrari alla Germania ma nemmeno fascisti. Stiamo indagando per capire chi ne sia l’ispiratore. Il papa, che ha rifiutato la guida di questa città – stato, potrebbe tuttavia assicurare una forza di polizia come forma di supporto morale per garantire la sicurezza al momento della ritirata tedesca. Si dice che gli stati neutrali ne abbiano caldeggiato la nascita (ma ciò non sarebbe vero); che la Germania sia favorevole alla proposta; che il Duce e Kesserling siano d’accordo. L’ambasciata germanica presso il Vaticano ha ricevuto l’offerta. La questione è stata riferita a Berlino. Tuttavia, l’autorità competente in Roma è l’ambasciata tedesca.

F.to: Biel.

Da Roma a Berlino,

28 ottobre 1943.[17]

Il papa non si è lasciato convincere a rilasciare alcuna dichiarazione pubblica contro la deportazione degli ebrei da Roma, sebbene – a quanto sembra – abbia subìto pressioni da più parti. Benché tale posizione possa essere utilizzata contro la sua persona da parte dei nostri oppositori e dei circoli protestanti nei paesi anglosassoni (per fini propagandistici contro il cattolicesimo), anche in questa delicata questione egli si è prodigato per non compromettere i rapporti con il governo del Reich e le autorità germaniche in Roma. […].

F.to: Weizsacker.


Da Roma a Berlino,

29 ottobre 1943,

ore 8.56.[18]

Negli ultimi giorni, gli ebrei hanno avanzato ripetute offerte a persone note a questo ufficio, con l’obiettivo di riportare in Italia i loro parenti in cambio di oro. Inoltre, durante un colloquio avvenuto oggi, il capo della polizia mi ha accennato alla vicenda di una donna che ha offerto fino a tre chilogrammi d’oro per il ritorno del marito. Trasmetto queste informazioni per motivi precauzionali e Vi sarei grato se fosse possibile ricevere istruzioni al riguardo. In generale, le offerte ammontano a tre o quattro chilogrammi d’oro.

F.to: Priebke.

Da Roma a Berlino,

30 ottobre 1943,

ore 21.06.[19]

Le celebrazioni del 28 ottobre non hanno avuto ripercussioni. Le bandiere [italiane] sono state esposte nei taxi e nei tram, sebbene senza i gagliardetti [del fascismo]. I lavoratori hanno ricevuto paga doppia ma molti negozi sono rimasti aperti e il clima era da giorno feriale. Le celebrazioni interne al Partito [fascista repubblicano] hanno coinvolto quattromila militanti entusiasti. Tuttavia, la mancanza di disciplina le ha trasformate in un carnevale incompatibile con la gravità della situazione. Gli squadristi hanno spiegato che gli idealisti sentivano di dover lasciarsi un po’ andare, a cuore aperto. I partecipanti erano soprattutto funzionari di vario rango. Non si sono visti uomini d’affari, intellettuali o lavoratori. Gli oppositori non hanno creato problemi. Nel corso della manifestazione, si sono registrati forti applausi per la pena di morte nei confronti di Ciano. I sentimenti verso il Duce e la Germania sono positivi. I funzionari di partito sono soddisfatti e attendono una svolta favorevole degli eventi. Malgrado i programmi radiofonici, non si registrano risultati concreti. Il fascismo è oggetto di derisione. La fiducia nei fascisti è intaccata dalla loro mancanza di disciplina. Molte chiacchiere e poca azione. In serata, il discorso di Pavolini è andato al cuore delle questioni ma senza effetti duraturi.

F.to: Priebke.

 

Da Roma a Berlino,

31 ottobre 1943,

ore 21.16.[20]

All’attenzione di Lechner. Da domani, il traffico [di messaggi radio] inizierà giornalmente alle ore 4.30.


        in Archivio Casarrubea- Partinico (Palermo). Per approfondimenti consultare G. Casarrubea e Mario J. Cereghino, Lupara Nera, Bompiani, 2009.


[1] Tna/Pro, Gfm 33/2518.

[2] Tna/Pro, Hw 19/238.

[3] Tna/Pro, Hw 19/238.

[4] Tna/Pro, Hw 19/238.

[5] Tna/Pro, Hw 19/238.

[6] Tna/Pro, Hw 19/238.

[7] Tna/Pro, Hw 19/238.

[8] Tna/Pro, Hw 19/238.

[9] Tna/Pro, Hw 19/238.

[10] Tna/Pro, Hw 19/238.

[11] Tna/Pro, Hw 19/238.

[12] Tna/Pro, Hw 19/238.

[13] Tna/Pro, Hw 19/238.

[14] Tna/Pro, Hw 19/238.

[15] Tna/Pro, Hw 19/239.

[16] Tna/Pro, Hw 19/239.

[17] Tna/Pro, Gfm 33/2518.

[18] Tna/Pro, Hw 19/239.

[19] Tna/Pro, Hw 19/239.

[20] Tna/Pro, Hw 19/239.

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a I rapporti di Priebke e di altri nazisti a Berlino, dopo il 16 ottobre

  1. Uno di questi documenti dà un’informazione assai pesante sul comportamento di Pio XII : il Papa ha rifiutato di deplorare pubblicamente la deportazione degli Ebrei. Per gli studiosi delle persecuzioni contro gli Ebrei questo documento è assai importante . Il documento originale è in lingua italiana, o in lingua tedesca ? Sarebbe opportuno riprodurne, pubblicamente, la copia fotografica.

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