Gli interessi britannici sulla Libia. Parte II

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DAL CONSOLATO BRITANNICO DI BENGASI (LIBIA) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), 25 MAGGIO 1959, SEGRETO, PREM 11/2743.

L’indipendenza finanziaria della Libia […] potrebbe generare pressioni sempre più forti, al fine di cancellare o di ridurre in maniera considerevole la nostra presenza militare nel paese. Al momento, la maggioranza dei libici non legati al governo accettano la nostra presenza qui unicamente per motivi mercenari.

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DAL FOREIGN OFFICE (LONDRA) ALL’AMBASCIATA BRITANNICA DI TUNISI, 2 GIUGNO 1959, SEGRETO, PREM 11/2743.

Di recente, è risultato chiaro che in Libia c’è il petrolio in quantità commerciali. La notizia è ancora segreta, anche se presto il governo libico ne verrà a conoscenza. La scoperta del petrolio accresce di molto l’importanza politica della Libia, sia in rapporto all’Occidente che all’Egitto di Nasser. E’ nostro urgente desiderio prendere in considerazione con gli americani il tipo di misure che potrebbero essere assunte al fine di accrescere l’influenza occidentale negli ambienti libici. […].

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“LA SCOPERTA DEL PETROLIO IN LIBIA”, NOTA DEL FOREIGN OFFICE, 3 GIUGNO 1959, SEGRETO, FO 371/138785.

[…] Un dirigente della Shell ha di recente comunicato al Foreign Office, in forma confidenziale, che vi sono buoni motivi per sperare che la Libia possa produrre in futuro dalle 10 alle 20 tonnellate di petrolio all’anno. […].

L’importanza strategica della scoperta del petrolio a Ovest di Suez non ha bisogno di essere enfatizzata. Per il Regno Unito e per l’Egitto, aumenta enormemente l’importanza politica della Libia. Sebbene il futuro del regime libico, alla morte di re Idris, sia molto incerto, e sebbene gli elementi repubblicani possano anche conquistare il potere, la scoperta del petrolio indurrà molti libici a non appoggiarsi troppo a Nasser. Essi potrebbero infatti optare per tenere per sé il benessere che ne deriverebbe al paese (popolato da un milione di persone) piuttosto che condividerlo con 30 milioni di egiziani.

Per contro, i benefici economici derivati dal petrolio potrebbero ridurre o eliminare del tutto l’attuale dipendenza economica della Libia dall’estero. La cosa potrebbe anche generare pressioni sugli americani e su di noi, affinché si arrivi alla rimozione delle basi militari inglesi e americane nel paese. […].

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DALL’AMBASCIATA STATUNITENSE (TRIPOLI) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), 6 GIUGNO 1959, CONFIDENZIALE, FO 371/138786.

Tra le maggiori ripercussioni nell’area che potrebbero risultare dalla scoperta di importanti risorse petrolifere in Libia, le seguenti sono probabilmente le più ovvie.

L’interesse economico e politico verso la Libia si accrescerà enormemente, soprattutto da parte dell’Egitto, delle potenze occidentali e del blocco sovietico. Di conseguenza, aumenteranno le pressioni esterne verso la Libia. […].

L’esistenza di petrolio in Libia (non vincolato dagli oleodotti controllati dall’Egitto) a ovest del canale di Suez, presenta indubbi vantaggi politici, economici e strategici per l’Occidente. […].

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DALL’AMBASCIATA BRITANNICA DI BENGASI (LIBIA) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), 15 GIUGNO 1959, FO 371/138785

Ecco il comunicato del governo libico, divulgato ieri (14 giugno):

“Tra l’11 e il 12 giugno, sono stati effettuati dei test estrattivi a Bir Zelten (concessione n. 6 della Esso). La produzione di petrolio è andata avanti per 12 ore, senza interruzione. Si calcola che in un giorno siano stati riempiti 17.500 barili. Fino ad oggi, è la scoperta di petrolio più importante mai avvenuta in Libia. […].”

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DALL’AMBASCIATA BRITANNICA A BENGASI (LIBIA) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), 25 NOVEMBRE 1959, RISERVATO, FO 371/138787.

Il 22 novembre scorso, la stampa locale ha annunciato che il 10 novembre è stata rilasciata una concessione petrolifera nell’area di Jaghbub (zona 2) ad un’impresa petrolifera italiana, la Cori (Compagnia per la ricerca del petrolio), descritta come una sussidiaria dell’Agip mineraria (gruppo Eni).

I libici sono chiaramente determinati a concedere le altre aree al massimo del prezzo. Sembra che la Cori si sia aggiudicata la suddetta concessione sotto il naso di altre sei imprese petrolifere (che ne avevano fatto richiesta in precedenza). Il governo libico le ha dichiarate “non idonee”.
La Cori ha offerto ai libici un’opzione del 30 per cento degli interessi per tutte le operazioni nell’area di Jaghbub, una somma che i libici incasseranno nell’eventualità che gli italiani non trovino il petrolio. […] Inoltre, la Cori ha accettato di pagare ai libici una percentuale del 17 per cento, al posto del 12,5 per cento previsto dalla legge libica sul petrolio (articolo 13). […] Stiamo cercando di saperne di più e saremmo lieti se anche l’ambasciata britannica a Tripoli si muovesse in tal senso. […].

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DALL’AMBASCIATA BRITANNICA (BENGASI) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), 26 NOVEMBRE 1959, CONFIDENZIALE, FO 371/138787.

[…] Ci risulta che Abdallah Abid è implicato nella faccenda [la concessione alla Cori dei diritti petroliferi dell’area di Jaghbub] e non vi è dubbio che anche Busairi Shalhi si sia mosso per convincere re Idris. L’estate scorsa, Abdallah ha compiuto un viaggio in Germania e in Italia. Stando alle voci che circolano, le imprese petrolifere gli hanno ampiamente unto le ruote. […].

Commento di un anonimo funzionario del Foreign office (9 dicembre 1959): “Le attività di Mattei potrebbero creare problemi agli accordi petroliferi più convenzionali. […] L’Eni si sta ora impegnando nello sfruttamento e nello sviluppo delle risorse petrolifere in vari paesi [del Maghreb e del Medio Oriente].”

Il 17 dicembre 1959, un altro funzionario scrive: “Le operazioni di Mattei in Libia sono da valutare con attenzione. Secondo alcuni rapporti, gli Stati Uniti d’America avrebbero interesse a finanziare l’Eni nelle transazioni in Libia. L’obiettivo statunitense consiste nel garantirsi una percentuale dei guadagni e, al contempo, nel dirottare gli interessi di Mattei verso l’Europa meridionale, a scapito della ‘French Saharan Oil’. [ossia la Creps, Compagnie de Recherches et d’Exploitation de Pétrole au Sahara].”

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DALL’AMBASCIATA BRITANNICA IN LIBIA (TRIPOLI) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), 5 DICEMBRE 1959, CONFIDENZIALE, FO 371/138787.

[…] Il presidente della Commissione petrolifera libica, dott. Anis Qasim, ci ha detto che le necessità libiche in merito al mercato del petrolio hanno fortemente influenzato le loro scelte [di siglare un accordo con la Cori/Eni/Agip, il 19 novembre 1959]. Vari paesi del Medio Oriente si erano già aggiudicati la parte del leone all’interno della Cee. Il mercato francese sembrava essere sul punto di diventare il monopolio esclusivo della French Saharan Oil [Compagnie de Recherches et d’Exploitation de Pétrole au Sahara, Creps]. I libici temevano che il governo francese potesse persuadere gli altri paesi del mercato comune europeo a riservare un trattamento di favore alla Saharan Oil. Per questi motivi, i libici hanno ritenuto importante concludere un accordo con una sussidiaria [la Cori] di un’impresa [l’Eni] ampiamente controllata dal governo italiano. Ciò, infatti, avrebbe assicurato al greggio libico un trattamento di favore in Italia. Vi sono alcune aree d’Italia in cui l’Eni ha il monopolio delle vendite petrolifere. Inoltre, il governo italiano, le Forze armate italiane e il contingente Nato in Italia si sono impegnati a utilizzare la produzione petrolifera del gruppo Eni. Il segretario commerciale dell’ambasciata italiana a Tripoli ci ha confermato che questi argomenti hanno giocato un ruolo rilevante durante le trattative [tra la Cori/Eni e i libici].

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DALL’AMBASCIATA BRITANNICA IN LIBIA (TRIPOLI) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), 10 DICEMBRE 1959, CONFIDENZIALE, FO 371/138787.

[…] Nel corso di una conversazione, il manager della Arab Bank di Tripoli ha detto a Cronly-Dillon (l’addetto commerciale della nostra ambasciata) che, a suo parere, la Cori è stata sostenuta da capitali americani. Le compagnie petrolifere americane erano ansiose di impedire che la francese Saharan Oil entrasse nel mercato comune europeo. Finanziando un’impresa italiana [la Cori], gli americani sperano di assicurarsi un punto di appoggio in Italia. La mossa potrebbe poi condurre alla commercializzazione da parte dell’Eni del petrolio scoperto dagli italiani [la Cori] e dalle imprese americane in Libia. […].

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“NOTA SULLA CORI” (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 8 APRILE 1960, CONFIDENZIALE, FO 371/138787.

[…] Il signor Mattei ha promesso ai libici di fornire un utile contrappeso (anche se modesto) alla posizione dominante delle imprese petrolifere americane in Libia. […] Secondo Child [un diplomatico inglese in missione in Libia], sono sempre più gli esponenti della classe media libica e dei settori imprenditoriali che considerano l’Italia una risorsa di “know how” tecnologico. Ciò accadrà nel momento in cui la Libia sarà in grado di pagare di tasca propria l’aiuto che ora le arriva dall’estero. Al momento, re Idris, con il suo rancore personale verso gli italiani, agisce da freno agli sviluppi sopra menzionati. Tuttavia, con l’avvento di una repubblica libica, è certo che i grossi interessi imprenditoriali libici opteranno per rivolgersi all’Italia (anche se nutrono una grande ammirazione per il presidente egiziano Nasser). In sintesi, saranno gli italiani a fornire il “know how” di cui la Libia avrà bisogno in futuro.

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CAB 21/5574

TOP SECRET, 29 LUGLIO 1963

“LIBIA”

[…] E’ nostro interesse che la Libia diventi un paese prospero e stabile, possibilmente legato in maniera permanente all’Occidente, o quantomeno non in rapporti stretti con il blocco dell’Est. E’ questo un interesse che condividiamo soprattutto con gli Usa e con la Francia. La Libia, infatti, ricopre un’importante posizione geografica tra la Repubblica araba unita [l’Egitto] e gli Stati del Maghreb. […] Il Joint Intelligence Committee (Jic) ritiene che l’attuale sistema di governo non sopravviverà alla morte di re Idris. […] Di qualsiasi natura sarà il regime che ne prenderà il posto, possiamo solo aspettarci che sia meno favorevole alla Gran Bretagna. […] Molto dipenderà dallo sviluppo delle risorse petrolifere della Libia. Ossia: più ricca diventerà, più facile le risulterà affrancarsi dai legami con la Gran Bretagna.

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CAB 21/5574

TOP SECRET, 21 OTTOBRE 1963

“LE STRATEGIE BRITANNICHE VERSO LA LIBIA”

Per ottemperare ai nostri impegni nel campo della difesa a Est di Suez, è della massima importanza mantenere i diritti britannici di permanenza militare e di sorvolo sulla Libia, diritti che includono l’uso esclusivo dell’aeroporto di El Adem e delle basi situate nella zona di Idris. Le clausole del trattato anglo-libico del 25 luglio 1953, […] ci obbligano ad accorrere in aiuto della Libia in caso di aggressione esterna, provvedendo anche alla sua assistenza finanziaria. […] Per il momento, le pressioni nazionalistiche contrarie alla presenza britannica in Libia sono cessate. Tuttavia, sono destinate a riproporsi in futuro. La situazione potrebbe diventare seria dopo la morte di re Idris. […].

(documenti rintracciati e tradotti da Mario J. Cereghino)

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Gli interessi britannici sulla Libia. Parte II

  1. mariarita ha detto:

    molto interessante…

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