Bernardo Mattarella: caro don Luigi

Foto segnaletica di don Luigi Sturzo scattata dall'Ovra, lo spionaggio fascista

Foto tessera di don Luigi Sturzo scattata dall’Ovra, lo spionaggio fascista

Cosa pensava il fondatore del Partito popolare, costretto all’esilio negli Usa dal regime fascista, dei rapporti tra mondo cattolico e il Vaticano? E qual era il suo pensiero politico sui compiti dei popolari nell’Italia sconvolta dalla catastrofe della guerra? Alcune sue considerazioni contenute nella lettera che pubblichiamo, potrebbero fornire qualche risposta. La lettera, scritta dall’esilio di Jacksonville, contiene come si può vedere l’organigramma del gruppo dirigente dei cattolici che formeranno la democrazia cristiana, il cui primo congresso regionale si tenne proprio nel 1944.

Lettera di Luigi Sturzo a Bernardo Mattarella

Jacksonville 30/03/1944
All’Avvocato Bernardo Mattarella
Via Segesta, 9 Palermo
Mio caro amico,
Ebbi la tua graditissima del 5 febbraio scorso con la copia del manifesto-programma che mi è veramente piaciuto per la sua sodezza, serietà e sobrietà.
Sono però preoccupato della tendenza che si sviluppa per i cattolici a favore della Monarchia, e ciò per le ripercussioni che se ne avranno per l’avvenire religioso del nostro paese. Io temo che l’Italia passerà altro mezzo secolo di anti-clericalismo per colpa di simile atteggiamento.
Si ripeterebbe in Italia l’errore che condusse la Francia, dopo la proclamazione della Terza Repubblica, alla persecuzione religiosa, proprio per la fissazione monarchica dell’episcopato e dei conservatori cattolici. Essi avevano, forse, la giustificazione di una monarchia millenaria, gloriosa e, più o meno, cristiana. Noi abbiamo solo ottant’anni di re mediocri (fin ieri l’ultimo implicato col Fascismo e riconciliato con la Chiesa solo quindici anni fa).
Mi è dispiaciuto che Aldisio (se è vero) abbia affermato che io “sia assertore dell’intangibilità della Monarchia Sabauda”. Nulla nei miei scritti, in più di 50 anni, nulla negli atti del Partito Popolare che sia stato un pensiero favorevole alla Monarchia Savoia o alle altre monarchie del mondo. Questo per il fatto personale.
Dal punto di vista generale, io pregherei voi di essere cauti e di riflettere:
1° che le masse di italiani vanno verso la Repubblica; 2° che la Russia diverrà la prima potenza europea del dopoguerra; essa farà cadere molto dal suo vecchio bagaglio antireligioso e comunista (nel suo stesso interesse). Correntemente, rafforzerà i suoi amici e combatterà i suoi avversari. 3° che la situazione religiosa dell’Italia sarà delicatissima. Il meno che ci vuole sarà quello di vincolare il trono con l’altare, come nella Restaurazione post-napoleonica.
Questo che scrivo, non per far prevalere le mie idee, ma perché si sappia quali esse sono le mie idee, ed evitare di impiegare il mio nome per una linea che non è mia.
Del resto, io sono vecchio (il 19 maggio prossimo compirò – a Dio piacendo – 50 anni di sacerdozio). Fin dal 1928 feci la previsione della seconda guerra e lavorai per evitarla, ma non fui ascoltato. Ora avverto tutti circa la supremazia russa e la caduta delle monarchie mediterranee ( cosa evidente del resto). Meglio non impegnarsi sopra un cavallo bolso: così col passato e così per l’avvenire.
Ecco il ritaglio di un giornale di New York che riporta la notizia di Aldisio

“L’indipendenza della Sicilia è un foglio antimonarchico, antibadogliano, come prova una sua nota polemica contro l’ex deputato popolare Aldisio che nel recente convegno democristiano di Caltanissetta si sarebbe detto interprete di Don Sturzo, siccome assertore dell’intangibilità della monarchia sabauda in Italia.
Aldisio bara, dice “l’indipendenza della Sicilia” perché invece proprio Don Sturzo, in articoli pubblicati all’estero, ha precisato il suo convincimento circa l’irrimediabile crollo del regime monarchico in Italia, e conclude invitando Aldisio a”rispondere e a negare”. Spero che sia uno sbaglio. Però non comprendo perché egli non mi abbia risposto, mentre tu e Rodinò mi avete scritto più volte.
Desidero essere informato sui capi dei Comitati Provinciali del Partito di Sicilia e se c’è un Centro Regionale. Ho visto con piacere che a Catania il Presidente è il professore Carmelo Casistia e gli ho scritto. Dimmi chi siano i principali organizzatori sindacali di Sicilia, con i relativi indirizzi per poter corrispondere con loro”.

Ho letto che si è fatta a Napoli un’intesa con gli altri sindacati operai. E’ lo stesso in Sicilia? Continua ancora la propaganda separatista? Con che effetto?
Spero che presto arrivino aiuti dei cattolici americani ai loro fratelli d’Italia.
Scrissi al parroco Morello e al figlio di Pecoraro. Ebbero le mie lettere? Mi hanno risposto? Tanti saluti e auguri affettuosi a tutti e a te specialmente.
Credimi aff.mo
Luigi Sturzo

P.S.: il mio nuovo indirizzo da metà aprile sarà: 2274-81 ST Street – Brooklyn , New York. Per adesso non fo ritorno in patria. Lo speravo ma le mie forze non sono tali da fare un viaggio così lungo e difficoltoso. Più in là vedremo.

Risposta di Bernardo Mattarella

Partito democratico cristiano
Comitato regionale per la Sicilia
Palermo 24 maggio 1944

Bernardo_Mattarella

Bernardo_Mattarella

Carissimo Don Luigi,
ho ricevuto in questi giorni la Sua graditissima del 30 marzo e mi affretto a risponderle.
La notizia che riguarda Aldisio è assolutamente infondata e quella espressione gli è stata attribuita dai separatisti in perfetta malafede, all’unico scopo di mettere in cattiva luce la democrazia cristiana presentandola come attaccata alla monarchia e di sminuirne di conseguenza il valore e la portata, dato che essa costituisce l’argine più saldo contro il separatismo.
Le allego copia della lettera di Totò con la quale la misera insinuazione, completamente campata in aria, venne smentita e sarebbe, penso, molto utile che lei faccia conoscere la cosa anche al fine di presentare per quel che sono i sistemi di propaganda dei vari Finocchiaro, il quale in un recente discorso a Catania, infierendo velenosamente e volgarmente contro di noi tutti ha anche accusato Aldisio di essere stato pure lui separatista.
Per la situazione generale tanto io che Totò siamo perfettamente di accordo con lei e qui in Sicilia siamo riusciti a dare al movimento il giusto tono, con scandalo solo di qualche oca capitolina, che però non ha nessun peso nel partito.
Come ebbi a scriverle nella mia del 5 febbraio, uguale sforzo abbiamo entrambi fatto a Bari presso gli amici delle varie regioni a fine gennaio e sono giorni fa ritornato alla carica a Napoli al Congresso del partito, dove ho trovato, con mia sorpresa il monarchico Petrone, ritornato recentemente da Londra.
Nel complesso l’elemento monarchico non credo sia in prevalenza del partito, ritengo anzi che esso sia una minoranza, essendo il grosso rappresentato dagli indifferenti. Sarà piuttosto necessario lavorare come io stesso sto facendo da mesi presso i Vescovi, che non sono monarchici per sentimento, ma per preoccupazione. I suoi scritti che ho mostrato hanno fatto già parecchio.
Comprendo il suo disappunto e allarme per la notizia diffusa sulle pretese dichiarazioni di Aldisio, ma era pensabile che doveva trattarsi quanto meno di uno sbaglio, come lei ha intuito e scritto.
I separatisti continuano. Parecchi, dopo il trapasso dei poteri alla sovranità italiana, hanno fatto macchina indietro, come Guarino Amella. Altri giocano all’equivoco. Alcuni ancora insistono. L’effetto sulle masse è piuttosto scarso. E’ comunque un movimento che occorre seguire e vigilare continuamente, anche per l’elemento poco buono da cui è circondato, la mafia riportata dai feudatari separatisti all’onore della ribalta politica.
Il movimento è puramente reazionario e ha fatto presa sui più retrivi proprietari, che sperano di sottrarsi col distacco ad una politica sociale ardita.
Sono assai dolente del rinvio della sua venuta e mi auguro che essa possa avvenire al più presto.
Il Congresso del partito delle regioni liberate che si doveva tenere qui nei giorni 10- 11- e 12 giugno si terrà invece a fine giugno, nella speranza che possano ad esso prendere parte gli amici di Roma.
In calce le trascrivo i nomi dei dirigenti dei comitati provinciali, che sono diretti e coordinati da un comitato regionale, del quale è stato presidente Aldisio e che intanto dirigo io come vice presidente, dopo la nomina di lui a Ministro.
Di Palermo e Trapani intanto me ne occupo pure io, con l’aiuto di vari amici, tra cui Pecoraio che ha ricevuto la sua lettera, il Dr. Pasquale Cortese, segretario del comitato regionale, via Notarbartolo 1, l’Ing. Filangeri, il Dr. Samonà, l’Avv. Giuseppe Traina, via Archimede e vari altri.
Con molti affettuosi saluti
Bernardo Mattarella
Messina: Dr. Rosario Millemaci via Sant’Agostino 35
Catania: Prof. Carmelo Carestia
Enna: Farm. Giuseppe Canteri
Agrigento: Avv. Salvatore Scifo
Ragusa: Avv. Salvatore Migliorisi
Caltanissetta: Avv. Giuseppe Alessi via Cavour
Siracusa: Prof. Giuseppe Agnello
Organizzatori sindacali:
Caltanissetta: Avv. Giuseppe Alessi via Cavour 13
Palermo: Dr. Pasquale Cortese via Notarbartolo 1
Palermo: Avv. Benedetto Giunta via Paolo Paternostro 8
Avv. Francesco Pergola presso sede partito
Siracusa: Avv. Arturo Scala
Ragusa: Ing. Vittorio Veninati
Catania: Rag. Tinnirello

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Bernardo Mattarella: caro don Luigi

  1. diarioelettorale ha detto:

    L’ha ribloggato su Diarioelettorale Webloge ha commentato:
    “I separatisti continuano. Parecchi, dopo il trapasso dei poteri alla sovranità italiana, hanno fatto macchina indietro, come Guarino Amella. Altri giocano all’equivoco. Alcuni ancora insistono. L’effetto sulle masse è piuttosto scarso. E’ comunque un movimento che occorre seguire e vigilare continuamente, anche per l’elemento poco buono da cui è circondato, la mafia riportata dai feudatari separatisti all’onore della ribalta politica.
    Il movimento è puramente reazionario e ha fatto presa sui più retrivi proprietari, che sperano di sottrarsi col distacco ad una politica sociale ardita.” Bernardo Mattarella – Palermo 24 maggio 1944

  2. E’ assai interessante l’indicazione della mafia come organizzazione negativa. All’inizio Bernardo Mattarella prende apertamente le distanze dalla mafia. Un identico comportamento ebbe, sempre all’inizio, Giuseppe Alessi. Occorrerebbe analizzare, minuziosamente, l’itinerario, che a poco a poco portò la DC ad un sostanziale collegamento con la mafia.

  3. FrancoLucio ha detto:

    – Quando Bernardo MATTARELLA s’incontrò col Console USA Mr. NESTOR –
    In estrema sintesi riportiamo quanto dicono gli STORICI: siamo sempre nel 1944 e all’ultimo atto della II Guerra Mondiale gli Alleati per eccellenza hanno qualche divergenza di natura politica: gli INGLESI propendono per un futuro Governo italiano Monarchico-Badogliano che favorisce l’idea separatista sostenuta dal M.I.S. in contrasto con le forze politiche nazionali tanto della Sinistra quanto del Partito Democratico Cristiano (D.C.) ora insieme in una comunione d’intenti. Invece gli AMERICANI per quello Repubblicano-Antifascista del Conte SFORZA.
    Toccherà a Bernardo MATTARELLA, un energico avvocato civilista che nel suo paese natio di Castellamare del Golfo (TP) nel 1924 aveva fondato una sezione del Partito Popolare di Don STURZO, ad avere l’incarico di rappresentare nell’isola la Commissione Centrale Provvisoria del Partito della DC quale deciso avversario del Movimento Indipendentista Siciliano, specie quando svelerà il telegramma di congratulazioni inviato da Finocchiaro Aprile a Mussolini dopo l’avvenuta conquista dell’Albania. In questa veste quindi Bernardo MATTARELLA incontrerà all’albergo Excelsior di Palermo il Console generale degli USA Mr. NESTOR, e con il preciso compito di bloccare la minaccia del Movimento Separatista prospetterà al rappresentante del Governo Americano che la separazione della Sicilia dal resto dell’Italia andrebbe a vantaggio del prestigio delle mire inglesi rispetto a quelle americane.
    Per un completo riporto storico bisogna anche dire che in precedenza, proprio nello stesso periodo, credo nello stesso Albergo palermitano e per le stesse speculari ragioni c’era stato l’incontro fra il Prof. Giuseppe MONTALBANO, rappresentante del P.C. I. nel C.L.N., con il Capo di una Delegazione sovietica in Italia Andrea Iannarievic VISCINSKI, che per l’appunto in quella udienza avrebbe promesso ed assicurato il suo impegno a sostenere il passaggio dell’Amministrazione civile della Sicilia dall’Amgot al Governo italiano.
    FrancoLucio

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