Roma, 16 ottobre 1943

Herbert Kappler a dx e Karl Hass brindano in un salotto romano

Herbert Kappler a dx e Karl Hass brindano in un salotto romano

Da Roma a Berlino,

16 ottobre 1943,

ore 20.55.[1]

All’attenzione del Comandante dei servizi di sicurezza (Italia). La direzione del Partito fascista chiede che si proceda con urgenza all’arresto del presidente e del direttore della Fiat, a Torino. E’ probabile che con questa mossa riusciremo a guadagnarci la fiducia degli operai della fabbrica. Infatti, all’indomani del 25 luglio, i consigli di fabbrica (comunisti) sono nati per la prima volta proprio alla Fiat. Per anni, Agnelli e Valletta sono stati i rappresentanti del capitalismo internazionale. Suggerisco di entrare in contatto con il federale di Torino.

F.to: Kappler.

 

 Da Roma a Berlino,

16 ottobre 1943,

ore 22.08.[2]

L’azione contro i giudei è iniziata e si è conclusa in giornata, nel migliore dei  modi possibili e secondo i piani prestabiliti. Sono state impiegate tutte le forze a disposizione (Sipo e Orpo). A causa della sua inaffidabilità, non è stato possibile utilizzare la polizia italiana, che ha partecipato soltanto agli arresti individuali (avvenuti in rapida successione) nei ventisei quartieri in cui si è svolta l’operazione. Non è stato possibile circondare interi isolati, sia per lo status di “città aperta” di cui gode Roma, sia per il numero insufficiente della polizia germanica (365 uomini in tutto). Malgrado ciò, nel corso dell’azione, 1259 persone sono state arrestate nelle case degli ebrei e condotte qui, al punto di raccolta della scuola militare. L’operazione  si è svolta dalle ore 5.30 alle ore 14.00. Il numero dei giudei detenuti è di 1002. Sono stati rilasciati gli elementi di sangue misto, gli stranieri (tra questi, un cittadino vaticano), le famiglie composte da coppie miste (incluse quelle in cui uno dei coniugi è giudeo), i domestici e gli inquilini ariani. La deportazione [degli ebrei romani] è prevista per il 18 ottobre, alle ore 9.00, sotto la scorta di 30 uomini dell’Orpo. In maniera inequivocabile, il comportamento della popolazione italiana è stato di resistenza passiva, ma in molti casi si è trasformato in assistenza attiva [verso gli ebrei]. In un caso, ad esempio, la polizia si è trovata, ad una porta d’ingresso, dinanzi a un fascista in camicia nera munito di documento d’identità. Era entrato nella casa ebrea un’ora prima e sosteneva che l’abitazione era di sua proprietà. […]. La maggior parte della popolazione non si è fatta vedere durante l’azione. Si è fatta avanti solo una folla sguaiata che ha cercato di tenere lontani i poliziotti dai giudei, in alcuni casi con le armi in pugno. […].

 

 Dal Quirinale (Roma) a Berlino,

16 ottobre 1943,

ore 22.30.[3]

Il vescovo Hudal, rettore del Pontificio istituto germanico in Roma, ha scritto poco fa una lettera al comandante [militare] della città, Stahel, nella quale tra l’altro afferma: “Ho il dovere di metterLa al corrente di un caso molto urgente. Mi ha appena comunicato un’alta fonte vaticana, vicina al santo padre, che stamane si è dato inizio agli arresti degli ebrei di cittadinanza italiana. Nell’interesse dei buoni rapporti finora intercorsi tra lo Stato vaticano e il comando militare tedesco – che è da attribuire in primo luogo all’ampia visione politica e alla bontà d’animo di Vostra Eccellenza, che in futuro rimarrà negli annali della storia di Roma – io la prego vivamente di ordinare che questi arresti siano immediatamente sospesi in Roma e dintorni. In caso contrario, temo che il papa prenderà pubblicamente posizione contro un evento che potrebbe diventare un’arma nelle mani di chi promuove la propaganda contro noi tedeschi”.

F.to: Gumpert.

 


[1] Tna/Pro, Hw 19, 238.

[2] Tna/Pro, Hw 19/238.

[3] Tna/Pro, Gfm 33/2518.

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Roma, 16 ottobre 1943

  1. Liliana Morselli ha detto:

    se non ricordo male,il papa non prese mai , almeno pubblicamente.,una posizione di netta condanna contro questi vergognosi provvedimenti..o sbaglio ?

  2. Gherardo Maffei ha detto:

    Stia tranquilla la Morselli ci pensò il futuro Papa Paolo Sesto,cardinal Giovanni Battista Montini, che all’epoca era Segretario di Stato in Vaticano, a dar lustro alla chiesa nella causa antifascista.Tramite l’annunziatura della santa sede in Giappone, si fece avere la mappatura delle più importanti industrie belliche nipponiche.Una volta ottenute le inviò tramite l’annunziatura della santa sede a Lisbona in Portogallo, al locale ufficio dell’OSS (i servizi segreti americani). Gli americani ne fecero buon uso, radendo al suolo con massicci bombardamenti, tali impianti. In poche parole per non tenerla lunga, i preti tengono il piede in due staffe, basterà ricordare (ma questo lo fate bene voi) che il papa polacco fu accolto dal dittatore Pinochet,ma fu accolto anche dal suo omologo cubano Fidel Castro.Concludo ricordando qual’è il motto dei gesuiti:”Candidi come colombe, astuti come serpenti”.Ecco svelato il segreto millenario del successo dei preti!

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