Puttanissimi mascalzoni

Rosario Crocetta

Rosario Crocetta

Bompiani, che è poi anche la mia Casa Editrice con la quale ho pubblicato diversi libri, manderà alle stampe nei prossimi giorni un libro di Pierangelo Buttafuoco dal titolo provocatorio:
“Buttanissima Sicilia. Dall’autonomia a Crocetta, tutta una rovina”. Non conosco questo nuovo lavoro di Buttafuoco, ma penso, per quello che ho potuto leggere per le vie più traverse, che l’opera di un bravo scrittore, qual è certamente il nostro corregionale, contenga molti punti in comune con quello che in molti pensiamo. E cioè che i siciliani abbiano sprecato l’Autonomia che  si sono guadagnati grazie ai partiti del Comitato di Liberazione Nazionale costruito sulle ceneri del fascismo, e che il governo Crocetta, nonostante le millantate rotture con i suoi predecessori, rappresenti, a suo modo, una certa continuità, e non tanto per le collusioni con la mafia, che certamente non ci sono, ma per quel modo di essere e di fare nel governo della cosa pubblica che rende tutti più o meno uguali, attaccati ai loro carrozzoni clientelari, ai giochi di palazzo e di partito. Con la conseguenza che i siciliani, per ataviche memorie legate alla storia delle loro irrinunciabili sudditanze, seguiranno sempre i nuovi padri/padroni, senza batter ciglio.

Ricordo che da ragazzo assistevo ai comizi di un certo onorevole che in piazza Garibaldi a Partinico apriva il suo discorso con le parole: “Cornuti partinicesi” e gli uditori dal basso scoppiavano in un applauso di consenso perché, pensavano che il termine “cornuto” fosse diretto alla persona che avevano accanto, e non anche a loro. Applaudivano e accettavano la nuova qualifica, perché il loro modo migliore di essere sottomessi era quello di fruire del disonore con gioia.

Qualificare uomini e cose non è stato mai il mio punto forte. E come non condivido la sicumera retorica e vuota, oppure offensiva, dei vecchi politici locali abituati a trattare le persone con i piedi, devo dire che allo stesso modo non condivido che la Sicilia sia definita “Buttanissima”, anche se si è fatta dominare sempre da tutti, fascisti e tedeschi compresi. Oppure dai Sabaudi o, ancora, dai nuovi colonizzatori della parola, da Berlusconi alle nuove consorterie della carta stampata e delle comunicazioni, che tolgono e danno la parola a seconda delle loro simpatie e convenienze. Ai miei tempi c’era il L’Ora a fare l’opposizione, un po’ l’Unità, quando aveva senso dire che era l’organo fondato da Antonio Gramsci. Oggi non c’è più neanche questo e siamo in balia del potere del nulla che parla su se stesso. Stesse chiacchere, stessi volti, stessi circuiti e gallerie di buio.

La Sicilia non è puttana, e so che Buttafuoco la pensa allo stesso modo, ma una vittima disgraziata da diversi millenni, terra di tutti e di nessuno, che non si è mai venduta per necessità, ma si è piegata sotto il peso dei cialtroni che l’hanno ridotta senza identità, quando è stata lei a insegnare a tutti, con il suo silenzio, con la sua tragedia della sopportazione eterna, come una madre gravida, a indicarci il senso della creazione e del futuro. Contro la violenza, i ladri e gli assassini di sempre.

Un esempio della continuità di Crocetta con Cuffaro e Lombardo è nella gestione delle acque, delle dighe e dei Consorzi di bonifica, fatti, a quanto pare, su misura delle esigenze di questo o quel partito politico. Ma anche loro sono vittime di un sistema. L’esempio più vicino è quello del Consorzio di Bonifica Palermo 2, frutto di cinquant’anni di lotte popolari dei produttori della Sicilia occidentale, e oggi ridotto all’abbandono, senza personale qualificato, senza soldi per la manutenzione, senza un piano per la rinascita dell’agricoltura del partinicese che sta morendo giorno dopo giorno, senza che nessuno dica una sillaba: dalla destra alla sinistra e ai sindacati.

Ci sono in giro e in certi posti di comando buttanissimi mascalzoni direi io, senza riferimento ad alcuno, che non vogliono lo sviluppo dei siciliani, ma mantenerli servi come sempre. Non me la prendo con la Sicilia che è astratta ed anonima, ma con i responsabili che hanno l’obbligo di fare e non fanno: indire le elezioni del Consorzio, dotarlo di mezzi idonei alle manutenzioni e all’innovazione, sviluppare il solidarismo tra gli associati che c’era ai tempi di Danilo Dolci, ecc. ecc.
O qualcuno vuole preparare una nuova guerra di mafia per mettere le grinfie sull’acqua?
Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI, Attualità e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Puttanissimi mascalzoni

  1. Ha ragione Casarrubea. Responsabile dei mali della Sicilia non è TUTTA la gente della nostra Isola : responsabili sono alcuni figuri, facilmente individuabili.

  2. Mariarita Cazzola ha detto:

    mi auguro che la Sicilia esca da questa spirale e grazie, anche, alle persone come Lei ….

  3. Carissimo Casarrubea, oggi 17 luglio 2014, ho finito di leggere il tuo recente libro su Danilo Dolci ( G. CASARRUBEA, Piantare uomini, Castelvecchi Editore, Roma 2014 ), e desidero comunicarti alcune mie considerazioni. Il libro rivela la tua multiforme ed elevata cultura, la tua severa metodologia storiografica, e la tua appassionata militanza etica e politica. Io ritengo di non avere le capacità necessarie per recensire il tuo libro : tuttavia intendo sottolineare il pregio, che trovo in diverse pagine di esso. Ammiro le pagine, in cui tu demolisci e demitizzi due “gloriosi tromboni” del nostro Paese, due “falsi profeti”, quali furono INDRO MONTANELLI e LEONARDO SCIASCIA ( pagg. 133-135,e pagg. 141-142 ).
    Un alto valore informativo attribuisco alla tua analisi sui rapporti e sui collegamenti tra gli USA e il Papa Pio XII, per opporsi, con efficacia e senza risparmio di colpi. alla diffusione del Comunismo nei vari Paesi del mondo ( pagg. 139-141 ).
    Anche gli ALLEGATI, che tu pubblichi nella seconda parte del libro, offrono al lettore un messaggio dirompente e suggestivo.
    Durante la seduta del 13 novembre 1963, tenuta dalla Commissione parlamentare “antimafia” sotto la presidenza del senatore democristiano DONATO PAFUNDI, Dolci parla delle tristi condizioni. presenti nei feudi Tudia e Turrumè, e cita l’avv. SORGI. Uno dei componenti della Commissione,l’on. ANGELO NICOSIA, chiede a Dolci di indicare dove si trovino questi due feudi, e chi sia, precisamente, l’avv. Sorgi, da lui citato. Il Presidente interviene, dicendo : “Le contestazioni le faremo dopo “.L’uso del termine “CONTESTAZIONI”, per indicare le domande, formulate da un componente della Commissione, non solo è improprio,, ma anche rivela la presenza di un generico PRECONCETTO, per nulla benevolo nei confronti del teste.Danilo, con le sue antenne, altamente sensibili, avverte ciò che sta dietro l’intervento del Presidente, ed esclama : ” NON SI TRATTA DI UNA CONTESTAZIONE, MA DI UNA DOMANDA” ( pag. 258 ). L’osservazione di Dolci ha la pregnanza della prosa tacitiana.
    Dal resoconto di questa seduta della Commissione “antimafia” traspare apertamente che quasi tutti i parlamentari, invece di apprezzare la collaborazione, offerta da Dolci con la sua testimonianza, cercano di mettere in imbarazzo il teste. La deposizione di Dolci è ascoltata con un fastidio malcelato : il che traspare, con la massima evidenza, dalle domande, che gli sono rivolte con la pretestuosa scusa di approfondire certi aspetti della questione. Ad un osservatore attento non sfugge la differenza che c’è tra le domande, che mirano ad accertare meglio la VERITA’ di un fatto, e le domande di chi, per i suoi PREGIUDIZI, cerca di scoprire contraddizioni, o malafede, nelle affermazioni di chi dà la testimonianza.
    Suggestive sono anche le pagine, in cui Dolci racconta che gli organi della Polizia, invece di dare addosso a chi pratica le illegalità, si accaniscono nei confronti di chi è contrario alle illegalità ( pagg. 257-258 ).
    Mi accorgo che Danilo è stato anche un buon profeta.Durante la seduta del 1963 ( pag.300) egli prevede e condanna la possibilità di una lotta contro la mafia, che sia semplicemente verbaiola, e, perciò, inefficace, quali sono, oggi, alcune manifestazioni (“mera recita”, “puro teatro”), che avvengono in città grandi e in piccoli Comuni del nostro Paese.
    E’ interessante, infine, un’altra affermazione di Dolci, sempre durante la deposizione , di cui sopra : l’affermazione che già nel 1963 è assente, in alcuni luoghi del nostro Paese, la distinzione tra i partiti di Destra e quelli di Sinistra. “Oggi -lo dico chiaramente- vi sono dei paesi, come Roccamena, entrando nei quali non si capisce se sono di Sinistra o di Destra, perchè sono quelli che sono, e, purtroppo, cambiando l’amministrazione rimangono quello che sono ” (pag. 308).
    La lettura di questo tuo libro, carissimo Casarrubea, mi ha fatto capire che io, finora, ho fatto assai poco, per rendere migliore la vita degli uomini. Comunque, “ad maiora semper ! ” : per me, per te, per gli altri. Un caro saluto da FRANCESCO PAOLO MAGNO.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...