Renzi, lo sfasciacarrozze

Stefano Fassina

Stefano Fassina

Mi sono sempre chiesto quali fossero i caratteri salienti della sinistra e in quali partiti o singole figure del nostro panorama politico potessero essere rintracciati. Non nego che neanche nell’attuale Pd se ne possano cogliere alcuni che, al di là delle facce, sono presenti nelle proposte e negli atti concreti del quotidiano operare di alcuni suoi dirigenti o militanti di base. Immagino anche la condizione psicologica nella quale si è venuto a trovare  uno come Stefano Fassina, che come viceministro dell’economia si è dovuto fare in quattro per mediare a sinistra ciò che non poteva essere mediato, specie in una fase di crisi come quella che viviamo. Fase che è anche di scontro politico esasperato se si pensa che ancora il parlamento continua a perdere tempo sulla questione delle unioni civili e dei loro diritti.Sarebbe stato normale che, in questa situazione, a sostenere Fassina nelle sue difficili attività di governo ci fosse stato il suo segretario politico, che essendosi data la carica di rottamatore, dopo avere sfasciato tutto quello che c’era da sfasciare, si fosse messa la testa sulle spalle, dando un indirizzo unitario al suo partito. Invece non è andata così, e quando tutto sembrava avere preso una strada nuova e propositiva, ecco la botta inaspettata: una sparata a bruciapelo a un compagno (o amico) di partito il cui unico torto è quello di avere aderito alla leadership bersaniana, in un’epoca in cui Bersani è stato di gran lunga doppiato in piena corsa, come si dice in linguaggio sportivo.

A una conferenza stampa un giornalista chiede a Renzi qualcosa sul rimpasto di governo e Renzi ripete la parola rimpasto lasciando il periodo sospeso. Al che il giornalista incalza pronunciando il nome di Fassina e Renzi, fingendo di non sentire dice: – Chi? Su questo breve dialogo, per altro confuso, in altri tempi e circostanze, nessuno si sarebbe soffermato. Ma l’aria che si respira dentro il Pd e all’interno del governo, non è delle migliori nonostante il fittizio ottimismo di Enrico Letta.

Fassina apprende la notizia che il suo segretario politico l’ha trattato praticamente come se non ci fosse, ignorandone persino il nome, quasi in contemporanea al fatto e senza pensarci due volte ha rappresentato le sue irrevocabili dimissioni al capo del governo. Penso che abbia fatto bene, perché non si possono conciliare il diavolo e l’acqua benedetta, e non si possono salvare capra e cavoli. Un primo risultato delle dimissioni di Fassina è che ciascuno si chiede a che punto sia ridotto il partito che Renzi ha scalato con le primarie pompate in suo favore da tutti i mass media e, soprattutto, dalla Rai. E’ facile coglierne il motivo nella vacua e comoda retorica astratta, tanto cara a molti italiani, amanti più delle forme che della sostanza. Ma qui c’è dell’altro che va al di là del fatto in sé. E cioè una vocazione, difficile a morire, che hanno molti capi di partiti e movimenti di interpretare in modo privato e padronale o esclusivo il partito che hanno scalato, facendone uno strumento a proprio servizio. E perciò nel Pd di Renzi vedo il rischio del prolungamento di alcune manifestazioni del berlusconismo o del grillismo che nulla hanno a che fare con quella realtà democratica che tutti vorremmo attuare, ma che al momento è difficile persino concepire. Insomma, con Renzi, siamo ancora più indietro del vecchio centralismo democratico dei tempi di Togliatti.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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6 risposte a Renzi, lo sfasciacarrozze

  1. Non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni riguardo il partito inteso come comitato elettorale e,quindi, si muove con questo obiettivo. In un’intervista ha iniziato ” Il mio PD…..non certamente peccando di ingenuità ma facendo capire le sue intenzioni. Si comporta come un” dominus ” e come tale dimostra di non avere rispetto per la minoranza e, quindi, lo sfasciacarrozze è un titolo che merita per il suo comportamento.

  2. aPhoenix90 ha detto:

    *** Renzi ha scalato con le primarie pompate in suo favore da tutti i mass media e, soprattutto, dalla Rai ***

    Credo che in verità il 68% degli italiani abbia voluto votare, se non per Renzi, almeno contro quel filone politico ancora aggrappato agli ideali moribondi del Sessantotto. La Sinistra non è sparita, ma è sparita finalmente una classe dirigente che ha trasformato la grande Sinistra riformista in una corrente tradizionalista e ultra-conservatrice. Priva quindi di ogni spinta propulsiva che un tempo ne fu l’humus vitae.
    Ho sempre trovato, invece, poco attraenti le teorie complottistiche.

    Colgo l’occasione per complimentarmi per gli scritti, i quali seguo da tempo.

    Saluti,
    Andrea.

  3. Simone Tulumello ha detto:

    L’ha ribloggato su Simone Tulumelloe ha commentato:
    Giuseppe Casarrubea, come sempre, va oltre la polemica sul gesto per cogliere il nodo politico. Fassina è stato il solo a porre esplicitamente il tema del rapporto tra il suo partito, il suo segretario e il governo di cui fa parte.
    Renzi vuole baloccarsi nel ruolo di chi né sostiene, né butta a mare il governo e, ovviamente, non ha cosa rispondere, se non ironia, a chi lo prova a stanare.
    È tempo di crescere, ‘giovane’ segretario

  4. Francesco Mollame ha detto:

    Non riusciamo ad evolverci. “Si è quel che si è” ebbe a dire un illustre nostro conterraneo. Alcuni secoli fa, all’interno della stessa Firenze, superando il tradizionale significato di lotta politica tra papato e impero, coesistevano in lotta le fazioni guelfa e ghibellina. Poi i guelfi si suddivisero in bianchi (famiglia fiorentina dei Cerchi) e neri (famiglia fiorentina dei Donati). Ci sarà anche oggi l’esilio per il Dante di turno?

  5. Le continue diatribe interne del PD ( diatribe, che non portano mai ad un ESITO RISOLUTIVO) non mi meravigliano, perchè il PD è la reincarnazione della passata DC : la sua base elettorale ( costituita da gente comune, e da gente, che ha il potere economico : basti citare DE BENEDETTI, che è uno dei tanti )-, la base elettorale del PD è la stessa base elettorale della passata DC ( si tratta di una base elettorale, che poggia e si nutre della infami pratiche clientelari ). Le esigenze di rinnovamento della società già da parecchi decenni non hanno più un partito politico, che se ne faccia interprete e portavoce.

  6. Osvaldo D. Pittman ha detto:

    Riporto l’articolo di Fassina – che non scrive cazzate – scritto oggi per il Foglio. Avrei da dire qualcosa sulla ‘golden rule’ ma, al momento, tralascio. Mi limito a dire – con massima banalità – che il totale a casa mia fa sempre 100. Ergo: se una parte delle spese non le considero uscite di cassa (ma diminuiscono comunque le mie entrate di 100) è fondamentale che queste spese mi rientrino da altra parte. Vale a dire: se spendo per investire e gli investimenti funzionano, la spesa si riduce o annulla dalle entrate, contrariamente: sono in deficit.

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