Robert Capa: Novecento alla moviola

Robert Capa

Robert Capa

Si è celebrato, qualche giorno fa, il primo centenario della nascita di uno dei più grandi fotoreporter del ‘900: Endre Friedman, meglio conosciuto come Robert Capa. Nativo di Budapest (22 ottobre 1913)  aveva appena 41 anni quando saltò in aria su una mina in Indocina, il 25 maggio 1954. Per ricordarlo e dargli i giusti riconoscimenti l’Ungheria gli ha dedicato una mostra, frutto dell’acquisto da parte del governo ungherese di una grande collezione delle sue fotografie, già esposte al Museo Ludwig, nel palazzo delle arti. Ripercorrerla significa visitare il primo Novecento alla moviola, attraverso i suoi momenti più emblematici, considerato che l’attività produttiva di questo grande artista copre i periodi più tragici e significativi del secolo passato: l’ascesa al potere del fascismo in Europa, la persecuzione degli ebrei, la seconda guerra mondiale, la guerra cino-giapponese, lo sbarco alleato in Sicilia e il D-day in Normandia. Perciò la biografia di Capa può essere indicativa di un filo conduttore che lega assieme la storia dei singoli con quella dei popoli, all’insegna della libertà, dell’indipendenza, della lotta per la pace, contro ogni azione di violenza.

La vita di Robert Capa è segnata dal continuo rincorrersi di due aspetti sempre presenti nella sua vita: l’amore e la non violenza. Perché Capa fu fotoreporter di ben cinque guerre per essere testimone dell’inferno che esse rappresentarono nella vita dei popoli.

 

Esiliato dall’Ungheria nel 1931 per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra, si reca a Vienna, e poi a Praga. Infine si trasferisce a Berlino dove si iscrive, in autunno, al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik.  Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere di Hitler, fugge da Berlino e ritorna a Budapest. Emigra a Parigi a causa dell’antisemitismo. Nella città francese incontra Gerda Taro, una profuga tedesca, e se ne innamora. Viene inviato in Spagna per una serie di servizi fotogiornalistici su interessamento di Simon Guttmann.  Dopo aver preso, nel 1934, il nome di Robert Capa, nel 1936-’37 è, dunque, fotografo corrispondente della guerra civile spagnola. Nel luglio del ’37, mentre è a Parigi per lavoro, Gerda va a fotografare la battaglia di Brunete a ovest di Madrid. Durante una ritirata, nella confusione, muore schiacciata da un carro armato del governo spagnolo. Capa, che sperava di sposarla non si risolleverà mai dal dolore.
Nel 1938 documenta la guerra cino-giapponese. Nel 1941 è fotoreporter della rivista “Life” divenendo quindi fotografo della seconda guerra mondiale in Europa.

Il 6 giugno 1944 è l’unico testimone a Omaha Beach, piccola spiaggia della Normandia, a documentare i sanguinosi fatti di quel luogo dove morirono più di 4.000 soldati. Capa fotografa anche la liberazione di Parigi, e l’ingresso degli Alleati a Lipsia, a Norimberga e a Berlino.

Terminato il conflitto mondiale, diventa cittadino americano. Trascorre qualche tempo a Hollywood, ma inseguito da false accuse di comunismo, il governo degli Stati Uniti gli ritira il passaporto per alcuni mesi impedendogli di viaggiare per lavorare.

Il 25 maggio 1954, segue per “Life” le operazioni militari del Viet Minh, in Indocina. Il veicolo su cui viaggia si ferma per una sosta. Capa scende, si allontana per scattare delle foto, ma salta in aria su una mina antiuomo. 

 

La collezione di Budapest raccoglie circa 500 immagini che hanno reso famoso Capa in tutto il mondo. Molte altre sono scatti realizzati durante i suoi viaggi più o meno privati: ritratti di John Steinbeck, Gary Cooper, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Ernest Hemingway, suo amico personale, ecc.  Ma la maggior parte della collezione comprende foto che documentano le cinque guerre a cui Capa partecipò in qualità di fotoreporter. Professione che esercitò spesso in maniera volontaria, interessato com’era a documentare la violenza come uno dei mali dell’uomo.

 

461 fotografie della collezione acquistata dallo Stato ungherese sono scattate prima della seconda guerra mondiale. Le più importanti si legano al primo vero reportage sulla guerra civile spagnola. È  proprio in Andalusia che è scattata la celebre foto del «Miliziano colpito a morte. Fronte di Cordoba 1936» (nota anche come «La caduta del soldato»), lo scatto forse più famoso di Capa.

266 immagini raccontano la seconda guerra mondiale. Troviamo Capa nel pieno svolgimento dell’inferno della guerra: in Gran Bretagna, in Nord Africa, in Sicilia, ad Anzio.

Della collezione di Budapest fanno parte anche 154 scatti che riprendono la nascita dello Stato d’Israele e la guerra dell’Indocina: il 14 maggio 1948, infatti, Robert Capa fotografa la cerimonia di dichiarazione dello Stato d’Israele ma anche l’inizio della guerra fra Israele e alcuni Stati arabi limitrofi. 

 

Per una lettura di approfondimento: Robert Capa, «Leggermente fuori fuoco», testo e fotografie di Robert Capa, tr. it. P. Berengo Gardin, Contrasto 2008 (titolo originale: «Slightly out of focus», pubblicato nel 1947).

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Robert Capa: Novecento alla moviola

  1. Robert Capa è un personaggio dalla vita piena. Le fotografie sono un documento fondamentale per la ricostruzione del passato. Non si dimentichi che per gli antichi Greci la storia era costituita dalle “VICENDE VISTE” ( “istorìa” dalla radice “v-id”, presente anche nel latino “video” ).

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