Mattarella, i tribunali e la storia

Appello al neo eletto Presidente della Repubblica

Danilo-Dolci- in una rara foto

Danilo-Dolci- in una rara foto

I figli non devono mai pagare le colpe dei padri, specialmente quando le circostanze li portano a vivere periodi felici per la loro vita. E per quella degli altri. Ma nel caso del neoeletto presidente della Repubblica è la speranza a farla da padrona. Volente o nolente, al neoletto Sergio Mattarella conviene, a mio giudizio, iniziare con un gesto di generosità: riconoscere il lavoro faticoso e pericoloso condotto per ben cinquant’anni nella nostra Sicilia dal sociologo triestino Danilo Dolci che suo padre assieme all’on. Girolamo Messeri e a Calogero Volpe denunciò per diffamazione. E dico questo per due fatti semplicissimi. Il primo è che il Presidente farebbe bene a tenere distanti la figura del padre da quella di questi due altri uomini di partito che non illuminano, mi pare, la figura di Bernardo, visto che sono ampiamente richiamati nel libro-inchiesta di Dolci “Chi gioca solo”, edito nel 1967 da Einaudi. Il secondo è che non tutto quello che è nelle sentenze dei tribunali è espressione di verità. Spesso è il contrario, perché i tribunali sono espressione dei momenti della vita di un popolo, ma sono al di sotto del giudizio storico. Esattamente come oggi non potremmo ritenere che tutta verità dell’epoca successiva alla Rivoluzione francese sia quella uscita fuori dai tribunali di Napoleone Bonaparte. I tempi mutano e ciò che resta degli uomini è solo la loro grandezza d’animo. Anche se in Italia e nel mondo le cose non vanno in questa direzione e il potere è sempre forte con i deboli e debole con i forti.
A Danilo Dolci, che fu stimato e apprezzato dai più grandi intellettuali del Novecento in tutto il mondo, va riconosciuta la serietà e scrupolosità delle indagini scientifiche da lui condotte. Grazie ai suoi studi è stato costruito lo schema del sistema clientelare-mafioso che caratterizzò grande parte della vicenda politica del secolo scorso, ancora valido per definire, questa volta su scala nazione, molti fenomeni di criminalità o di vera e propria mafia di cui sono piene le cronache. Da parte di un siciliano diventato rappresentante di tutti gli italiani, sarebbe perciò significativo un atto di generosità personale che sanasse tutte le controversie personali avute con privati cittadini, sociologici o giornalisti che fossero, per ristabilire non la verità dei fatti che resterà per sempre consegnata alla storia, ma un nuovo clima di convivenza e di pacificazione. Dico questo perché ho conosciuto per quarant’anni Danilo Dolci e so che era un uomo tra i più grandi del Novecento. Amico personale del poeta Mario Luzi, di Ervin Laszlo, di Ernesto Treccani, di Lucio Lombardo Radice, di Paulo Freire, di Ferruccio Parri, di Giorgio La Pira e Aldo Capitini, nonché di numerosi altri intellettuali e religiosi che gli rimasero accanto per tutta la vita.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a Mattarella, i tribunali e la storia

  1. Non credo che un figlio, che, come il padre, è calato nella vita politica del nostro
    Paese (una politica, che ha una natura molto contorta. perchè in essa il BENE appoggia il MALE, e viceversa )-, non credo che SERGIO MATTARELLA possa approvare.oggi, i giudizi, formulati, tanti anni fa, da DANILO DOLCI : sarebbe per lui una scelta, che lo affossa. E’ difficile che un uomo faccia una scelta di questo tipo, più difficile ancora per chi, attraverso la consuetudine con la contorta politica del nostro Paese, ha acquisito, volente o nolente, un abito coriaceo.

  2. FrancoLucio ha detto:

    Nel mare flagellato della Politica Italiana ci chiediamo, sempre senza mai salire sprezzanti sul pulpito ma da semplici e liberi cittadini che, bando alla retorica, amano con gioia ed orgoglio il proprio paese, farà qualcosa questo nuovo vento di governo e di parlamento unitamente al recente illustre Eletto al soglio del Quirinale per quegli sperduti manipoli di lavoratori che, abbandonati a se stessi, protestano disperati sugli alti tralicci delle gru per mantenere il posto di lavoro?
    Per quei Padri e quelle Madri che vorrebbero, preoccupati non poco, assicurare una dignitosa esistenza a se stessi ed ai loro Bambini, e per i Giovani e i meno Giovani che non trovano lavoro?
    Almeno un barlume di condiscendenza per quelle verità, divenute oramai sconfinate e irraggiungibili come gli Dei di Omero, onde dar pace a coloro che, in silenzio decoroso, rivelano ancora nel volto un dolore mai sopito per una ferita nel cuore mai sanata per i loro cari caduti atrocemente nel sangue, apparentemente senza che se ne riesca a capirne l’effettiva ragione?
    FrancoLucio

  3. Pingback: "Mattarella onori il lavoro di Dolci

  4. andrea ha detto:

    Condivido e ribloggo

  5. domenico stimolo ha detto:

    Danilo Dolci fu un grande. Animatore di lotte, poeta, ricercatore ed intellettuale di pregio, integerrimo, amico diretto dei tanti ultimi che, poveri tra i poveri e sfruttati tra gli sfruttati, popolavano la Sicilia in quegli anni. Si sporcò le mani, nel senso materiale delle parole, tra gli affamati e gli straccioni, mentre in tant’altri ( ben pochi rispetti alla maggioranza della popolazione) si godevano i “ricchi pranzi” dei lauti “salotti”, più o meno “nobili”….mentre rimbombavano le pallottole delle lupare contro Chi guidava le lotte per il riscatto sociale.
    Un vero Padre della patria. Civile, libera, democratica ed antifascista.

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