Il Quirinale che non vogliamo

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Ce l’aveva detto, e in questo è stato coerente. Del resto novant’anni non sono un fatto indifferente nella vita di una persona e, tanto meno, lo sono nella vita di chi, con la sua azione, segna la storia e l’immagine di un popolo. Nel bene o nel male. Napolitano è stato certo, tra i mondi peggiori possibili, quello che di meglio ci poteva capitare. Antifascista convinto e sicuro democratico. Non è stato di sinistra durante la sua presidenza, e ha cercato di gestire il suo mandato facendo del suo meglio, ma anche non facendo di tutto per essere veramente al di sopra delle parti e delle cricche, in cui l’Italia si è sempre divisa.

Tra le cose peggiori che ha fatto c’è il non aver dimostrando di contribuire, al massimo delle sue conoscenze, a svelare i segreti rapporti tra Mafia e Stato, premettendo, dopo essere stato convocato dai giudici, di non potere aggiungere nulla a quanto già conosciuto su quei rapporti. Il che, per un ex ministro degli Interni, divenuto poi Presidente della Repubblica è un fatto poco comprensibile. O come quella volta in cui, venuto in Sicilia per consegnare la medaglia d’argento alla famiglia di Placido Rizzotto, dimenticò totalmente che le famiglie dei sindacalisti uccisi dalla mafia, sono diverse decine e che ad esse sarebbe stato doveroso, rivolgere non solo un ricordo, ma anche una promessa di futuro riconoscimento. Perciò rimane l’ombra del sospetto che in questo caso abbiano agito sul presidente, allora, le pressioni di parte e che anche nel caso in parola il presidente sia stato poco imparziale.
Napolitano, uno degli ultimi uomini di vecchio stampo, ha assicurato la barra dritta nella transizione della crisi economica e generale dell’Italia e dell’Europa, negli ultimi quasi nove anni, ma se ne va “a Dio spiacente e a li nimici sui”, col suo fardello di retorica, parvenze, e di grigiore umano. Speriamo che chi lo seguirà non sia peggiore.
Si fanno diversi nomi a tale proposito e già si intravede lo scenario di una lotta interna al partito di maggioranza. Per gli altri partiti i nomi furono fatti e bruciati a suo tempo: Emma Bonino, per non parlare di tutti gli altri. Fuori dal PD: Pier Ferdinando Casini, uomo di potere per eccellenza, o Giuliano Amato. O dentro il PD: Romano Prodi in prima fila, seguito da altri “vecchi” come Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini, Walter Veltroni o lo stesso Piero Fassino. Ci sono poi i nuovi parvenus come Roberta Pinotti, ministro della Difesa, che sembra la più papabile di tutti.
Non ne vedo uno, uno solo, che non sia di parte, ma che sia al contrario capace di schivare per dichiarata volontà le consorterie che sembrano caratterizzare sempre di più le scuderie, più o meno lontane di appartenenza. Esse hanno un tratto specifico. Ruotano su se stesse; ogni individuo richiama l’altro, ciascuno si dà una mano con chi gli sta più vicino, e pur di essere nel giro, con i soldi nostri, venderebbe pure il proprio padre. In televisione, negli uffici, nei centri di comando, nei servizi, nella pubblica amministrazione. E’ un nuovo sistema di potere (nuovo in quanto a capillarità della diffusione del suo modello), in cui ciascuno contribuisce a realizzare l’ordine satellitare che gli è stato assegnato. Basta vedere certe trasmissioni televisive, osservare le facce che vi si notano, o seguire certe rubriche, o costatare che attorno a tutto ruotano Case Editrici, testate di giornali, attori e ambienti, e quant’altro necessario a formare il potere planetario-satellitare che ne viene fuori.
Stando allora ai nomi finora emersi per la candidatura al Quirinale, nulla sembra presagire un cambiamento di rotta. Il timone sarà sempre quello del pilota automatico, incapace di farci navigare in acque tranquille.

GC

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a Il Quirinale che non vogliamo

  1. Come osserva Casarrubea, la rete dei POTENTI e SOPRAFFATTORI è sempre la stessa. Le stimmate della sua vera natura sono state impresse a Giorgio Napolitano, quando gli è stato affidato il Ministero dell’Interno. A questo Ministero la classe dominante colloca SEMPRE un suo uomo, che sia fedelissimo con i POTENTI e PREPOTENTI.Nell’esercizio del suo mandato di Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha confermato questa sua FEDELTA’.

  2. Pasquale Autiero ha detto:

    Napolitano credo sia stato il peggior Presidente che abbiamo avuto. Ma la politica ha ancora un asso nella manica per dare il colpo mortale al popolo e spero a se stessa: Amato.
    Personalmente penso il Presidente non per forza debba essere una figura che viene dalla Politica, ma bisogna tener conto della condzione europea e della forse decisionale degli altri Stati componenti, Il segnale migliore sarebbe nominare un uomo di specchiata onestà, perchè è quel che più ha bisogno il paese in questo momento.
    P.S.
    Ha dimenticato di citare un’altra cosa a mio avviso molto Grave commessa dal vecchietto, la “cacciata” di Nicola Gratteri dalla lista iniziale dei ministri del Governo Renzi.

  3. Maria-Laura ha detto:

    “Speriamo che il prossimo non sia peggiore”. Lo, Professore, che lei ha ragione, ma mi mette una gran tristezza lo stesso.

  4. troppoincazzato ha detto:

    Il prossimo sarà lo stesso . Nel senso che cambierà si la faccia da culo ma non il modo di fare. Pur se giovane o meno. Questa è la merda in cui viviamo.

  5. Franco ha detto:

    Chi va a Bruxelles da caporale in Italia fa il generale

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