La calunnia, la diffamazione e Melchiorre Gerbino

La seguente denuncia è integrata da altre querele  in quanto questo ignoto signore, che pare abiti tra la Malesia e l’Indonesia, ma che è originario di Calatafimi, in Sicilia (inizialmente sembrava di Castellammare del Golfo), ha fatto seguire alle sue volgarità diffamatorie ripetute gravissime offese alla memoria del padre di chi scrive che costituiscono la tesi allucinata di Giuseppe Sciortino, nipote del bandito Giuliano e figlio della sorella del capobanda, Marianna. Il sottoscritto si riserva tutte le azioni volte a sdradicare tutte le forme di abuso del web per creare discredito, calunnie e aggressioni a danno di qualsiasi cittadino, a cominciare dalla reperibilità degli autori dei reati nascosti dietro il paravento dell’anonimato dei siti internet.

N.B.: Alla seguente denuncia per diffamazione, calunnia e minaccia sono seguite, nell’ultimo mese, altre due integrazioni di querela di chi scrive, oltre alle denuncie di Claudia Cernigoi e quelle già in corso nel processo intentato contro il suddetto Gerbino da parte del giornalista Gianni De Martino ( nota aggiunta il 1 luglio 2014).

AL COMMISSARIO DI PUBBLICA SICUREZZA DI
PARTINICO

Partinico, 14 maggio 2014
OGGETTO: Denuncia per minaccia, diffamazione e calunnia contro tale Melchiorre Gerbino

Con la presente il sottoscritto prof. Giuseppe Casarrubea, nato a Partinico il 04.03.1946 ed ivi domiciliato in via Catania, n. 3, a tutela della propria sicurezza, del proprio nome, della personale reputazione e del proprio onore,
presenta formale denuncia contro tale Melchiorre Gerbino, sedicente di Castellammare del Golfo, ma non meglio identificato, per i motivi che il sottoscritto va di seguito ad esporre.
Il 3 aprile 2014 il sottoscritto pubblicava, nel proprio sito web http://www.casarrubea.wordpress.com l’articolo della storica triestina Claudia Cernigoi intitolato: Movimenti rosso-bruni in Italia, che si allega alla presente denuncia alla voce allegato 1. In questo articolo la studiosa, esperta nello studio del neofascismo nel Nord-est italiano, esamina con dovizia di informazioni e di scrupolose valutazioni, alcuni movimenti presenti nel nostro Paese, menzionando, tra gli altri, la figura di Melchiorre Gerbino, del quale si limitava a citare virgolettati i passaggi di alcuni suoi interventi, o la sintesi di alcune sue valutazioni.
In capo ad alcune settimane dalla pubblicazione di detto articolo nel blog del sottoscritto, il Gerbino faceva pervenire il seguente link all’indirizzo del mio blog: http://www.melchiorre-mel-gerbino.com/MondoBeat_Story/3_Spies.jpg (allegato 2) nel quale, oltre alle offese personali contro l’autrice dell’articolo Claudia Cernigoi, e il giornalista Gianni De Martino, si attaccava il sottoscritto con diverse e forsennate farneticazioni, e veniva definito “portaborse dei servizi segreti e della mafia”, descritto come “repellente” e persona verso la quale egli, il Gerbino, “provava ribrezzo genetico” Infine lo si “allertava a tenere la bocca chiusa perché non finisca con una pietra in bocca”. Fatto che appare allo scrivente una vera e propria minaccia di morte.
Alle richieste di eliminare dal suo sito le minacce e le parole offensive nei riguardi dello scrivente, il detto Gerbino rispondeva comunicando che non avrebbe fatto sconti, che mandava un migliaio di e-mail all’indirizzo di presunti suoi amici dell’ università:
“Senza sconti. E ora qualche migliaio di e mail a quelli delle Universita’ della mia mailing list”.
allegando il seguente link:

http://www.melchiorre-mel-gerbino.com/Pagine/Dai_provos_a_Trapani_passando_per_Piazza_Fontana.htm
a suo giudizio riferito alla storica Cernigoi e al sottoscritto, quali rappresentanti della
“pochezza dei servizi segreti italiani” .

Infine, il suddetto Gerbino, non si sa per quale ragione, collegava chi scrive alle attività di Leoluca Orlando definendone il comportamento con i termini “necrofilia e fantastoria”, nel caso del sindaco di Palermo per avere fatto aprire, a suo giudizio, la tomba di Federico II di Svevia, giacente nella cattedrale di Palermo, e nel caso di chi scrive per avere richiesto l’apertura della tomba del bandito Salvatore Giuliano (allegato 3):

http://www.melchiorre-mel-gerbino.com/Pagine/Orlando_Cascio_e_Casarrubea.htm
Infine, non contento di avere definito lo scrivente un “porta-pizzini”, con evidente diffamatoria allusione alla mafia, pubblicava sul suo sito una pagina dal titolo “Chi è Giuseppe Casarrubea?” (allegato 4) nella quale si riferivano notizie diffamatorie contro il padre del sottoscritto, noto sindacalista assassinato dalla banda Giuliano durante l’agguato terroristico contro le Camere del Lavoro della provincia di Palermo, avvenuto il 22 giugno 1947, poco dopo la strage di Portella della Ginestra. Scrive testualmente Gerbino: “…la vox populi dice che suo padre fu ucciso non dai combattenti dell’Evis, ma da un altro sindacalista, dentro i locali della loro organizzazione. Il movente dell’omicidio? Oscuro. Si presume che il padre di Giuseppe Casarrubea sia stato un infiltrato tra i bolscevichi, scoperto e giustiziato”. E infine conclude: “Personalmente non aspetto la riesumazione del corpo del padre di Giuseppe Casarrubea per convincermi di come sia morto di un colpo di pistola. Ne sono già convinto…” (allegato 4).
Di questo attentato che costò la vita al padre di chi scrive e a Vincenzo Lo Iacono, che è acclarato furono uccisi da proiettili di mitra e da bombe del tipo SCRM, usate in periodo bellico, oltre al ferimento di una decina di altri iscritti a quel sindacato, che allora funzionava anche come sede del Partito comunista italiano, si occuparono i giudici di Viterbo e quelli della Seconda Corte di Appello di Roma che ne attribuirono la responsabilità alla banda Giuliano. Si aggiunge inoltre che per questo stesso fatto lo scrivente ha querelato – e si sta celebrando un processo per diffamazione a Palermo – il nipote del bandito Salvatore Giuliano, Giuseppe Sciortino da Montelepre, al quale si deve attribuire la divulgazione, mediante una locale emittente televisiva, della falsa notizia che in quel 1947 “i comunisti si spararono tra di loro”.
Quanto sopra si espone perché sia ripristinata la verità dei fatti e sia colpito chi si è reso responsabile di gravi offese personali.
E’ fatta salva ogni altra ipotesi di reato insita negli scritti del GERBINO e che non riguardano direttamente chi scrive, ma altre persone ( ad esempio l’affermazione che sarebbe stato il commissario Luigi Calabresi ad uccidere Pinelli “con un colpo di karate”, nell’articolo reperibile a questo link:
http://www.melchiorre-mel-gerbino.com/MondoBeat/MB04_Conferenza_europea_della_gioventu_anarchica.htm ).
Mi riservo la costituzione di parte civile.
Chiedo di essere avvisato dell’eventuale richiesta di archiviazione, ai sensi dell’Art. 408, c. 2 c.p.p e art. 406, c. 3 c.p.p.
Partinico, 16 maggio 2014 Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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6 risposte a La calunnia, la diffamazione e Melchiorre Gerbino

  1. Sebastiano ha detto:

    Condivido.

  2. E’ veramente aberrante che su fatti, giudiziariamente e storicamente ACCERTATI, si diffondano affermazioni totalmente fantasiose.

  3. Ornella ha detto:

    Il problema della persona che scrive contro di voi? l’INVIDIA. E contro l’invidia non ci sono rimedi.

  4. Giuseppe Carusotto ha detto:

    La nostra piena solidarieta’. La storia non si cambia, ti siamo vicini nella giusta battaglia. Sto leggendo parecchio materiale su quel periodo storico per avere un quadro complessivo sulla nostra storia. Buon lavoro.

    • casarrubea ha detto:

      Grazie, la solidarietà è una forza che aiuta molto a superare ogni battaglia. E quella che io sto combattendo è quella che molti, troppo, praticano nascondendosi dietro un masso. Ma saranno svergognati davanti a un giudice.

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